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Avvocato, ora anche consigliere comunale di opposizione a Montepulciano, con la lista civica "Daniele Chiezzi per Montepulciano". Che ancora, nonostante tutto, ci crede. E lo esprime come può, con i propri limitatissimi mezzi, cercando di dare voce anche agli altri, ad iniziare da questo blog. Il motto: non esiste attività umana in grado di affermare giustizia assoluta...ma almeno cerchiamo di migliorarla il più possibile!

lunedì 5 dicembre 2011

mercoledì 10 settembre 2008, 17.54.36 | danielechiezzi

ULTIM'ORA! Leggetevi al seguente indirizzo il comunicato ufficiale UCPI di oggi 10 settembre....avevo o no ragione a dubitare del "soffice" comunicato del CNF seguito all'incontro del 5 settembre?
ovviamente...non finisce qui....

Dunque venerdì scorso il punto al CNF.
C'ero e provo a fare una mia sintesi commentata, ma non senza alcune precisazioni preventive.
In primo luogo tutti condividono l'esigenza di riforma, tutti prevedono la necessità di prestare particolare attenzione all'accesso, tutti riconoscono l'opportunità di prevedere le specializzazioni forensi (e nessuno vuole riserve di attività: questo tanto per smentire l'Unione distrettuale della Puglia che nel suo ultimo documento lancia strali contro gli albi di specialità di cui nessuno ormai parla da anni!). Tutti affermano che il procedimento disciplinare oggi non funziona adeguatamente ed è difficilissimo il controllo sugli iscritti. Tutti condividono l'esigenza di una formazione permanente.
Aggiungo oggi io che il principio delle professioni liberali è e deve rimanere quello della assoluta libertà individuale nel decidere come svolgere la propria professione, ma ciò non significa non dovere prestare attenzione, per garantire un livello professionale adeguato, a quello che si dice di offrire: un conto è la libertà individuale, altro conto è offrire "fischi per fiaschi"; oggi siamo molto vicini a questa triste realtà, se troviamo avvocati (e basta navigare su internet per qualche minuto!) che si dicono in grado di fornire ottime prestazioni professionali in tutti i rami del diritto...
Allora: o siamo in grado di proporre una riforma credibile sul versante della tutela della clientela (il che significa anche offrire buona sponda per l'amministrazione corretta della giustizia!), oppure dobbiamo aspettarci che qualcun altro prenda in mano le redini della riforma e ce la imponga senza neppure stare a sentire le voci di un'avvocatura che si mostra (così facendo) poco credibile all'esterno (ed oggi partiamo da un livello di considerazione piuttosto basso...)
Ecco spiegato perchè a me personalmente non sta a cuore una riforma condivisa da tutta l'avvocatura (rectius: una riforma passata per condivisa!), bensì la credibilità di un'ipotesi realmente al passo dei tempi ed in linea con le prerogative (altissime!) imposte dalla Costituzione...
Il compromesso interno avrebbe senso se si volesse parlare (qualcuno forse lo fa!!!) di lotta sindacale, a salvaguardia di interessi (o privilegi?) della (o di parte della) classe forense (tanto per non sfuggire dal confronto: è quello che da più parti viene contestato all'attività politica dell'ANM!!!), ma se si hanno a cuore interessi generali non conta il compromesso, bensì la miglior riforma di cui necessita la Nazione!
Nel merito: il CNF propone (a fine luglio!) una bozza di riforma totalmente diversa (ed assai più indietro!) rispetto alla Pecorella. Primo errore perchè la Pecorella è già calendarizzata in Commissione Giustizia alla Camera fin dalla sessione del 31 luglio scorso...dunque si dovevano eventualmente proporre emendamenti a tale testo, per non rischiare di dover far ripartire tutto da zero.
Il CNF propone una bozza di riforma che rimette moltissime scelte concrete, di sostanza e non di dettaglio, a successivi regolamenti del CNF. Secondo errore perchè viene data l'impressione di chiedere delle norme in bianco da utilizzare mediante "consumazione domestica" ex post...
Il CNF sul versante dell'accesso si affida molto alle scuole ed a sostitutivi della pratica forense (assai pericolosa la pratica presso gli uffici giudiziari!!!), riducendo ai minimi termini l'esame. Terzo errore perchè palesemente distante dalla realtà di un sistema di istruzione universitario e post-universitario non in grado di formare ed in presenza di un elevatissimo numero di praticanti o laureandi che rischiano di intravedere in tale proposta una specie di apertura straordinaria all'accesso, con il rischio, poi, di trovarsi a naufragare un domani nella giungla del mercato assai poco accogliente e piena di incognite per chi non è adeguatamente formato e supportato economicamente.
Preoccupa molto che l'Unione del Triveneto (potrei dire un consesso su base volontaria tra i meglio organizzati di tutta l'avvocatura), che aveva elaborato (credo) il testo base della Pecorella, anzichè mettere in guardia sul pericolo della linea scelta dal CNF abbia deciso di scendere a compromessi limitandosi a suggerire alcuni emendamenti al testo del CNF, sia pure di un certo significato "ripristinatorio".
Altro compromesso, con un testo diverso, lo propone il COA di Firenze.
Ma nel corso della mattinata dello scorso 5 settembre è stato tutto un fiorire di testi scritti ed annunci orali con richieste di modifiche al testo del CNF, con la conclusiva richiesta, sostanzialmente generalizzata, di una commissione che possa rielaborare il tutto per giungere al testo finale da fornire al Ministro entro il 25 p.v. (termine indicato per una proposta unitaria). Figuriamoci cosa sarebbe successo se la riunione si fosse tenuta a fine settembre (la fase delle ferie estive ha certamente limitato disamina ed interlocuzione sul testo)
Il vice presidente UCPI Beniamino Migliucci è stato molto bravo nell'illustrare il senso della riforma Pecorella (testo elaborato dalle più importanti associazioni specialistiche), ma è molto forte la resistenza per scarsa valutazione effettiva dei suoi contenuti e mancanza di informazione sui diversi dibattiti che pure sono stati tenuti.
Così come forte è la resistenza al tentativo di modificare il procedimento disciplinare, per renderlo più funzionale, serio e credibile (ancora una volta siamo ad un triste parallelismo con l'azione disciplinare dei magistrati!).
Pur con tutto questo fermento resto convinto di una cosa: su oltre 200.000 avvocati iscritti agli Albi la stragrande maggioranza di essi non conosce alcuna delle diverse proposte e non è in grado di esprimersi al riguardo.
Figuriamoci se di qui al 25 settembre vi sarà occasione per assemblee degli iscritti agli ordini territoriali per discutere dei diversi profili della riforma (i più importanti sono: accesso, formazione permanente, specializzazione, procedimento disciplinare, anche se alcuni interventi si preoccupavano di altro).....
Certo, appare veramente contraddittorio che il CNF debba fornire un testo "condiviso" al Ministro al termine dell'estate ed un mese e mezzo prima del Congresso Nazionale Forense, vale a dire la sede più opportuna per approvare un testo "unitario".
E se il Congresso sconfessasse il CNF, cosa succederebbe?
Si può dunque concludere che qualsiasi sia il testo che fornirà alla fine il CNF, tutto si potrà dire meno che affermare la condivisione sul medesimo da parte di tutta l'avvocatura (probabilmente anche allora la maggioranza degli iscritti agli albi neppure ne conoscerà il testo!)
Alla fine rimango della mia idea: è un errore cercare un testo da spacciare come unitario poichè probabilmente destinato ad indebolire l'avvocatura tutta con una proposta compromissoria di basso profilo...
Forse era più opportuno lasciare a ciascuna componente la libertà di dire la sua (con ciò superandosi anche l'inerzia dei più, certamente silenti e probabilmente ignoranti nel senso letterale del termine!), rimettendo alla politica la responsabilità di scegliere, a tutela degli interessi superiori, individuando soltanto alcuni principi da offrire come base ineludibile di confronto (peculiarità ed eccezionalità della professione forense, sua autonomia ed indipendenza, ecc...).
E soprattutto continuo a credere che soltanto un percorso serio di accesso e formazione, indirizzato verso la specializzazione forense dall'inizio e sino alla rappresentanza in giudizio dinanzi alla giurisdizioni superiori (sia pure con la più ampia libertà del singolo di intraprendere una carriera professionale da "generalista"), con introduzione di un ben più credibile procedimento disciplinare, potrebbe restituire piena credibilità alla professione forense e contribuire al meglio, da questo versante, al buon funzionamento di tutta la giustizia ed alla piena salvaguardia dei diritti di tutti.

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