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Montepulciano, Siena, Italy
Avvocato, ora anche consigliere comunale di opposizione a Montepulciano, con la lista civica "Daniele Chiezzi per Montepulciano". Che ancora, nonostante tutto, ci crede. E lo esprime come può, con i propri limitatissimi mezzi, cercando di dare voce anche agli altri, ad iniziare da questo blog. Il motto: non esiste attività umana in grado di affermare giustizia assoluta...ma almeno cerchiamo di migliorarla il più possibile!
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giovedì 1 marzo 2012

Noi non ci stiamo (con l'OUA)!

Piena condivisione del comunicato UCPI.
L'UCPI non aderisce all'astensione proclamata dall'OUA.
Ecco il comunicato della Giunta di ieri. I penalisti lottano per difendere i diritti dei cittadini e non quelli di bottega.

"LA POSIZIONE DELL'UNIONE SULLE LEGGI CHE RIGUARDANO LA PROFESSIONE FORENSE
In questo momento così difficile e cruciale per il destino dell'Avvocato, l'Unione continua nella strada dell'interlocuzione politica senza la debolezza di cedere ad iniziative tanto facili quanto sterili e lontane dalla nostra tradizione di garanti dei diritti di difesa dei cittadini.

COMUNICATO

L’Unione delle Camere Penali ribadisce la propria solidarietà alle istituzioni forensi ed alle iniziative che si propongono di denunciare la liquidazione di fatto della specificità della funzione forense e la sua mercificazione. Gli emendamenti al decreto sulle liberalizzazioni e, soprattutto, l’odierna ripresa dell'esame del disegno di legge di riforma forense (unica via utile a modernizzare e qualificare effettivamente la figura dell’avvocato) costituiscono il segno di una possibile inversione di tendenza rispetto agli ultimi, improbabili, interventi sullo statuto del difensore. Ciò si afferma pur nella consapevolezza che l’apertura al socio di capitale, sebbene non più maggioritario, continui a rappresentare un grave vulnus all’indipendenza del difensore, e che il tirocinio svolto nelle aule universitarie e non nei Tribunali costituisca nulla più di una finzione scenica. Tuttavia, anche su questi temi, bisogna mettere alla prova dei fatti la disponibilità al confronto da ultimo dichiarata da parte delle forze parlamentari; disponibilità che deve indurre l'avvocatura, nel solco della propria storia, a coltivare il confronto, duro e aperto, con la politica, proseguendo l’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica circa i rischi concreti che talune innovazioni comportano per la tutela effettiva dei diritti dei cittadini. Ciò impone però di evitare atteggiamenti e pratiche parasindacali, ovvero folcloristiche pretese di abdicazione all'onere volontariamente assunto di assistere, secondo un qualificante precetto costituzionale, i cittadini privi di un difensore di fiducia o, ancor peggio, quelli meno abbienti. Su questa deriva l’Unione delle Camere Penali, in ossequio ai principi che ne guidano da sempre l’attività associativa, non è disponibile ad alcuna concessione: noi continueremo a difenderli, gli ultimi, e con loro difenderemo il nostro ruolo. Soprattutto l’impegno, in questo momento, non può passare attraverso il logoramento dello strumento dell’astensione dalle udienze, che finirebbe per consolidare una posizione corporativa fine a se stessa e poco comprensibile all’esterno. Ciò, ovviamente, non significa affatto abbassare la guardia: ove i futuri sviluppi politici confermassero forme di limitazione dell’autonomia del difensore ovvero una sua dequalificazione, l'Unione della Camere Penali non esiterà a denunciare pubblicamente la prevalenza di chi vuole liquidare un ruolo, quello dell’avvocato, fondamentale per la vita democratica ed a ricorrere a forme mirate ed incisive di protesta.
Sia chiaro a tutti che i beneficiari della battaglia per il rinnovamento della professione forense, ancor più che gli avvocati, devono essere i diritti dei cittadini, che solo difensori indipendenti, di provato rigore deontologico e specializzati possono garantire effettivamente. L’Unione lavora per questo e contro qualsiasi istanza corporativa.
La Giunta dell'Unione delle Camere Penali Italiane"

mercoledì 22 febbraio 2012

MA CHI TI DIFENDE?: lettera aperta all’opinione pubblica

A Te cittadino, soggetto della giustizia.

Vai dal dermatologo se hai la pressione alta? O dal cardiologo se hai un arrossamento sul dorso di una mano?

I diritti hanno importanza paragonabile alla salute. Perdere casa, l’onore o la libertà è forse meno grave che star male fisicamente?

E’ il Tuo diritto di difesa ad essere messo in discussione. Oggi le procedure sono sempre più complesse ed il rischio è tornare alla giustizia per i soli ricchi e potenti, che potranno sempre scegliersi il miglior difensore possibile.

Hai diritto alla miglior difesa possibile: ad un avvocato civilista se hai una causa civile e ad un penalista se hai una causa penale.

Ogni processo richiede la presenza di un difensore che sia in grado di assicurare all’anzidetto diritto “effettività” e “concretezza”, condizioni, quest’ultime, che devono necessariamente coesistere per evitare che il “diritto” rimanga solo una mera affermazione di principio, priva di sostanza. 

Quando ci rivolgiamo ad un medico abbiamo il diritto di pretendere che il medesimo sia in grado di assicurarci tutte le cure più idonee.

Quando ci rivolgiamo ad un avvocato abbiamo il diritto di pretendere, nello stesso modo e per gli stessi motivi, che egli sia in grado di assicurarci un’adeguata assistenza e difesa.

Oggi spopola l’avvocato tuttologo: si occupa di tutto, costa poco, ma i rischi sono tutti sulla Tua pelle!

Ancor più se si parla di processo penale: rischi tutto. La libertà (se Ti arrestano), il patrimonio (se Ti sequestrano beni), la dignità (se la notizia del processo a Tuo carico finisce sul giornale).

Ugualmente se sei vittima di un reato: se non hai adeguata tutela rischi di non avere sufficiente considerazione per i Tuoi diritti quale offeso o danneggiato dal reato. E’ evidente l’esigenza di uno specialista.

Oggi in Italia ci sono 250.000 avvocati, ma la legge è più o meno la stessa di quando ce n’erano 25.000. Ma oggi è consentita la pubblicità, inoltre sono stati eliminati obblighi comportamentali che costituivano garanzia per i clienti.

La colpa è anche degli avvocati, sempre meno qualificati ed attenti alle regole deontologiche; vale a dire quelle che impongono un comportamento chiaro e corretto verso i clienti e verso tutti gli altri soggetti professionali che interagiscono con lui.

Ma chi fa le leggi ha le sue gravi colpe: anziché chiedere maggior preparazione, nonchè una scelta di qualificazione specialistica a ciascun avvocato, ne allenta i profili, abbassando i margini di garanzia per i cittadini, che dagli avvocati devono essere difesi.

Noi siamo per un avvocato serio e qualificato, che scelga il settore ove operare, senza tentennamenti, per offrire la corretta e completa assistenza, che dovuta ad ogni singolo caso di cui si occupa.

I penalisti italiani che si riconoscono nell’Unione delle Camere Penali Italiane vogliono questo: serietà e capacità professionale a garanzia dei diritti di tutti, con una scelta chiara e visibile.

Chiunque dovrebbe imparare a fare una prima domanda ad un avvocato, prima di esporre il proprio caso: in quale materia lei è specializzato? Ma nessuno lo fa!

Si introducano, sì, regole nuove, ma di vera tutela dei diritti di ciascun cittadino, si imponga una specializzazione e non la libertà di occuparsi di tutto ed a qualsiasi costo.

E per costo non si intenda la parcella, ma il rischio che un diritto mal gestito possa ingiustamente essere vittima di una cattiva scelta.

Tu cittadino: esigi un avvocato preparato, curati che l’assistenza che Ti prospetta sia sempre adeguata, secondo criteri di professionalità, serietà, aggiornamento ed impegno.

Ma per far questo devi lottare per un avvocato libero: non succube di un padrone, forte del suo potere economico, che imponga una società ai suoi avvocati.

Non, dunque, un avvocato stretto nella morsa di false liberalizzazioni, che portino i soliti gruppi potenti (banche, assicurazioni, grandi aziende) a diventare i padroni degli avvocati.

Non importa, infatti, se gli avvocati siano giovani od anziani, ma conta che gli stessi siano in grado di difenderti adeguatamente.

E necessario pensarci: prima di scegliere e condividere normative che vadano nella direzione opposta, perché tra Te ed il potere riuscirai a non soccombere solo se avrai un forte avvocato al Tuo fianco, per difendere i Tuoi diritti, senza alcun timore reverenziale.

Spontaneamente, dal cuore di alcuni avvocati iscritti alle Camere Penali Italiane, che non vogliono confondersi con le manifestazioni del teatro Adriano di Roma del 23 febbraio 2012.

sabato 7 gennaio 2012

Supini al Dio Mercato!

Prendo spunto dall'articolo del Corriere della Sera che ritiene di dover elevare in gloria le prossime "liberalizzazioni", initolato "Spesa notturna e avvocato low cost", leggibile al seguente indirizzo:


Sì, certo, certo, liberazione selvaggia, nell'idolatria moderna: il Dio Mercato!...

Un tempo si diceva homo homini lupus, per evidenziare l'indole egoistica di ciascuno di noi...oggi neppure sappiamo chi governa tale indole, nella frenesia delle mille corse quotidiane...e lo vediamo con i nostri figli, troppo spesso sbandati, moralmente abbandonati, in preda agli agguati di internet e dei troppi bombardamenti tecnologici che li circondano.

Credo fortemente che la vera urgenza oggi dovrebbe essere - al contrario - quella di ricostruire il concetto di famiglia e di focolare domestico: tutti insieme seduti a semicerchio per riflettere, senza computer, televisioni, cellulari, smart o tablet vari.

Magari rileggendo tutti insieme la Costituzione (e non solo la copertina, agitata a sproposito da certi magistrati), fonte immensa dei necessari equilibri tra diritti e doveri che ognuno di noi deve sapere di avere!

lunedì 26 dicembre 2011

A San Silvestro in Tribunale

Gli avvocati di Montepulciano presidieranno il locale tribunale la notte di S.Silvestro, offrendo un brindisi a chi si troverà a passare davanti al portone dell'ingresso principale sito in Montepulciano, Via di Voltaia nel Corso n. 57.
Non è una manifestazione corporativa. Non è il tentativo di salvaguardare un privilegio.
Il Ministero dell'Economia, sospinto dall'Associazione Nazionale Magistrati (e per esse il CSM), ritiene di ottenere risparmi di spesa e razionalizzazione della Giustizia tagliando i tribunali sub-provinciali, vale a dire le sedi di circondario che non coincidono con il capoluogo della relativa provincia.
In realtà un simile provvedimento, senza tenere conto delle effettive realtà locali, rischia soltanto di gettare nel caos l'amministrazione della giustizia nei territori interessati, per essi dovendosi intendere gli interi territori provinciali (dunque anche quelli già amministrati dai tribunali accorpanti).
Per quanto riguarda la Provincia di Siena sono contestualmente previsti gli accorpamenti a Siena sia della sezione distaccata di Poggibonsi, sia del tribunale circondariale di Montepulciano, quando la struttura del tribunale di Siena è già incapace di accogliere decentemente il carico di lavoro attuale (con ciò intendendosi le presenze di personale di cancelleria, di magistrati, di avvocati e consulenti mediamente presenti e di cittadini interessati a vario titolo (parti processuali, testimoni, etc.).
Senza poi tener conto in particolare che le distanze riguardanti molti comuni dell'attuale circondario di Montepulciano porteranno a produrre maggiori costi e maggiori difficoltà per l'amministrazione della giustizia, con correlativi maggiori disservizi per il territorio (si pensi, ad esempio, a tre carabinieri impiegati per condurre un arrestato dal sud della provincia: non più a Montepulciano bensì a Siena, per tutto il tempo necessario per la convalida dell'arresto e per il successivo giudizio per direttissima; forze dell'Ordine che vengono sottratte al controllo del territorio per tempi assai più lunghi, con maggiori costi di servizio per trasferta, uso del mezzo, carburante, etc.).
I cittadini del sud della provincia, anzichè raggiungere Montepulciano, dovranno recarsi a Siena anche per la più banale delle pratiche (ad esempio: richieste di certificati, rinuncia ad un'eredità, richiesta di un amministratore di sostegno).
Non è questo il modo di migliorare il sistema Giustizia, è solo un'apparente spolverata alla facciata, che però fa cadere pezzi di intonaco e li lascia in mezzo alla via, a peggiorare complessivamente il funzionamento della macchina giudiziaria.

domenica 11 dicembre 2011

Tanto per riprendere il discorso...

Periodo di riflessione e preoccupazione, per tutto quello che riguarda la Giustizia, non mi pare ancora chiara la linea di condotta che spetta al nuovo Governo.
Per adesso conta solo l'economia e - francamente - parlando dei diritti, questo mi pare un pessimo timone.
Ne è in qualche modo la riprova il fatto che sia stia legiferando alla rinfusa, sulla base di generico intento di "liberalizzazione", senza avere ben chiaro cosa si debba andare a sostituire ai vecchi modelli.
Intanto tra pochi mesi le professioni saranno nel caos, essendo già legge il fatto che se entro il 13 agosto 2012 non ci saranno nuove leggi ordinamentali, i vecchi ordinamenti semplicemente verranno meno.
Dunque, per venire allo specifico, che mi riguarda: o nuovo Ordinamento Forense o nessun Ordinamento Forense...
Nessun controllo, dunque, sull'esercizio della professione forense? E come si concilia ciò con il delicatissimo ruolo che spetta ad un avvocato, ancor più nella materia penale?
Otto mesi esatti - dunque - per salvare la Giustizia, perchè una deregulation totale per gli avvocati significa una sola cosa: una Giustizia nel caos!
Se poi ci aggiungiamo che l'idea di tagliare dovrebbe portare ad eliminare 7-800 sedi giudiziarie tutte insieme (la maggior parte sedi dei Giudici di Pace, circa 200 sezioni staccate di Tribunale e circa 50 Tribunali circondariali)...volgio proprio vedere come può "ripartire" l'amministrazione della Giustizia...
E poi: siamo proprio sicuri che ciò possa avvenire "a costo zero" ed anzi con effettiva riduzione della spesa? Io ho molti dubbi al riguardo...
Per ora lancio queste riflessioni, ma nei prossimi giorni entrerò più nel dettaglio...

Pofessione forense: passo avanti, ma basterà?

giovedì 20 ottobre 2011, 9.35.42 | danielechiezzi
Veniamo dal Congresso UCPI di Rimini (tenutosi la scorsa settimana), certamente partecipato e proficuo, ma nel corso del quale sono emersi in maniera evidente tutti i dubbi sulla effettiva possibilità di portare a termine, in questa legislatura, la riforma dell'Ordinamento Forense.
Se non altro perchè l'On. Berselli (presidente della Commissione Giustizia del Senato) ha spiegato come i tempi tecnici siano molto stretti e le difficoltà di funzionamento della omologa Commissione della Camera, letteralemente a "maggioranza a giorni alterni".
Ieri è ripreso il dibattito nella Commissionepresieduta dall'On. Bongiorno e c'è stato un unico punto di condivisione: la riforma è necessaria! Il problema è che ogni gruppo di opposizione la vorrebbe a modo suo...
A parole la magioranza è coesa...si imporrà di respingere ogni emendamento, per far diventare legge in questa lettura alla Camera il testo pervenuto dal Senato?
Il passo avanti c'è stato per un notevole cambio di rotta dei Radicali (intervento di ieri dell'On. Bernardini in Commissione): è vero che vorrebbero limitare i poteri di CNF ed Ordini territoriali e riformare il procedimento disciplinare (su quest'ultimo punto, come non essere d'accordo!), ma per la prima volta parlano anche loro (finalmente se ne sono resi conto che il livello medio degli avvocati italiani è bassissimo e, dunque, confliggente con ciò che serve per elevare il livello qualitativo della giustizia!) di maggior qualificazione professionale e, dunque: maggior serietà del percorso di accesso e necessità della specializzazione (peraltro con gradevole citazione dell'Unione Camere Penali Italiane, da sempre capofila per l'introduzione della specializzazione forense.
Ed infatti l'unico grande, innovativo, decisivo, contenuto della legge in esame è l'art. 8, che introdurrebbe la specializzazione forense.
Certo, altre cose andrebbero riviste e migliorate, ma non è più rinunciabile tale risultato minimo di legislatura: se si innesca tale meccanismo virtuoso (finalmente togliere la troppa polvere accumulata sulla nostra legge professionale!) potranno in seguito essere apportati nuovi adeguamenti normativi su singoli aspetti della professione.
Il via libera c'è anche da parte del Governo, avendo ieri dichiarato il Sottosegretario Casellati, nella riunione della Commissione, che il testo della riforma in esame è assolutamente compatibile con l'art. 3, comma 5 della Manovra di agosto.
Dunque passo avanti...non resta che fare lo sforzo di raggiungere il traguardo...è ormai l'unico obiettivo, il minimo di una legislatura fallimentare (e ne saremo sempre "grati" in primo luogo a Fini!)...ce la faranno?

Dal D.L. 138/11: già una nuova professione di avvocato?

martedì 16 agosto 2011, 20.51.51 | danielechiezzi
Ferragosto ha portato in “dono” una riforma a scatola chiusa, che non Ti aspetti, ma che potrebbe significare tante cose in negativo (si teme) od in positivo (si spera).
Un’unica certezza: ormai aspettare il domani sarebbe tardi, perché ieri era già domani ed il nostro futuro è già adesso.
Credo sia necessario entrare nel merito del provvedimento per meglio far comprendere cosa intendo.
Sto parlando dell’art. 3 del D.L. 13.08.2011 n. 138, pubblicato in pari data sulla G.U. ed in vigore a partire dalla stessa pubblicazione.
Ovviamente è un D.L., il che può significare tutto (conversione in legge entro 60 giorni) o nulla (mancata conversione).
Né si può dare per scontata la conversione, dato che (e non è certo una novità) in un provvedimento di “manovra economica” vengono inserite disposizioni avente ben altra natura (in questo caso la chiamano “liberalizzazione del mercato”, rectius “abrogazione delle indebite restrizioni all’accesso” e all’esercizio delle professioni e delle attività economiche”. 
Intanto una prima annotazione dal titolo dell’articolo (che poi si ricava anche dal tenore dei suoi commi): le professioni sono altro rispetto alle attività economiche, dunque, almeno il principio base sembra salvaguardato!
Le professioni sono nuovamente “ordinate” dal solo comma 5 di detto articolo 3, che però (secondo una tecnica normativa ormai consueta, ma certamente deprecabile) è di fatto una vera legge quadro, che si auto esclude, per espressa previsione, soltanto per la professione medica, riguardando, dunque, tutte le altre.
L’altra unica distinzione è tra due macroaree professionali: quelle regolamentate, che necessitano di esame di Stato di accesso e quelle non regolamentate. Già qui, a mio parere, un grave errore: le professioni sono solo quelle regolamentate, come si ricava dal tenore dell’art. 33, comma 5 della Costituzione e per tutte, dunque, necessita un esame di Stato abilitante!
Ma veniamo alla professione forense (pur commentando il quadro scritto generalmente per tutte le professioni).
Il comma 5 inizia salvaguardando la necessità dell’esame di abilitazione, richiamando l’art. 33, comma 5 della Costituzione. E’ dunque scongiurato il pericolo di un accesso indiscriminato alla professione.
Si parla poi di garanzia, affidata agli ordinamenti professionali, per: libera concorrenza, diffusa presenza dei professionisti su tutto il territorio nazionale, differenziazione e pluralità di offerta “che garantisca l’effettiva possibilità di scelta degli utenti nell’ambito della più ampia informazione relativamente ai servizi offerti.” 
Dovendo commentare tali indicazioni si può dire che per quanto riguarda gli avvocati:
  1. la concorrenza ce n’è sin troppa (semmai qualche correttivo sulla “libertà” si potrebbe individuare, poiché il pensionato ultrasessantacinquenne che può continuare ad esercitare nel pieno delle forze, pur godendo della pensione non può essere ritenuto sul ben più debole neoavvocato!);
  2. la diffusa presenza non è in discussione, essendo arrivati ormai, su tutto il territorio, all’avvocato di ciascuna via di ciascuna città, ben oltre l’avvocato di quartiere;
  3. la differenziazione e la pluralità dell’offerta è il nodo cruciale, che ha un’unica soluzione positiva (ed assolutamente necessaria e giusta): l’introduzione della specializzazione forense; è a questo punto necessario che la nuova legge ordinamentale forense superi il divieto (sancito dal TAR del Lazio) contenuto nell’art. 91 della vecchia legge professionale forense (RDL 1578/1933), che in quanto legge speciale deroga ancora al principio generale, disapplicando la specializzazione professionale per i soli avvocati, diversamente che per altre professioni; è uno dei passaggi più importanti, un’opportunità da saper cogliere per migliorare l’offerta qualitativa nell’interesse dei cittadini e della buona amministrazione della giustizia, prima ancora che degli stessi avvocati; 
  4. segue il discorso sulla corretta informazione agli utenti, già esistente, ma carente sotto il profilo disciplinare: non per mancanza di previsione, bensì – di fatto – per assenza di sanzione, perché non funziona adeguatamente il procedimento disciplinare; e questo si ricollega ad un successivo passaggio, che affronto più avanti.

 Seguono, dopo le predette affermazioni, elencazioni sui principi (norma quadro, appunto!) che vengono affidati ai nuovi ordinamenti professionali, da riformare entro 12 mesi… dal 13 agosto scorso (e per fortuna che c’è già una proposta di legge all’esame del Parlamento, per quanto riguarda gli avvocati):
      a) autonomia ed indipendenza del professionista (principio ineludibile per l’avvocato, da sempre);
      b) obbligo di formazione permanente: ci siamo già arrivati per via regolamentare e ciò è conforme alla  previsione della disposizione quadro; il concetto andrà ribadito nel nuovo Ordinamento Forense;
      c) tirocinio effettivo (siamo d’accordo) con previsione di “equo compenso di natura indennitaria” (e qui iniziano i problemi: il primo è interpretativo, poiché compenso ed indennizzo sono antitetici, il primo essendo remunerativo ed il secondo reintegrativo; il secondo è pratico, poiché a queste condizioni non ci saranno più avvocati disposti a prendere praticanti all’inizio della formazione; viene previsto il tirocinio durante il corso universitario, ma questo è insostenibile, poiché il tirocinio presuppone prima una compiuta formazione teorica, ancor più se il tirocinio deve avere una qualche “utilitas” per il dominus costretto a pagare il praticante;
      d) obbligo di compenso concordato al momento dell’incarico professionale (qui si aprirebbe un discorso molto lungo, diciamo per adesso che dei paletti possono esser messi, ma la materia è molto fluida e merita approfondimento a parte);
      e) obbligo di assicurazione professionale (condivido in pieno, a tutela “risarcitoria” dei clienti e quale sintomo di serietà dello studio: certo è che non può diventare un alibi per il professionista, che dovrà essere ben controllato disciplinarmente, essendo la sua responsabilità ben ulteriore rispetto a quella patrimoniale);
      f) distinzione degli organi di disciplina rispetto agli organi amministrativi (previsione sacrosanta: è uno dei noccioli della riforma dell’Ordinamento Forense; il procedimento disciplinare non può funzionare fino a che gli eletti sono giudici degli elettori ed hanno con gli stessi stretti rapporti di vicinanza e quotidianità, ma si deve anche scongiurare il pericolo di un giudice “nemico”, dovendo salvaguardare che il giudizio disciplinare sia affidato a soggetti normalmente configgenti con il professionista forense; in ogni caso la serietà del procedimento disciplinare dovrà essere garantita per consentire l’affidamento al pubblico di ciascun avvocato iscritto all’Albo, mediante indicazione della propria specializzazione e comunque dell’ambito di esercizio della propria attività, anche in assenza (per sua libera scelta) di una specializzazione;
     g) libertà di pubblicità, con spendita di titoli, specializzazioni (è un ulteriore ribadire della necessità di introdurre tale distinzione legale nell’ambito anche della professione forense), strutture di studio e compensi previsti, secondo i principi di trasparenza, verità, correttezza, in equivocità, non ingannevolezza, non denigrazione (è evidente che ciò sia garantito solo e soltanto dalla capacità di funzionamento del procedimento disciplinare, con sanzioni certe ed effettive in caso di violazione delle regole deontologiche). 
 Quanto precede è, appunto, il “quadro” attuale; luci ed ombre, in attesa della verifica parlamentare, ove il rischio dello strumento è sempre il solito: il limite temporale per la conversione che non consente alcun approfondimento. Certamente la maggior ombra pare quella dell’accesso mediante tirocinio anticipato e pagato – che si aggiunge all’ombra già introdotta con la precedente manovra di appena un mese prima, relativa al tirocinio forense presso gli uffici giudiziari – e la maggior luce è la chiara indicazione di favore per la differenziazione dell’offerta mediante specializzazione.

Ma se questo è lo stato dell’arte il dado è tratto: d’ora in poi nulla sarà più per caso ed è dunque necessario il massimo livello di attenzione affinchè siano perseguiti e sviluppati gli elementi positivi e siano rivisitati ed eliminati quelli di segno contrario rispetto ad una corretta visione evolutiva per una professione che ha urgente bisogno di rilancio, nell’interesse di tutti. 

In balìa delle correnti (ed in piena tempesta)...

lunedì 18 luglio 2011, 9.50.59 | danielechiezzi
La giustizia in Italia non funziona.
Affermazione che credo sia condivisa da tutti.
Nel momento della crisi generale, con rischio "fallimento" dell'intero sistema Paese, quali rimedi ci vengono lanciati? Aumento dei costi per le istanze di giustizia e "deregulation" per la professione di avvocato.
Della serie: vuoi giustizia? Paga (di più) e gioca alla roulette per trovare chi ti deve assistere!
Magnifico: lo Stato si preoccupa di prendere i soldi, ma lascia gli utenti di giustizia nelle "grinfie" del primo stregone di strada!
Per fortuna per una volta (ma basterà?) gli avvocati parlamentari di maggioranza (e queli di opposizione a parti invertite avrebbero fatto lo stesso?) hanno minacciato di far fallire l'Italia, piuttosto che accettare un colpo di spugna sulla professione di avvocato; che poi significava un notevole abbassamento delle garanzie professionali di ciascun iscritto all'Albo.
Tutti concordano che gli avvocati siano troppi in Italia (se ne lamentava Calamandrei nel 1921, quando non erano 10.000, oggi siamo 230.000!)...vi pare possibile, quale rimedio, farli diventare, per decreto, subito oltre 300.000 (senza alcuna verifica di capacità e preparazione)?
Ci vuole la scure Signori, altro che il "Tana libera tutti".
E la scure deve essere di tipo deontologico, perchè non è possibile vedere in giro avvocati titolati (e ce ne sono, Vi assicuro!) che non conoscono l'ABC delle regole comportamentali (rapporti con clienti e colleghi, prima di tutto, ma anche con i gudici ed il personale giudiziario in genere) ed affrontano la difesa dei propri clienti con scarsa preparazione generale (conoscenza delle regole processuali) e specifica (studio e preparazione del caso in questione).
Siamo dunque veramente in mezzo al mare, un mare burrascoso, dove le correnti spingono in tutte le direzioni, con il risultato di rendere immobile la nave, ma sempre più oscillante e dunque sempre più prossima al rischio di rovesciarsi da un momento all'altro.
Infatti in contrapposizione al colpo di spugna tentato con il decreto Tremonti (ma di chi sarà stata la "manina" che aveva introdotto l'art. 39 bis?) riprende mercoledì in Commissione Giustizia alla Camera l'esame del ddl 3900 di riforma dell'Ordinamento Forense (già approvato dal Senato), ma con l'annunciata ostruzione del PD, che ha già chiesto una dettagliata disamina di tutte le questioni, nella chiara speranza che finisca la legislatura senza l'approvazione della riforma.
In Italia il sistema gattopardesco è sempre quello più in auge: cambiare apparentemente tutto per non cambiare assolutamente niente in concreto.
Ma un Paese dove la Giustizia non funziona è sempre più un Paese nel caos, nell'anarchia di fatto, dove le libertà si trasformano in arbìtri singoli e collettivi, con inevitabili "regolamenti" delle controversie per vie sommarie, inique se non, direttamente, illecite ed illegali.
Siamo ormai agli ultimissimi avvisi ai naviganti, perchè si rischia il naufragio...

AVVOCATI: ABBIAMO UN PROBLEMA...

sabato 11 giugno 2011, 10.59.02 | danielechiezzi
"Alle professioni di avvocato e di procuratore non si applicano le norme che disciplinano la qualifica di specialista nei vari rami di esercizio professionale."
Come iniziare se non con il contenuto dell'articolo 91 del R.D.L. 1578/1933 (peraltro inserito all'epoca come disposizione finale) che è il cardine della sentenza 5151/2011 depositata in data 9.6.11 dal TAR del Lazio (Roma), con la quale ha dichiarato nullo, per carenza di potestà regolamentare (per riserva di legge) il regolamento sulle specializzazioni forensi emanato dal CNF, che avrebbe dovuto entrare in vigore il prossimo 30 giugno?
Oggi i tempi sono notevolmente cambiati da quel lontano, lontanissimo 1933 (ormai non esercita più nemmeno un avvocato - o procuratore dell'epoca - di coloro che ebbero gli effetti in prima aplicazione di tale normativa, essendo ormai trascorsi quasi 80 anni.
Decenni nei quali siamo passati per la seconda guerra mondiale, per la guerra fredda, il boom economico, la  crisi energetica degli anni settante, la grande svalutazione monetaria, la ripresa economica (edonismo Reaganiano!) fino alla caduta del muro di Berlino, l'esplosione dell'informatica (internet ed i vari strumenti connessi), l'Euro, le Torri gemelle, il terrorismo prima nazionale e poi internazionale, le guerre mirate, fino alla crisi - che ha pesantemente coinvolto, anche per il boom di iscritti all'albo, gli avvocati italiani - economica mondiale recente. Ovviamente dovendo anche "ringraziare" Bersani che ci ha dato una grossa "mano" per pregiudicare il "potere di acquisto" dei singoli avvocati, in favore dei soliti noti (banche, assicurazioni, grandi gruppi, in grado di imporre prezzi e prestazioni adecine di migliaia di avvocati "servi").
Oggi, resto più che convinto che soltanto la specializzazione forense sia in grado di dare nuova linfa vitale a questa professione, da troppo tempo (cinque anni sono già passati dal primo decreto Bersani!) in caduta libera, stretta nell'abbraccio mortale di una spirale al ribasso.
Tutti gli sforzi dovranno essere volti alla tempestiva rimozione di quella norma sopra riportata che è ormai non solo  contro la storia, ma anche contro la ragione (e direi persino anticostituzionale, per violazione degli articoli 3, 24, 27, 111 della Costituzione) poichè impeditiva della miglior qualificazione possibile del difensore che è quanto richiesto dalle norme costituzionali citate, in applicazione dei principi del giusto processo.
In primo luogo è necessario impugnare al Consiglio di Stato la decisione, proponendo incidentalmente la q.l.c.
In secondo luogo, date le evidenti difficoltà parlamentari a far proseguire l'iter della riforma complessiva dell'Ordinamento Forense, è necessario esercitare ogni forma di intervento - essendo innegabile l'urgenza - per far eliminare, se del caso anche con un D.L. tale arcaica norma impeditiva della specializzazione forense, quando ormai in tutte le altre professioni si sono sviluppate normativamente e per via regolamentare varie forme di specializzazione settoriale.
Non possiamo più permetterci di rimanere ancorati al passato: i nostri tempi sono già molto più avanti di noi!

...riparte (sul serio?) l'iter della riforma dell'Ordinamento Forense...

giovedì 2 giugno 2011, 12.37.34 | danielechiezzi
Ho appena visto che per martedì e mercoledì prossimi è nuovamente calendarizzata la riforma dell'Ordinamento Forense in Commissione Giustizia alla Camera...dovrebbero dunque essere pervenuti (non certo nei 15 giorni originariamente ottimisticamente previsti!) i dati richiesti ai vari soggetti istituzionali e non...nel relativo dossier visibile in allegato, però, ad oggi non risulta niente (forse inseriranno i dati dopo averli ufficialmente trattati in Commissione)...staremo a vedere...
Intanto qualche dato ricavabile dall'ultimo numero della Previdenza Forense (rivista della Cassa, peraltro uno dei soggetti che doveva fornire dati alla Commissione Giustizia), arrivato in questi giorni (con relativo articolo intitolato: "I redditi 2009. Un preoccupante declino"):
Iscritti alla Cassa 2009 156.909 reddito medio 48.805
Iscritti alla Cassa 2007 144.070 reddito medio 51.314 (ma rivalutato al medesimo valore monetario del 2009: 53.326, per una perdita reale, in potere di acquisto, pari all'8,5%)
Il dato, allo stato, per quanto qui di interesse induce ad una "banale riflessione":
molti avvocati in difficoltà sono indotti a "prendere" tutto ciò che capita, probabilmente abbassando i costi della prestazione e, conseguentemente, la qualità...

Insomma, tanto per dire le "solite cose": in periodo di difficoltà è assai più probabile che il civilista, anzichè passare ad un penalista la posizione del proprio cliente coinvolto in un procedimento penale, cerchi di gestire la questione in proprio, verosimilmente definendola per le vie brevi ("patteggiamento"), il che significa poco impegno e veloce guadagno.
Nello stesso numero della rivista della Cassa c'è una interessante lettera di una giovanissima Collega (che rivendica di essere italiana), costretta dal mercato ad andare a lavorare in Francia.
Ne riporto brevi passaggi:
"...Il mercato è saturo e la concorrenza sleale. Per anni si è concesso a chiunque di accedere alla professione: non sono mai state effettuate selezioni all'ingresso ma solo in uscita e chiunque è di questo mestiere sa che non sempre il rilascio del titolo abilitativo si basa su un sistema meritocratico. Questo ha generato un espandersi a macchia d'olio di titoli e un incremento a dismisura degli studi legali dove non sempre conta la professionalità.  ......  E' frustrante vedere che spesso c'è la <<caccia al cliente>> perchè di avvocati ce ne sono veramente tanti e di clienti (paganti) invece ce ne sono pochi...."
Se questo è lo stato dell'arte (e purtroppo è così!!!) è evidente che soltanto la via della specializzazione forense sia in grado di modificare in positivo questa saturazione della professione forense.
E' o non è, dunque, indispensabile che la riforma dell'Ordinamento Forense giunga  velocemente alla sua approvazione definitiva? 

AVVOCATI: SVEGLIATEVI ED INFORMATEVI SULLA VOSTRA PROFESSIONE

domenica 15 maggio 2011, 19.48.43 | danielechiezzi
Purtroppo sento sempre più in giro una serie di "improperi" sulla mia professione, spesso a sproposito per bocca di avvocati.

In primo luogo il profilo previdenziale: tutti contro la Cassa Forense!

Spero che prima o poi ognuno si documenti adeguatamente per comprendere quanto sia preferibile rimanere con la nostra Cassa, piuttosto che finire... in bocca all'INPS!

Lo spiega bene l'ultimo numero di Modello 5, perodico della Cassa Forense pubblicato in abbinamento ad Italia Oggi (e spedito a tutti gli iscritti alla Cassa).

Non volete pagare il 14+4 % oggi imposto dalla Cassa? L'alternativa è il 26,7% della gestione separata INPS! Con livelli di pensione ad oggi più elevati rispetto all'aspettativa INPS.

Certo che certi dati non aiutano il lavoro della Cassa...

Come  possano esistere e resistere (avvocati iscritti all'Albo al 31.12.10):
9.334 avvocati no reddito iscritti alla Cassa
1.591 avvocati con reddito negativo iscritti alla Cassa
3.668 avvocati con reddito pari a zero iscritti alla Cassa
23.494 avvocati con reddito fino a 9.000,00 euro iscritti alla Cassa
7.020 avvocati con reddito fino a 10.077,00 euro iscritti alla Cassa

...è un mistero...(sono sotto soglia di iscrizione, non potendosi garantire la continuità professionale)

a dire il vero costituiscono un mistero anche i 55.028 avvocati non iscritti alla Cassa dei quali:
17.321 sono senza reddito
899 hanno un reddito negativo
19.631 hanno un reddito pari a zero
13.325 hanno un reddito fino a 9.000 euro
822 hanno un reddito fino a 10.077 euro

fino a qui questi si giustificano solo se sono al primo anno di iscrizione volontaria alla Cassa e dunque all'inizio della professione

ci sono poi altri circa 3.000 avvocati non iscritti alla Cassa con redditi da oltre 10.077 euro fino ad oltre 500.000 euro (ma sopra ad euro 86,700 sono solo 66 unità)...come fanno a non essere iscritti alla Cassa?

Intanto il numero degli avvocati continua ad aumentare (alcune stime parlano di oltre 240.000 iscritti all'Albo) ed il reddito medio continua a scendere.

Per prendere la pensione, bene che vada, aspetteremo i 70 anni (prima categoria a varare tale soglia, peraltro identica per uomini e donne). Aspetteranno tale momento, tranquillamente anche gli iscritti con redditi minimi? Fanno in realtà altro nella vita? E come?

La riforma dell'Ordinamento forense langue (è sparita da settimane dagli ordini del giorno della Commissione Giustizia della Camera, in attesa di dati - richiesti a più soggetti, istituzionali e non - in grado di illustrare la situazione di tale professione su tutto il territorio e per sottocategorie).

Siamo proprio sicuri che la miglior soluzione sia lasciare immutata la nostra legge ordinamentale, quando ogni giorno le cose peggiorano sotto qualsiasi profilo, con un decadimento progressivo della qualità della professione e - conseguentemente - dei servizi resi agli utenti di giustizia?

Io vorrei vedere in giro solo avvocati con la A maiuscola! Ma la vedo sempre più complicata..

Ora o mai più...

sabato 5 marzo 2011, 11.21.43 | danielechiezzi
Come speravo la maggioranza - superato il punto più basso del consenso parlamentare (i 314 voti, con qualche astensione, che hanno comunque consentito di rimanere in piedi) - può proseguire il suo cammino sino a fine legislatura e certamente lo farà.
Due anni abbondanti nei quali si potranno fare tante cose...senza "secondi Fini" di traverso...
Ovvio che il primo pensiero - da avvocato preoccupato per la svilente condizione nella quale si trova questa (un tempo) nobile professione - è rivolto alla riforma dell'Ordinamento Forense, già approvata dal Senato e adesso in corso di esame da parte della Commissione Giustizia della Camera.

Sono appena terminate le audizioni informali e la principale presa di posizione (quella del CNF) mi convince in pieno: è urgente approvare questa riforma, anche se non nel testo uscito dall'avvocatura, ed è a questo punto preferibile anticipare i tempi approvando così com'è il testo trasmesso dal Senato.

Il principio è semplice ma efficace: in questo modo nel giro di qualche mese (auspicabilmente prima della sospensione estiva) la riforma potrebbe essere legge, con l'introduzione dei principi fondamentali, volti a restituire serietà alla professione.
Vuoi fare l'avvocato? Non è un gioco, ma una cosa seria: se lo fai lo devi fare a tempo pieno, con obbligo di formazione permanente, di assicurazione in favore dei tuoi clienti, di dimostrare che sei in grado di mantenerti con tale attività professionale e, conseguentemente, di impegnare le relative risorse per mantenerti ad un buon livello sia organizzativo che qualificativo.
vuoi fare il "medico" di base o vuoi fare lo specialista? sei libero di scegliere, ma tutti dovranno sapere esattamente quale delle due alternative hai scelto! Dunque sì alla specializzazione forense.
se comunque vuoi fare l'avvocato devi sapere che ahi regole comportamentali serie da rispettare e qualora ciò non avvenga ne dovrai subire le conseguenze, mediante adeguato procedimento disciplinare. Dunque introduzione di modifiche che distacchino il procedimento dall'attuale situazione di assoluta inidoneità.
vuoi difendere anche dinanzi alle magistrature superiori, dove il giudizio si svolge su ambiti di mera violazione di legge e serve una particolare impostazione? Dovrai dimostrare di essere in grado di saperlo fare.
Tutto è migliorabile, ma non esiste la legge perfetta. I principi sopra espressi fanno parte della riforma nel testo uscito dal Senato e ciò è sufficiente per privilegiare l'immediata entrata in vigore della nuova legge ordinamentale.
La prossima settimana riprende l'esame ordinario in Commissione (sede referente) e mi auguro che la richiesta del Governo sia quella di far approvare il testo così com'è, per anticipare i tempi della riforma.

E' troppo grosso il rischio che la Camera si perda nella disamina di modifiche richieste da più parti nelle due direzioni opposte, facendo passare molto tempo, approvando un testo modificato, con necessario rinvio al Senato in seconda lettura e...fine della legislatura!
Probabilmente passerebbero lustri prima di rimettere in moto il meccanismo della riforma.
Con oltre 230.000 avvocati iscritti agli Albi senza regole, dei quali quasi 50.000 abilitati alle magistrature superiori soltanto per una (modesta) anzianità formale, con i grossi poteri economici (banche, assicurazioni, grosse imprese in genere) che impongono modus operandi e condizioni economiche ai professionisti, che si trasformano in loro para-dipendenti.
Appunto: ora o mai più!

una "strana professione": l'avvocato!

domenica 30 gennaio 2011, 13.10.03 | danielechiezzi
Mentre è ripreso l'iter parlamentare della riforma dell'Ordinamento Forense - martedì primo febbraio la seconsa seduta in Commissione Giustizia alla Camera, ove saranno illustrati i ddl presentati alla Camera ed ora affiancati nell'esame unitamente al testo pervenuto, come approvato in prima lettura, dal Senato - è necessaria qualche piccola riflessione a latere.
Lo spunto da due recenti articoli sul Sole 24 ore:
il primo titolato: "Non è reato spingere il cliente fuori dallo studio professionale"
C'è voluta una sentenza della Cassazione - Sesta Sezione Penale n. 3014/11 depositata il 27.01.11 - per annullare un  duplice condanna ad un avvocato, condannato per esercizio arbitrario delle proprie ragioni, per aver dovuto fisicamente accompagnare fuori una cliente che non voleva allontanarsi.
La Cassazione ha annullato ricordando lo jus excludendi, applicabile poichè lo studio privato non è luogo indiscriminatamente aperto al pubblico, rimanendo soltanto da verificare (da ciò il rinvio in appello) la proporzionalità dei mezzi usati per l'esercizio del relativo diritto, per evitare di cadere in un "eccesso colposo", eventualmente punibile (ad es. per lesioni provocate per colpa).
Tale vicenda, in fatto e per il suo iter processuale (doppia condanna in primo e secondo grado, prima della Cassazione!) è chiaramente esemplificativa della considerazione attuale dell'avvocato...prossima allo zero.
na cliente che pensa di avere il diritto di imporre la sua presenza dentro uno studio di avvocato...giudici di merito (e prima un PM) che considerano pienamente tutelabile il solo fatto di non poter essere fisicamente accompagnati alla porta dal titolare dello studio.
Poi vale la pena di ricordare anche gli avvocati morti di recente perchè uccisi all'interno od in prossimità del proprio studio solo per fatti afferenti al proprio operato professionale...
Il secondo spunto dall'articolo: "Gli avvocati fanno il tifo contro la specializzazione" (nel sole di ieri), ove si narra l'andamento di un convegno tenutosi a Milano nel quale la platea ha applaudito la voce critica di un avvocato austriaco che ha riportato il "no" dei 5.500 legali del suo Paese alla specializzazione (un avvocato ogni 1.550 abitanti, mentre da noi siamo uno ogni 260!).
In tale articolo si ricorda che in Svizzera la specializzazione forense è stata introdotta nel 2007 ed è in piena espansione (con un progetto molto simile a quello del regolamento approvato dal nostro CNF), mentre in Francia, su un numero stabile di circa 50.000 avvocati gli specializzati (la cui figura è stata introdotta da 20 anni!) sarebbero stati 15.000 nel 1998 ed "appena" 13.000 nel 2008, con la precisazione che la figura dello specialista è molto più presente nell'area parigina rispetto a tutto il resto del Paese.
In Germania, ove sono previste venti categorie di avvocato specializzato vi sono circa 38.000 specializzati su 153.000 avvocati totali (circa il 25%).
L'articolo, che si mostra contrario alla specializzazione, riporta il fatto che il principale nemico di tale organizzazione professionale sarebbe, soprattutto in Francia, Stati Uniti e Belgio, il "binario parallelo" della pubblicità, che consente di indicare la "prevalente attività" senza richiedere la specializzazione.

Mi pare fin troppo facile replicare che proprio la libertà di scelta sia il cavallo vincente della specializzazione: nessuno è o sarà obbligato. E comuque è proprio l'eliminazione dell'indicazione di una "prevalenza" d'area legale di patrocinio che potrà restituire chiarezza.
Le due vicende in realtà dimostrano proprio l'esigenza di restituire forza e dignità ad una professione ormai in caduta libera...

Calendarizzato il ddl C. 3900 in Commissione Giustizia

sabato 22 gennaio 2011, 13.38.30 | danielechiezzi
Per la prima volta la Commissione Giustizia della Camera ha calendarizzato - per la propria seduta in sede referente di mercoledì 26 p.v. (ore 14.00) - il ddl pervenuto, in quanto approvato dal Senato, di riforma dell'ordinamento forense.
Relatore l'On. Roberto Cassinelli, PDL, avvocato civilista ed amministrativista (così dalla sua pagina nel sito della Camera) e così autodescritto nel proprio sito internet (www.robertocassinelli.it):

"Roberto Cassinelli è nato a Genova il 10 Dicembre 1956. E' coniugato ed ha due figli.
studi e professione
Conseguita la maturità classica presso il Liceo "Vittorino da Feltre" di Genova, si è laureato in giurisprudenza presso l'Università statale di Milano.
E' avvocato, patrocinante presso la suprema Corte di Cassazione ed è stato per due mandati consigliere dell'Ordine degli Avvocati del Foro di Genova.
Opera prevalentemente nel settore civile ed amministrativo, con particolare riferimento al diritto societario, bancario, finanziario, fallimentare ed alla contrattualistica.
Svolge attività di consulenza ed assistenza legale per istituti bancari e di credito di rilevanza nazionale ed europea, per gruppi industriali e commerciali, per società di servizi ed enti pubblici.
E', ed è stato, consigliere di amministrazione, sindaco, commissario giudiziale e commissario straordinario in numerose società.
E' inoltre membro del Consiglio dell'Associazione Proprietà Edilizia della Provincia di Genova.
attività politica
Da giovanissimo ha aderito al Partito Liberale Italiano, di cui il padre Giorgio è stato Vicepresidente Nazionale.
Con il P.L.I. è stato eletto tre volte al Consiglio Comunale di Genova, nel 1981, nel 1985 e nel 1990.

Ha inoltre ricoperto numerosi incarichi pubblici nell'ambito della Fiera internazionale di Genova, delle Unità Sanitarie Locali VIII e XIII, dell'Azienda per l'igiene urbana di Genova, dell'Ente per il diritto allo studio universitario della Liguria e dell'Autorità per i servizi pubblici del Comune di Genova."

Speriamo che abbia fiducia (da conterraneo e Collega sarà certo buon amico di Alpa!) nella specializzazione forense e che creda profondamente nell'esigenza di portare in porto (da buon genovese!) presto e bene la riforma dell'Ordinamento Forense!

DIBATTITO SUGLI AVVOCATI

venerdì 14 gennaio 2011, 16.22.39 | danielechiezzi
Ho sollecitato più volte in privato l'Avv. Oreste Flamminii Minuto (un grande penalista, per anni il difensore del gruppo Espresso, di recente difensore di parte civile nel processo per l'uccisione di Marta Russo, tanto per esemplificare, grandissimo esperto di tutto quello che ...fa libertà mediatica, già Presidente della Camera Penale di Roma e, mi scuso per tutto quello che ci sarebbe da dire su di Lui ma non dico, che evito solo per questioni di brevità) affinchè iniziasse a...parlare di avvocati. Finalmente si è presentata l'occasione ed...ecco la sua "scoppiettante  risposta", che pubblico come autorizzato esattamente come pervenutami, senza commenti, attendendo invece i commenti dei lettori...

"Allora, caro Daniele, ecco l'occasione per discutere anche pubblicamente di "Avvocati" e " Avvocatura".
Tu fai riferimento su Fb all'attività delle Camere  Penali di Alessandria e di Verona. Poichè la nostra privatissima polemica riguarda quello che penso io dell'avvocatura, degli avvocati, della deontologia ecc. ecc. riguardo a quello che accade ai nostri giorni e poichè Tu mi inviti a rendere pubblico il mio pensiero,  io qui lo faccio e Tu puoi rendere pubblico ciò che penso. Sono convinto di non essere all'altezza di "pontificare" in nessun campo, ma poichè me lo chiedi mi diverto a risponderTi.
Allora :

a) "Toga Tosta" (la classifica così la Camera penale di Alessandria). Non mi piace. Le aggettivazioni o sono pertinenti o non servono a nulla. La Toga o è Toga o non è nulla. Se fossi stato il responsabile della denominazione del Premio avrei scelto la dizione "Toga dell'anno 2010" tout court. E' una semplice questione di stile che non comporta alcunchè di sgradevole, ma io la penso così. Ed è evidente anche che non solo posso sbagliarmi, ma sicuramente mi sbaglio.

b) Le "logiche mercantilistiche" dal momento che governano tutto il Paese sarebbe strano che non toccassero anche l'avvocartura. La mia modesta opinione è che le misere condizioni nella quali si è ridotta l'avvocatura dipendono dalla formazione culturale dell'avvocato (come quella del magistrato o, se vuoi, anche del notaio)  che deve avviarsi fin dall'università. Ci vuole una "laurea forense", di tre anni superiore alla attuale laurea, che potrei definire "amministrativa" (che legittimi la partecipazione ai concorsi statali o di enti pubblici), "laurea forense" che abbia negli ultimi due anni i "seminari di applicazione forense", così come -per chi fa medicina- gli ultimi due anni comprendono le "cliniche". Le "geremiadi" senza iniziative non servono. Tutti noi, singolarmente e come appartenenti ad associazioni di categoria, dovremmo sollecitare i nostri referenti politici a fare le riforme: quelle serie. Ma ci vogliono i quattrini ! O no ?

c) attenzione alle definizioni di "giustizia spettacolo". E' vero ! Esiste e come ! Ma, a parte il fatto che in un paese civile deve esserci maggiore libertà di espressione di quella che c'è nel nostro, confondere il processo mediatico con un dibattito su questioni di pubblico interesse è demenziale. Non mi piace fare riferimenti a singole trssmissioni, ma devo dire che  che all'epoca del processo Marta Russo mi riufiutai (difenore di Parte Civile) di andare in TV (non Ti dico quale Talk Show) malgrado ricevessi numerosi inviti (anche attraverso "compari di avventura", come li avrebbe chiamati il Maestro Montanelli). E devo altresì dirTi che se servisse a scardinare una cultura della giurisdizione che danneggerebbe il mio assistito, io in televisione ci andrei e  come ! Ricordati che Guido Calvi, riuscì a salvare Valpreda perchè mobilitò la stampa contro le prevaricazioni degli inquirenti. E dunque il problema non è l' "esposizione mediatica" degli avvocati, ma il concetto errato che si ha del "processo mediatico", dimenticando che la presunzione di non colpevolezza (e non quella "d'innocenza" che, come sai, non esiste) non riguarda l'Informazione, ma solo ed esclusivamente la Giustizia.

d) Non credo assolutamente che oggi il processo "rischi di non essere più percepito come il momento essenziale e ideale per l'esercizio della giurisdizione, ma solo come un mero corollario di dibattiti mediatici". Se in un processo avessi questa sensazione convocherei mille conferenze stampa per denunciare la stortura e farei altrettanti esposti al CSM e al Capo dello Stato. Mi metterei in Tribunale con un cartello al collo denunciando la stortura punto per punto. Un avvocato senza palle è meglio che faccia il ragioniere di una ditta di cessi !

e) Sono, conseguentemente, d'accordo sui valori fondamentali della nostra professione: impegno, coraggio, serietà etica, lealtà (verso tutti non solo al cliente e alle Istituzioni, ma anche e principalmente verso l'avversario) eccetera.

Per quanto concerne la Camera Penale di Verona, ti dico una cosa che ti lascerà basito: non mi piacciono i comunicati burocratici del tipo Rilevato, Sottolineato, Ribadito . Non mi piacciono e basta. Siamo Avvocati e dobbiamo essere in grado di scrivere comunicati che abbiano una efficacia più forte della impostazione burocratica. L'italiano corretto è un'arma di difesa o di offesa terrificante !!!
Per intenderci: quando leggo istanze che terrminano  "Con il dovuto ossequio" o peggio ancora, "con osservanza" mi chiedo quale dignità possa rivendicare un avvocato che concluda le sue istanze in questa maniera.
E francamente, se fossi stato il Presidente della Camera Penale avrei fatto un comunicato molto semplice:
"Cari Colleghi: la Toga è la vostra prima pelle. Indossatela con rispetto e con dignità ! Se non volete farlo, cambiate mestiere !" "

Avvocati e futuro: due giorni di fuoco!

mercoledì 12 gennaio 2011, 10.24.38 | danielechiezzi
Mentre alla Camera tutto è fermo relativamente al testo trasmesso dal Senato (ora ddl C 3900) sulla riforma dell'Ordinamento Forense, siamo in prossimità di due appuntamenti di assoluto rilievo e che potrebbero in qualche modo segnare profondamente il futuro della nostra professione.
Venerdì 14 p.v. (salvi spostamenti dell'ultima ora) dovrebbe tenersi la discussione, dinanzi al TAR del Lazio, del ricorso contro il regolamento sulla specializzazione forense varato dal CNF.
Ricordo che il ricorso è stato presentato da un gruppo di avvocati romani che contestano in primo luogo il potere regolamentare del CNF su tale materia.
Sabato 15 p.v. riunione presso il CNF con gli Ordini circondariali, per discutere sul medesimo regolamento anche alla luce dei deliberati del Congresso Forense di Genova.
Ribadisco il mio pensiero al riguardo: la specializzazione è necessaria!
Si può discutere all'infinito sulle modalità per attuarla, ma è fondamentale iniziare ad affermarne l'imprescindibile principio.
Se da queste due giornate la specializzazione uscirà riaffermata potremo dire di aver fatto un passo in avanti, ma se al contrario dovremo registrare una battuta di arresto rischieremo di dare un impulso negativo anche al ddl di prossimo esame alla Camera, con il rischio di perdere definitivamente una grande occasione di riforma e segnare il passo per un lasso temporale lunghissimo.

In danno, in primo luogo, del sistema giustizia in generale e di tutti coloro che vi si imbatteranno in particolare!

L'altro lato della medaglia (il coraggio di dire sì)!

venerdì 7 gennaio 2011, 17.08.58 | danielechiezzi
Nel post precedente ho parlato del coraggio di dire no da parte di un avvocato (quale elemento essenziale della libertà professionale).
Ma come in ogni ambito della vita vi è il lato opposto della medesima libertà: il coraggio di dire sì!

Tolti tutti i casi di (almeno potenziale) conflitto di interessi (ed il più banale è quello di dover assumere la difesa di una posizione almeno in parte confliggente con altro assistito dal medesimo studio), vi sono molteplici situazioni nelle quali l'avvocato (non necessariamente il penalista, ma anche lui) si trovi di fronte a scelte difficili.
Nell'ambito penale la cosa a volte assume, per l'opinione pubblica, l'aspetto del clamoroso e non è raro che, pur parlando d'altro, qualsiasi avvocato con qualche anno di professione alle spalle si sia sentito chiedere: "Ma quello lì come fa a difenderlo!", oppure, più genericamente: "Come fa a difendere i criminali?".
Se la dovessi buttare sul piano culturale o filosofico il ragionamento si farebbe particolarmente lungo; basti dunque richiamare i principi costituzionali della presunzione di non colpevolezza e di giustezza della pena per passare oltre.
Ma il vero problema - non dico quotidiano, ma per molti abbastanza frequente - è quello di poter liberamente assumere una difesa nella totale assenza di condizionamenti; dunque nella piena capacità di poter valutare il caso ed indicare le mosse all'assistito secondo solo e soltanto le proprie capacità valutative ed operative, senza limitazione alcuna.
E direi anche senza l'assillo della questione economica, perchè nessuno può essere buon difensore se ad ogni passo debba stare attento al relativo suffragio economico.
Anche questo ci riporta indietro ai tanti discorsi fatti in questi anni sulle condizioni economiche del difensore: può un avvocato essere buon difensore se condizionato in ogni sua mossa dall'esigenza di fare cassa?
La risposta può essere soltanto no!
Basti un esempio: patteggiamento in luogo di giudizio ordinario quando non sia inevitabile una condanna per il proprio assistito.
Patteggiare significa "pochi, maledetti e subito" sia in termini di condanna per l'assistito, sia in termini pecuniari per il difensore: poco sforzo, rapida conclusione, nessun rischio dinanzi al cliente (basta farlo convinto che per lui la miglior soluzione è il patteggiamento), certezza di riuscire ad incassare la parcella, spesso presentata (e riscossa) prima della definizione del giudizio.
Ma ragionando in astratto nella maggior parte dei casi non si tratterebbe della miglior scelta difensiva!

I condizionamenti, poi, possono essere i più vari: assumere una difesa contro l'opinione pubblica, contro un grosso soggetto politico od un potere economico, contro il difeso del nostro più caro Collega od in favore di un imputato che dovrà essere accusato o giudicato da un magistrato con il quale abbiamo studiato insieme all'università. Tanto per esemplificare le prime cose passatemi per la testa...
Ebbene in tutte le ipotesi nelle quali sia solo comparsa nella nostra mente un'ipotesi di "anomalia" alla libertà operativa dovremmo prima chiederci se permanga l'assoluta libertà di agire nell'esclusivo interesse dell'assistito, assumendo il coraggio di un sì al mandato difensivo, perchè se solo e soltanto vi fosse un'ombra alla nostra capacità difensiva il caso imporrebbe un diniego alla proposta di incarico!
Dunque non di rado dire di sì impone una scelta coraggiosa: la forza di poter assumere un incarico nella totale autonomia e libertà di agire, nell'ottica della miglior assistenza possibile al nostro patrocinato, pur dovendo attraversare con un piccolo natante le tempestose acque di una lunga vicenda processuale.
E non è esattamente quello che sempre accade tutti i giorni per ciascuno di noi!

Professione forense: il coraggio di dire no

domenica 2 gennaio 2011, 16.37.23 | danielechiezzi
Negli anni - ormai non pochi  - di professione ha assunto vigore, in me, l'esigenza di rafforzare in tutti i colleghi il coraggio di dire no ai propri clienti.
Parto da un esempio: condanna in grado di appello (di conferma) a pena detentiva, con rischio di effettività della medesima, in executivis, a carico dell'imputato, all'esito di un secondo grado di merito caratterizzato da motivi di impugnazione assai modesti in diritto e totalmente infondati in fatto.

Di recente mi sono capitati alcuni casi, inviatimi da colleghi non cassazionisti, che avevano assistito l'imputato nei precedenti gradi di giudizio.
Nessuna possibilità di redigere un ricorso per cassazione non inammissibile, visto che oggi il ricorso può essere inviato (sulla base di un primo esame sommario) alla settima sezione della suprema Corte anche "soltanto" per manifesta infondatezza!
"Avvocato non posso andare in carcere", questo è il solito ritornello del condannato con doppia conforme, recidivo reiterato dichiarato in sentenza! Con la conseguente domanda: "avvocato mi fa il ricorso?"
Ma cosa posso fare io, di fronte alla assoluta impossibilità di redigere un ricorso di legittimità in grado - quanto meno - di superare le "forche caudine" senza il "disonore" della settima sezione e della successiva dichiarazione di inammissibilità?
In estrema sintesi: qualcosa che almeno valga la pena per non considerare "rubati" i soldi chiesti al cliente per un simile ricorso?
Piccola cosa da far notare ai "meno esperti": la dichiarazione di inammissibilità preclude anche la liquidazione in favore del difensore ammesso al patrocinio a spese dello Stato (oltre ad aggiungere una condanna ad una sanzione pecuniaria in favore della Cassa per le Ammende)... dunque non fateci affidamento per...le vostre esigenze!
La risposta mia, adeguatamente motivata, è semplicemente "no"!
E' necessario spiegare l'assoluta inutilità del ricorso, perchè in pochi mesi ne seguirebbe declaratoria di inammissibilità e, dunque, rinvierebbe il problema dell'esecuzione pena soltanto per un periodo di tempo irrilevante, ma non lo eliminerebbe affatto.
Va detto, poi, al riguardo, che un ricorso per cassazione si inizia a predisporre con le eccezioni in primo grado (meglio ancora se formulate con memorie difensive e, dunque, per scritto), con un'accorta conduzione dell'istruttoria per cercare di far emergere quanti più dubbi possibili e, successivamente, con i motivi di appello, perchè è centrale il limite devolutivo delle impugnazioni!
E' l'ora di farla finita con il presentare atti di appello sciattamente buttati giù, ai limiti dell'inammissibilità, quasi fosse una semplice istanza di riesame nel merito. Tanto poi, per togliersi le proprie castagne dal fuoco, si manda il cliente dal cassazionista più esperto...
Ecco: l'avvocato che (per i più svariati motivi) non sia in grado di poter dire di no ad un cliente è un avvocato non libero e - come tale - non in grado di poter svolgere al meglio la propria importante funzione, che è e rimane la difesa nel processo!