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Avvocato, ora anche consigliere comunale di opposizione a Montepulciano, con la lista civica "Daniele Chiezzi per Montepulciano". Che ancora, nonostante tutto, ci crede. E lo esprime come può, con i propri limitatissimi mezzi, cercando di dare voce anche agli altri, ad iniziare da questo blog. Il motto: non esiste attività umana in grado di affermare giustizia assoluta...ma almeno cerchiamo di migliorarla il più possibile!
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domenica 11 dicembre 2011

Tanto per riprendere il discorso...

Periodo di riflessione e preoccupazione, per tutto quello che riguarda la Giustizia, non mi pare ancora chiara la linea di condotta che spetta al nuovo Governo.
Per adesso conta solo l'economia e - francamente - parlando dei diritti, questo mi pare un pessimo timone.
Ne è in qualche modo la riprova il fatto che sia stia legiferando alla rinfusa, sulla base di generico intento di "liberalizzazione", senza avere ben chiaro cosa si debba andare a sostituire ai vecchi modelli.
Intanto tra pochi mesi le professioni saranno nel caos, essendo già legge il fatto che se entro il 13 agosto 2012 non ci saranno nuove leggi ordinamentali, i vecchi ordinamenti semplicemente verranno meno.
Dunque, per venire allo specifico, che mi riguarda: o nuovo Ordinamento Forense o nessun Ordinamento Forense...
Nessun controllo, dunque, sull'esercizio della professione forense? E come si concilia ciò con il delicatissimo ruolo che spetta ad un avvocato, ancor più nella materia penale?
Otto mesi esatti - dunque - per salvare la Giustizia, perchè una deregulation totale per gli avvocati significa una sola cosa: una Giustizia nel caos!
Se poi ci aggiungiamo che l'idea di tagliare dovrebbe portare ad eliminare 7-800 sedi giudiziarie tutte insieme (la maggior parte sedi dei Giudici di Pace, circa 200 sezioni staccate di Tribunale e circa 50 Tribunali circondariali)...volgio proprio vedere come può "ripartire" l'amministrazione della Giustizia...
E poi: siamo proprio sicuri che ciò possa avvenire "a costo zero" ed anzi con effettiva riduzione della spesa? Io ho molti dubbi al riguardo...
Per ora lancio queste riflessioni, ma nei prossimi giorni entrerò più nel dettaglio...

Pofessione forense: passo avanti, ma basterà?

giovedì 20 ottobre 2011, 9.35.42 | danielechiezzi
Veniamo dal Congresso UCPI di Rimini (tenutosi la scorsa settimana), certamente partecipato e proficuo, ma nel corso del quale sono emersi in maniera evidente tutti i dubbi sulla effettiva possibilità di portare a termine, in questa legislatura, la riforma dell'Ordinamento Forense.
Se non altro perchè l'On. Berselli (presidente della Commissione Giustizia del Senato) ha spiegato come i tempi tecnici siano molto stretti e le difficoltà di funzionamento della omologa Commissione della Camera, letteralemente a "maggioranza a giorni alterni".
Ieri è ripreso il dibattito nella Commissionepresieduta dall'On. Bongiorno e c'è stato un unico punto di condivisione: la riforma è necessaria! Il problema è che ogni gruppo di opposizione la vorrebbe a modo suo...
A parole la magioranza è coesa...si imporrà di respingere ogni emendamento, per far diventare legge in questa lettura alla Camera il testo pervenuto dal Senato?
Il passo avanti c'è stato per un notevole cambio di rotta dei Radicali (intervento di ieri dell'On. Bernardini in Commissione): è vero che vorrebbero limitare i poteri di CNF ed Ordini territoriali e riformare il procedimento disciplinare (su quest'ultimo punto, come non essere d'accordo!), ma per la prima volta parlano anche loro (finalmente se ne sono resi conto che il livello medio degli avvocati italiani è bassissimo e, dunque, confliggente con ciò che serve per elevare il livello qualitativo della giustizia!) di maggior qualificazione professionale e, dunque: maggior serietà del percorso di accesso e necessità della specializzazione (peraltro con gradevole citazione dell'Unione Camere Penali Italiane, da sempre capofila per l'introduzione della specializzazione forense.
Ed infatti l'unico grande, innovativo, decisivo, contenuto della legge in esame è l'art. 8, che introdurrebbe la specializzazione forense.
Certo, altre cose andrebbero riviste e migliorate, ma non è più rinunciabile tale risultato minimo di legislatura: se si innesca tale meccanismo virtuoso (finalmente togliere la troppa polvere accumulata sulla nostra legge professionale!) potranno in seguito essere apportati nuovi adeguamenti normativi su singoli aspetti della professione.
Il via libera c'è anche da parte del Governo, avendo ieri dichiarato il Sottosegretario Casellati, nella riunione della Commissione, che il testo della riforma in esame è assolutamente compatibile con l'art. 3, comma 5 della Manovra di agosto.
Dunque passo avanti...non resta che fare lo sforzo di raggiungere il traguardo...è ormai l'unico obiettivo, il minimo di una legislatura fallimentare (e ne saremo sempre "grati" in primo luogo a Fini!)...ce la faranno?

Dal D.L. 138/11: già una nuova professione di avvocato?

martedì 16 agosto 2011, 20.51.51 | danielechiezzi
Ferragosto ha portato in “dono” una riforma a scatola chiusa, che non Ti aspetti, ma che potrebbe significare tante cose in negativo (si teme) od in positivo (si spera).
Un’unica certezza: ormai aspettare il domani sarebbe tardi, perché ieri era già domani ed il nostro futuro è già adesso.
Credo sia necessario entrare nel merito del provvedimento per meglio far comprendere cosa intendo.
Sto parlando dell’art. 3 del D.L. 13.08.2011 n. 138, pubblicato in pari data sulla G.U. ed in vigore a partire dalla stessa pubblicazione.
Ovviamente è un D.L., il che può significare tutto (conversione in legge entro 60 giorni) o nulla (mancata conversione).
Né si può dare per scontata la conversione, dato che (e non è certo una novità) in un provvedimento di “manovra economica” vengono inserite disposizioni avente ben altra natura (in questo caso la chiamano “liberalizzazione del mercato”, rectius “abrogazione delle indebite restrizioni all’accesso” e all’esercizio delle professioni e delle attività economiche”. 
Intanto una prima annotazione dal titolo dell’articolo (che poi si ricava anche dal tenore dei suoi commi): le professioni sono altro rispetto alle attività economiche, dunque, almeno il principio base sembra salvaguardato!
Le professioni sono nuovamente “ordinate” dal solo comma 5 di detto articolo 3, che però (secondo una tecnica normativa ormai consueta, ma certamente deprecabile) è di fatto una vera legge quadro, che si auto esclude, per espressa previsione, soltanto per la professione medica, riguardando, dunque, tutte le altre.
L’altra unica distinzione è tra due macroaree professionali: quelle regolamentate, che necessitano di esame di Stato di accesso e quelle non regolamentate. Già qui, a mio parere, un grave errore: le professioni sono solo quelle regolamentate, come si ricava dal tenore dell’art. 33, comma 5 della Costituzione e per tutte, dunque, necessita un esame di Stato abilitante!
Ma veniamo alla professione forense (pur commentando il quadro scritto generalmente per tutte le professioni).
Il comma 5 inizia salvaguardando la necessità dell’esame di abilitazione, richiamando l’art. 33, comma 5 della Costituzione. E’ dunque scongiurato il pericolo di un accesso indiscriminato alla professione.
Si parla poi di garanzia, affidata agli ordinamenti professionali, per: libera concorrenza, diffusa presenza dei professionisti su tutto il territorio nazionale, differenziazione e pluralità di offerta “che garantisca l’effettiva possibilità di scelta degli utenti nell’ambito della più ampia informazione relativamente ai servizi offerti.” 
Dovendo commentare tali indicazioni si può dire che per quanto riguarda gli avvocati:
  1. la concorrenza ce n’è sin troppa (semmai qualche correttivo sulla “libertà” si potrebbe individuare, poiché il pensionato ultrasessantacinquenne che può continuare ad esercitare nel pieno delle forze, pur godendo della pensione non può essere ritenuto sul ben più debole neoavvocato!);
  2. la diffusa presenza non è in discussione, essendo arrivati ormai, su tutto il territorio, all’avvocato di ciascuna via di ciascuna città, ben oltre l’avvocato di quartiere;
  3. la differenziazione e la pluralità dell’offerta è il nodo cruciale, che ha un’unica soluzione positiva (ed assolutamente necessaria e giusta): l’introduzione della specializzazione forense; è a questo punto necessario che la nuova legge ordinamentale forense superi il divieto (sancito dal TAR del Lazio) contenuto nell’art. 91 della vecchia legge professionale forense (RDL 1578/1933), che in quanto legge speciale deroga ancora al principio generale, disapplicando la specializzazione professionale per i soli avvocati, diversamente che per altre professioni; è uno dei passaggi più importanti, un’opportunità da saper cogliere per migliorare l’offerta qualitativa nell’interesse dei cittadini e della buona amministrazione della giustizia, prima ancora che degli stessi avvocati; 
  4. segue il discorso sulla corretta informazione agli utenti, già esistente, ma carente sotto il profilo disciplinare: non per mancanza di previsione, bensì – di fatto – per assenza di sanzione, perché non funziona adeguatamente il procedimento disciplinare; e questo si ricollega ad un successivo passaggio, che affronto più avanti.

 Seguono, dopo le predette affermazioni, elencazioni sui principi (norma quadro, appunto!) che vengono affidati ai nuovi ordinamenti professionali, da riformare entro 12 mesi… dal 13 agosto scorso (e per fortuna che c’è già una proposta di legge all’esame del Parlamento, per quanto riguarda gli avvocati):
      a) autonomia ed indipendenza del professionista (principio ineludibile per l’avvocato, da sempre);
      b) obbligo di formazione permanente: ci siamo già arrivati per via regolamentare e ciò è conforme alla  previsione della disposizione quadro; il concetto andrà ribadito nel nuovo Ordinamento Forense;
      c) tirocinio effettivo (siamo d’accordo) con previsione di “equo compenso di natura indennitaria” (e qui iniziano i problemi: il primo è interpretativo, poiché compenso ed indennizzo sono antitetici, il primo essendo remunerativo ed il secondo reintegrativo; il secondo è pratico, poiché a queste condizioni non ci saranno più avvocati disposti a prendere praticanti all’inizio della formazione; viene previsto il tirocinio durante il corso universitario, ma questo è insostenibile, poiché il tirocinio presuppone prima una compiuta formazione teorica, ancor più se il tirocinio deve avere una qualche “utilitas” per il dominus costretto a pagare il praticante;
      d) obbligo di compenso concordato al momento dell’incarico professionale (qui si aprirebbe un discorso molto lungo, diciamo per adesso che dei paletti possono esser messi, ma la materia è molto fluida e merita approfondimento a parte);
      e) obbligo di assicurazione professionale (condivido in pieno, a tutela “risarcitoria” dei clienti e quale sintomo di serietà dello studio: certo è che non può diventare un alibi per il professionista, che dovrà essere ben controllato disciplinarmente, essendo la sua responsabilità ben ulteriore rispetto a quella patrimoniale);
      f) distinzione degli organi di disciplina rispetto agli organi amministrativi (previsione sacrosanta: è uno dei noccioli della riforma dell’Ordinamento Forense; il procedimento disciplinare non può funzionare fino a che gli eletti sono giudici degli elettori ed hanno con gli stessi stretti rapporti di vicinanza e quotidianità, ma si deve anche scongiurare il pericolo di un giudice “nemico”, dovendo salvaguardare che il giudizio disciplinare sia affidato a soggetti normalmente configgenti con il professionista forense; in ogni caso la serietà del procedimento disciplinare dovrà essere garantita per consentire l’affidamento al pubblico di ciascun avvocato iscritto all’Albo, mediante indicazione della propria specializzazione e comunque dell’ambito di esercizio della propria attività, anche in assenza (per sua libera scelta) di una specializzazione;
     g) libertà di pubblicità, con spendita di titoli, specializzazioni (è un ulteriore ribadire della necessità di introdurre tale distinzione legale nell’ambito anche della professione forense), strutture di studio e compensi previsti, secondo i principi di trasparenza, verità, correttezza, in equivocità, non ingannevolezza, non denigrazione (è evidente che ciò sia garantito solo e soltanto dalla capacità di funzionamento del procedimento disciplinare, con sanzioni certe ed effettive in caso di violazione delle regole deontologiche). 
 Quanto precede è, appunto, il “quadro” attuale; luci ed ombre, in attesa della verifica parlamentare, ove il rischio dello strumento è sempre il solito: il limite temporale per la conversione che non consente alcun approfondimento. Certamente la maggior ombra pare quella dell’accesso mediante tirocinio anticipato e pagato – che si aggiunge all’ombra già introdotta con la precedente manovra di appena un mese prima, relativa al tirocinio forense presso gli uffici giudiziari – e la maggior luce è la chiara indicazione di favore per la differenziazione dell’offerta mediante specializzazione.

Ma se questo è lo stato dell’arte il dado è tratto: d’ora in poi nulla sarà più per caso ed è dunque necessario il massimo livello di attenzione affinchè siano perseguiti e sviluppati gli elementi positivi e siano rivisitati ed eliminati quelli di segno contrario rispetto ad una corretta visione evolutiva per una professione che ha urgente bisogno di rilancio, nell’interesse di tutti. 

AVVOCATI: ABBIAMO UN PROBLEMA...

sabato 11 giugno 2011, 10.59.02 | danielechiezzi
"Alle professioni di avvocato e di procuratore non si applicano le norme che disciplinano la qualifica di specialista nei vari rami di esercizio professionale."
Come iniziare se non con il contenuto dell'articolo 91 del R.D.L. 1578/1933 (peraltro inserito all'epoca come disposizione finale) che è il cardine della sentenza 5151/2011 depositata in data 9.6.11 dal TAR del Lazio (Roma), con la quale ha dichiarato nullo, per carenza di potestà regolamentare (per riserva di legge) il regolamento sulle specializzazioni forensi emanato dal CNF, che avrebbe dovuto entrare in vigore il prossimo 30 giugno?
Oggi i tempi sono notevolmente cambiati da quel lontano, lontanissimo 1933 (ormai non esercita più nemmeno un avvocato - o procuratore dell'epoca - di coloro che ebbero gli effetti in prima aplicazione di tale normativa, essendo ormai trascorsi quasi 80 anni.
Decenni nei quali siamo passati per la seconda guerra mondiale, per la guerra fredda, il boom economico, la  crisi energetica degli anni settante, la grande svalutazione monetaria, la ripresa economica (edonismo Reaganiano!) fino alla caduta del muro di Berlino, l'esplosione dell'informatica (internet ed i vari strumenti connessi), l'Euro, le Torri gemelle, il terrorismo prima nazionale e poi internazionale, le guerre mirate, fino alla crisi - che ha pesantemente coinvolto, anche per il boom di iscritti all'albo, gli avvocati italiani - economica mondiale recente. Ovviamente dovendo anche "ringraziare" Bersani che ci ha dato una grossa "mano" per pregiudicare il "potere di acquisto" dei singoli avvocati, in favore dei soliti noti (banche, assicurazioni, grandi gruppi, in grado di imporre prezzi e prestazioni adecine di migliaia di avvocati "servi").
Oggi, resto più che convinto che soltanto la specializzazione forense sia in grado di dare nuova linfa vitale a questa professione, da troppo tempo (cinque anni sono già passati dal primo decreto Bersani!) in caduta libera, stretta nell'abbraccio mortale di una spirale al ribasso.
Tutti gli sforzi dovranno essere volti alla tempestiva rimozione di quella norma sopra riportata che è ormai non solo  contro la storia, ma anche contro la ragione (e direi persino anticostituzionale, per violazione degli articoli 3, 24, 27, 111 della Costituzione) poichè impeditiva della miglior qualificazione possibile del difensore che è quanto richiesto dalle norme costituzionali citate, in applicazione dei principi del giusto processo.
In primo luogo è necessario impugnare al Consiglio di Stato la decisione, proponendo incidentalmente la q.l.c.
In secondo luogo, date le evidenti difficoltà parlamentari a far proseguire l'iter della riforma complessiva dell'Ordinamento Forense, è necessario esercitare ogni forma di intervento - essendo innegabile l'urgenza - per far eliminare, se del caso anche con un D.L. tale arcaica norma impeditiva della specializzazione forense, quando ormai in tutte le altre professioni si sono sviluppate normativamente e per via regolamentare varie forme di specializzazione settoriale.
Non possiamo più permetterci di rimanere ancorati al passato: i nostri tempi sono già molto più avanti di noi!

...riparte (sul serio?) l'iter della riforma dell'Ordinamento Forense...

giovedì 2 giugno 2011, 12.37.34 | danielechiezzi
Ho appena visto che per martedì e mercoledì prossimi è nuovamente calendarizzata la riforma dell'Ordinamento Forense in Commissione Giustizia alla Camera...dovrebbero dunque essere pervenuti (non certo nei 15 giorni originariamente ottimisticamente previsti!) i dati richiesti ai vari soggetti istituzionali e non...nel relativo dossier visibile in allegato, però, ad oggi non risulta niente (forse inseriranno i dati dopo averli ufficialmente trattati in Commissione)...staremo a vedere...
Intanto qualche dato ricavabile dall'ultimo numero della Previdenza Forense (rivista della Cassa, peraltro uno dei soggetti che doveva fornire dati alla Commissione Giustizia), arrivato in questi giorni (con relativo articolo intitolato: "I redditi 2009. Un preoccupante declino"):
Iscritti alla Cassa 2009 156.909 reddito medio 48.805
Iscritti alla Cassa 2007 144.070 reddito medio 51.314 (ma rivalutato al medesimo valore monetario del 2009: 53.326, per una perdita reale, in potere di acquisto, pari all'8,5%)
Il dato, allo stato, per quanto qui di interesse induce ad una "banale riflessione":
molti avvocati in difficoltà sono indotti a "prendere" tutto ciò che capita, probabilmente abbassando i costi della prestazione e, conseguentemente, la qualità...

Insomma, tanto per dire le "solite cose": in periodo di difficoltà è assai più probabile che il civilista, anzichè passare ad un penalista la posizione del proprio cliente coinvolto in un procedimento penale, cerchi di gestire la questione in proprio, verosimilmente definendola per le vie brevi ("patteggiamento"), il che significa poco impegno e veloce guadagno.
Nello stesso numero della rivista della Cassa c'è una interessante lettera di una giovanissima Collega (che rivendica di essere italiana), costretta dal mercato ad andare a lavorare in Francia.
Ne riporto brevi passaggi:
"...Il mercato è saturo e la concorrenza sleale. Per anni si è concesso a chiunque di accedere alla professione: non sono mai state effettuate selezioni all'ingresso ma solo in uscita e chiunque è di questo mestiere sa che non sempre il rilascio del titolo abilitativo si basa su un sistema meritocratico. Questo ha generato un espandersi a macchia d'olio di titoli e un incremento a dismisura degli studi legali dove non sempre conta la professionalità.  ......  E' frustrante vedere che spesso c'è la <<caccia al cliente>> perchè di avvocati ce ne sono veramente tanti e di clienti (paganti) invece ce ne sono pochi...."
Se questo è lo stato dell'arte (e purtroppo è così!!!) è evidente che soltanto la via della specializzazione forense sia in grado di modificare in positivo questa saturazione della professione forense.
E' o non è, dunque, indispensabile che la riforma dell'Ordinamento Forense giunga  velocemente alla sua approvazione definitiva? 

Ora o mai più...

sabato 5 marzo 2011, 11.21.43 | danielechiezzi
Come speravo la maggioranza - superato il punto più basso del consenso parlamentare (i 314 voti, con qualche astensione, che hanno comunque consentito di rimanere in piedi) - può proseguire il suo cammino sino a fine legislatura e certamente lo farà.
Due anni abbondanti nei quali si potranno fare tante cose...senza "secondi Fini" di traverso...
Ovvio che il primo pensiero - da avvocato preoccupato per la svilente condizione nella quale si trova questa (un tempo) nobile professione - è rivolto alla riforma dell'Ordinamento Forense, già approvata dal Senato e adesso in corso di esame da parte della Commissione Giustizia della Camera.

Sono appena terminate le audizioni informali e la principale presa di posizione (quella del CNF) mi convince in pieno: è urgente approvare questa riforma, anche se non nel testo uscito dall'avvocatura, ed è a questo punto preferibile anticipare i tempi approvando così com'è il testo trasmesso dal Senato.

Il principio è semplice ma efficace: in questo modo nel giro di qualche mese (auspicabilmente prima della sospensione estiva) la riforma potrebbe essere legge, con l'introduzione dei principi fondamentali, volti a restituire serietà alla professione.
Vuoi fare l'avvocato? Non è un gioco, ma una cosa seria: se lo fai lo devi fare a tempo pieno, con obbligo di formazione permanente, di assicurazione in favore dei tuoi clienti, di dimostrare che sei in grado di mantenerti con tale attività professionale e, conseguentemente, di impegnare le relative risorse per mantenerti ad un buon livello sia organizzativo che qualificativo.
vuoi fare il "medico" di base o vuoi fare lo specialista? sei libero di scegliere, ma tutti dovranno sapere esattamente quale delle due alternative hai scelto! Dunque sì alla specializzazione forense.
se comunque vuoi fare l'avvocato devi sapere che ahi regole comportamentali serie da rispettare e qualora ciò non avvenga ne dovrai subire le conseguenze, mediante adeguato procedimento disciplinare. Dunque introduzione di modifiche che distacchino il procedimento dall'attuale situazione di assoluta inidoneità.
vuoi difendere anche dinanzi alle magistrature superiori, dove il giudizio si svolge su ambiti di mera violazione di legge e serve una particolare impostazione? Dovrai dimostrare di essere in grado di saperlo fare.
Tutto è migliorabile, ma non esiste la legge perfetta. I principi sopra espressi fanno parte della riforma nel testo uscito dal Senato e ciò è sufficiente per privilegiare l'immediata entrata in vigore della nuova legge ordinamentale.
La prossima settimana riprende l'esame ordinario in Commissione (sede referente) e mi auguro che la richiesta del Governo sia quella di far approvare il testo così com'è, per anticipare i tempi della riforma.

E' troppo grosso il rischio che la Camera si perda nella disamina di modifiche richieste da più parti nelle due direzioni opposte, facendo passare molto tempo, approvando un testo modificato, con necessario rinvio al Senato in seconda lettura e...fine della legislatura!
Probabilmente passerebbero lustri prima di rimettere in moto il meccanismo della riforma.
Con oltre 230.000 avvocati iscritti agli Albi senza regole, dei quali quasi 50.000 abilitati alle magistrature superiori soltanto per una (modesta) anzianità formale, con i grossi poteri economici (banche, assicurazioni, grosse imprese in genere) che impongono modus operandi e condizioni economiche ai professionisti, che si trasformano in loro para-dipendenti.
Appunto: ora o mai più!

una "strana professione": l'avvocato!

domenica 30 gennaio 2011, 13.10.03 | danielechiezzi
Mentre è ripreso l'iter parlamentare della riforma dell'Ordinamento Forense - martedì primo febbraio la seconsa seduta in Commissione Giustizia alla Camera, ove saranno illustrati i ddl presentati alla Camera ed ora affiancati nell'esame unitamente al testo pervenuto, come approvato in prima lettura, dal Senato - è necessaria qualche piccola riflessione a latere.
Lo spunto da due recenti articoli sul Sole 24 ore:
il primo titolato: "Non è reato spingere il cliente fuori dallo studio professionale"
C'è voluta una sentenza della Cassazione - Sesta Sezione Penale n. 3014/11 depositata il 27.01.11 - per annullare un  duplice condanna ad un avvocato, condannato per esercizio arbitrario delle proprie ragioni, per aver dovuto fisicamente accompagnare fuori una cliente che non voleva allontanarsi.
La Cassazione ha annullato ricordando lo jus excludendi, applicabile poichè lo studio privato non è luogo indiscriminatamente aperto al pubblico, rimanendo soltanto da verificare (da ciò il rinvio in appello) la proporzionalità dei mezzi usati per l'esercizio del relativo diritto, per evitare di cadere in un "eccesso colposo", eventualmente punibile (ad es. per lesioni provocate per colpa).
Tale vicenda, in fatto e per il suo iter processuale (doppia condanna in primo e secondo grado, prima della Cassazione!) è chiaramente esemplificativa della considerazione attuale dell'avvocato...prossima allo zero.
na cliente che pensa di avere il diritto di imporre la sua presenza dentro uno studio di avvocato...giudici di merito (e prima un PM) che considerano pienamente tutelabile il solo fatto di non poter essere fisicamente accompagnati alla porta dal titolare dello studio.
Poi vale la pena di ricordare anche gli avvocati morti di recente perchè uccisi all'interno od in prossimità del proprio studio solo per fatti afferenti al proprio operato professionale...
Il secondo spunto dall'articolo: "Gli avvocati fanno il tifo contro la specializzazione" (nel sole di ieri), ove si narra l'andamento di un convegno tenutosi a Milano nel quale la platea ha applaudito la voce critica di un avvocato austriaco che ha riportato il "no" dei 5.500 legali del suo Paese alla specializzazione (un avvocato ogni 1.550 abitanti, mentre da noi siamo uno ogni 260!).
In tale articolo si ricorda che in Svizzera la specializzazione forense è stata introdotta nel 2007 ed è in piena espansione (con un progetto molto simile a quello del regolamento approvato dal nostro CNF), mentre in Francia, su un numero stabile di circa 50.000 avvocati gli specializzati (la cui figura è stata introdotta da 20 anni!) sarebbero stati 15.000 nel 1998 ed "appena" 13.000 nel 2008, con la precisazione che la figura dello specialista è molto più presente nell'area parigina rispetto a tutto il resto del Paese.
In Germania, ove sono previste venti categorie di avvocato specializzato vi sono circa 38.000 specializzati su 153.000 avvocati totali (circa il 25%).
L'articolo, che si mostra contrario alla specializzazione, riporta il fatto che il principale nemico di tale organizzazione professionale sarebbe, soprattutto in Francia, Stati Uniti e Belgio, il "binario parallelo" della pubblicità, che consente di indicare la "prevalente attività" senza richiedere la specializzazione.

Mi pare fin troppo facile replicare che proprio la libertà di scelta sia il cavallo vincente della specializzazione: nessuno è o sarà obbligato. E comuque è proprio l'eliminazione dell'indicazione di una "prevalenza" d'area legale di patrocinio che potrà restituire chiarezza.
Le due vicende in realtà dimostrano proprio l'esigenza di restituire forza e dignità ad una professione ormai in caduta libera...

Calendarizzato il ddl C. 3900 in Commissione Giustizia

sabato 22 gennaio 2011, 13.38.30 | danielechiezzi
Per la prima volta la Commissione Giustizia della Camera ha calendarizzato - per la propria seduta in sede referente di mercoledì 26 p.v. (ore 14.00) - il ddl pervenuto, in quanto approvato dal Senato, di riforma dell'ordinamento forense.
Relatore l'On. Roberto Cassinelli, PDL, avvocato civilista ed amministrativista (così dalla sua pagina nel sito della Camera) e così autodescritto nel proprio sito internet (www.robertocassinelli.it):

"Roberto Cassinelli è nato a Genova il 10 Dicembre 1956. E' coniugato ed ha due figli.
studi e professione
Conseguita la maturità classica presso il Liceo "Vittorino da Feltre" di Genova, si è laureato in giurisprudenza presso l'Università statale di Milano.
E' avvocato, patrocinante presso la suprema Corte di Cassazione ed è stato per due mandati consigliere dell'Ordine degli Avvocati del Foro di Genova.
Opera prevalentemente nel settore civile ed amministrativo, con particolare riferimento al diritto societario, bancario, finanziario, fallimentare ed alla contrattualistica.
Svolge attività di consulenza ed assistenza legale per istituti bancari e di credito di rilevanza nazionale ed europea, per gruppi industriali e commerciali, per società di servizi ed enti pubblici.
E', ed è stato, consigliere di amministrazione, sindaco, commissario giudiziale e commissario straordinario in numerose società.
E' inoltre membro del Consiglio dell'Associazione Proprietà Edilizia della Provincia di Genova.
attività politica
Da giovanissimo ha aderito al Partito Liberale Italiano, di cui il padre Giorgio è stato Vicepresidente Nazionale.
Con il P.L.I. è stato eletto tre volte al Consiglio Comunale di Genova, nel 1981, nel 1985 e nel 1990.

Ha inoltre ricoperto numerosi incarichi pubblici nell'ambito della Fiera internazionale di Genova, delle Unità Sanitarie Locali VIII e XIII, dell'Azienda per l'igiene urbana di Genova, dell'Ente per il diritto allo studio universitario della Liguria e dell'Autorità per i servizi pubblici del Comune di Genova."

Speriamo che abbia fiducia (da conterraneo e Collega sarà certo buon amico di Alpa!) nella specializzazione forense e che creda profondamente nell'esigenza di portare in porto (da buon genovese!) presto e bene la riforma dell'Ordinamento Forense!

Avvocati e futuro: due giorni di fuoco!

mercoledì 12 gennaio 2011, 10.24.38 | danielechiezzi
Mentre alla Camera tutto è fermo relativamente al testo trasmesso dal Senato (ora ddl C 3900) sulla riforma dell'Ordinamento Forense, siamo in prossimità di due appuntamenti di assoluto rilievo e che potrebbero in qualche modo segnare profondamente il futuro della nostra professione.
Venerdì 14 p.v. (salvi spostamenti dell'ultima ora) dovrebbe tenersi la discussione, dinanzi al TAR del Lazio, del ricorso contro il regolamento sulla specializzazione forense varato dal CNF.
Ricordo che il ricorso è stato presentato da un gruppo di avvocati romani che contestano in primo luogo il potere regolamentare del CNF su tale materia.
Sabato 15 p.v. riunione presso il CNF con gli Ordini circondariali, per discutere sul medesimo regolamento anche alla luce dei deliberati del Congresso Forense di Genova.
Ribadisco il mio pensiero al riguardo: la specializzazione è necessaria!
Si può discutere all'infinito sulle modalità per attuarla, ma è fondamentale iniziare ad affermarne l'imprescindibile principio.
Se da queste due giornate la specializzazione uscirà riaffermata potremo dire di aver fatto un passo in avanti, ma se al contrario dovremo registrare una battuta di arresto rischieremo di dare un impulso negativo anche al ddl di prossimo esame alla Camera, con il rischio di perdere definitivamente una grande occasione di riforma e segnare il passo per un lasso temporale lunghissimo.

In danno, in primo luogo, del sistema giustizia in generale e di tutti coloro che vi si imbatteranno in particolare!

giovedì 8 dicembre 2011

Avvocati: dibattito sui numeri e sulla riforma

domenica 19 dicembre 2010, 17.40.12 | danielechiezzi
Per chi segue e/o partecipa ai commenti dei miei vari post rilancio subito la mia convinzione sul dato numerico falsato da fasce di evasione fiscale (e conseguentemente previdenziale) e quindi sulla necessità di introdurre limiti reddituali - con le dovute eccezioni, sulle quali non voglio ripetermi - non solo (come già c'è) per l'obbligo di iscrizione alla Cassa di Previdenza, ma anche per l'iscrizione all'Albo.
E' infatti appena arrivato l'ultimo numero di Modello 5, periodico della Cassa che esce in abbinamento con Italia Oggi, contenente i dati dichiarati alla Cassa al 31 ottobre 2010 per l'anno 2009.
Primo dato nella fascia di età da 30 a 49 anni vi è circa il 40% della popolazione italiana, ma vi è quasi l'80% dell'avvocatura italiana.
Secondo dato solo la regione Calabria ha 6 avvocati per mille abitanti, solo le regioni Puglia Campania e Lazio hanno 5 avvocati per mille abitanti, l'Abruzzo ne ha 4,2, la Sicilia 3,9, la Basilicata 3,8 la Liguria 3,6, l'Umbria e le Marche 3,1, tutte le altre abbondantemente sotto a 3, fino ai minimi di Trentino Alto Adige 1,5 a Valle d'Aosta 1,3.

Il reddito medio in euro più basso per gli uomini è quello degli avvocati di Molise e Calabria: 31.000, Lombardia e Alto Adige hanno redditi medi sopra a 100.000; per le donne 17.000 Molise e Basilicata da una parte e 46.000 Alto Adige e Trentino 42.000
Per aree geografiche: Nord UOMINI 87.000 DONNE 35.000; Centro 73.000 e 29.000 Sud e Isole 41.000 e 20.000
Ora è evidente che vi sia un decremento reddituale tra le aree del Nord e quelle del Sud, anche per fattori demografici ed economici.
Ma quando mi si dice che un presidente di un Ordine Avvocati del Sud guadagna a malapena 1500 euro il mese c'è qualcosa che non torna nel sistema. 

E credo che il primo dato da evidenziare è che l'incidenza dell'evasione fiscale e previdenziale sia inversamente proporzionata ai redditi dichiarati. 

E non credo di scoprire nulla di nuovo!
E rimango dell'idea che sarebbe sacrosanto imporre, dopo tot anni di professione, un reddito minimo per rimanere iscritti e poter esercitare; reddito quanto meno non inferiore a quello oggi imposto dalla Cassa di Previdenza per la continuità professionale ai fini previdenziali; dato imposto comunque notevolmente inferiore ai redditi medi dichiarati alla Cassa anche nella regione Molise, magari distinguendo uomini e donne, essendo innegabili mille ragioni per le quali le donne siano - costrette? - a guadagnare di meno.

Sarà un caso...

mercoledì 15 dicembre 2010, 9.29.15 | danielechiezzi
Sarà un caso, ma la prima firmataria, nonchè relatrice in Commissione Giustizia della Camera, della pdl C. 503, On. Siliquini rompe gli indugi, salva (insieme ad altri) il Governo ed esce da FLI (certo che l'On. Bocchino ci ha messo parecchio del suo per creare la spaccatura tra falchi e colombe, con l'ultimo discorso livoroso e - a dire il vero - piuttosto impacciato anche nell'esposizione).
Ma è finita come ho sempre detto che sarebbe finita: si va avanti e FLI è stato soltanto uno spiacevole incidente di percorso.
E guarda caso all'ordine del giorno della Commissione Giustizia è previsto già il seguito della discussione del pdl 503 (in pratica una legge quadro sulle libere professioni che, nell'ultima versione, sembra riallineata con il ddl, ormai C. 3900, sulla riforma dell'Ordinamento Forense).
Siccome inizio a prenderci con le mie previsioni ne azzardo un'altra: presto la Commissione Giustizia della Camera prenderà in considerazione anche il ddl C. 3900, non escusa una trattazione in parallelo - per le ovvie esigenze di coordinamento - con la pdl C. 503, magari previo incarico ad un Comitato ristretto (con i due relatori inclusi, anche se ancora non è stato affidato tale ruolo per il ddl C. 3900) di verificare le problematiche di compatibilità tra le due normative.
E poi l'On Bongiorno - Presidente della Commissione - ora deve pensare alla maternità, mica ad ostacolare i ddl in esame in Commissione!
Scommettiamo che, finalmente, dopo quasi 80 anni avremo finalmente un nuovo Ordinamento Forense?

E tra 10 anni i giovani avvocati che non la vogliono intendere (quelli bravi e preparati, che credono nella professione!) mi dovranno pure ringraziare (al contrario di qualche vecchio avvocato furbacchione che sarà costretto a cambiare modus o, più semplicemente, ad andare in pensione accontentandosi di quel poco che riceverà in base ai modesti contributi previdenziali versati).
P.S.: Certo che a continuare a leggere sui giornali di avvocati coinvolti in associazioni a delinquere finalizzate alle truffe in danno delle assicurazioni c'è veramente da vergognarsi di appartenere alla categoria! Ma anche questo è sintomo di quanto le cose debbano cambiare...

Sondaggio: prendere o lasciare?

mercoledì 1 dicembre 2010, 14.41.23 | danielechiezzi
PRECISAZIONE DEL 01 DICEMBRE 2010 ORE 13,30
Proprio in questi giorni è in discussione presso la Commissione Giustizia della Camera la proposta di legge C. 503 (Siliquini, presentatrice e relatrice) intitolata "Disciplina delle libere professioni", il cui testo (nella versione originaria era di 70 articoli, quella nuova, appena ripresentata nella seduta del 24 novembre 2010, passa a 18 articoli) appare piuttosto in linea con i principi generali del progetto di legge sulla riforma dell'Ordinamento Forense (ed infatti nel progetto C. 503 si formula una disciplina quadro e poi si rinvia ai singoli Ordinamenti di Settore)...non è escluso che presto C. 3900 e C. 503 possano viaggiare in parallelo...

AGGIORNAMENTO 30 NOVEMBRE 2010
Proposta di Legge C. 3900 (già approvata dal Senato) assegnata alla II Commissione permanente: Giustizia, con testo dell'articolato consultabile e ristampato tra gli atti della Camera; nella attuale numerazione sono 66 articoli
Ed ecco cosa risulta adesso (ore 19,20) dal sito della Camera:
S. 601-711-1171-1198. - Senatore GIULIANO; Senatori CASSON ed altri; Senatori BIANCHI ed altri; Senatore MUGNAI: Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense (approvata, in un testo unificato, dal Senato) ( 3900 )
Parere delle Commissioni I, V, VI (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria), VII, X, XI (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, relativamente alle disposizioni in materia previdenziale), XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali
(Ass. 29 novembre 2010)
.


ULTIM'ORA (26 nov 2010 ore 12,50): il ddl di riforma dell'Ordinamento Forense è giunto alla Camera ove prende il numero 3900, che sarà il nuovo riferimento per seguirne l'iter nel  secondo ramo del Parlamento
La vita è (deve essere!) fatta di scelte: non c'è niente di peggio che differire le decisioni, rimanere eternamente nel dubbio e non fare alcun passo in avanti...
Dunque un'ipotesi di "fantapolitica": sede deliberante alla Commissione Giustizia della Camera, nella fase precedente allo scioglimento delle Camere, per non vanificare il lungo e sofferto lavoro svolto al Senato (hai visto mai: qualche parlamentare in cerca di "gloria eterna")...
D'altro canto si possono ricordare le leggi 6 marzo 2001 n. 60 (difesa d'ufficio) e 29 marzo 2001 n. 134 (patrocinio a spese dello Stato) per esemplificare casi recenti di leggi approvate trasversalmente (con notevole merito dell'UCPI) in clima di smobilitazione parlamentare (in quel periodo stava terminando la legislatura ed era pacificamente noto a tutti che con le imminenti elezioni sarebbe cambiata la maggioranza parlamentare)...
Dunque la proposta "indecente" (del resto non ci sarebbe certo il tempo per un ulteriore passaggio al Senato, dopo eventuali modifiche alla Camera): prendere il nuovo Ordinamento Forense così come risulterebbe dal testo uscito al Senato, o rinviare sine die (e, forse, senza speranza!) l'approvazione della nuova legge ordinamentale...
Tra le due alternative secche io sarei assolutamente per prendere questa riforma!
(ed ancora una volta richiamo qui sotto il testo)

In attesa di...

mercoledì 24 novembre 2010, 20.25.51 | danielechiezzi
AGGIORNAMENTO DEL 24 NOVEMBRE 2010 ORE 19,20 NELL'ALLEGATO IL TESTO UFFICIALMENTE TRASMESSO DAL SENATO ALLA CAMERA 






ULTIM'ORA MARTEDI' 23 NOVEMBRE 2010, 0RE 19,15: IL SENATO HA APPENA APPROVATO IL DDL DI RIFORMA DELL'ORDINAMENTO FORENSE (PREVIO COORDINAMENTO DEL TESTO PRECEDENTEMENTE EMENDATO), DOMANI DOVREBBE ESSERE DISPONIBILE IL TESTO...

In attesa di martedì p.v. è comunque utile richiamare alcuni dati pubblicati tra ieri ed oggi sul Sole 24 Ore:
IERI
Dopo l'articolo di richiamo sullo stato della riforma sono pubblicati i dati ufficiali elaborati dalla Cassa di Previdenza Forense, con dati rivalutati; ecco i redditi medi globali:
1995   52.615
1996   49.873
1997   50.898
1998   51.800
1999   51.008
2000   52.236
2001   52.617
2002   52.511
2003   49.701
2004   50.954
2005   51.080
2006   51.829
2007   53.326
2008   50.704
2009   49.807
Un estratto dell'articolo di commento:
"...nella fascia d'età tra i 24 e 34 anni, portano a casa un reddito medio di circa 1.200 euro netti al mese. Bisogna aspettare di rientrare nel range tra 35 e i 45 anni per veder lievitare la cifra a 1.800 euro. <<Proprio verso i 40 anni - informa Marco Ubertini - si registra il fenomeno dell'abbandono della professione: continua infatti, il trend negativo dei colleghi che lasciano perchè non ce la fanno a tirare avanti. Un problema che approfondiremo>>. A fare la parte del leone, anche se non del tutto al riparo dagli effetti della crisi, sono gli over 45 che, malgrado siano il 43% degli iscritti alla Cassa, incassano più del doppio dei legali più giovani, attingendo da una torta rimasta immutata nel tempo. Il picco dei guadagni riguarda i "paperoni" con più di 65 anni, che raggiungono quota 3.680 euro al mese."

OGGI
"La pubblicità dell'avvocato non può essere <<suggestiva>> è il titolo dell’articolo che si basa sull'ultima sentenza delle SSUU. L'inizio dell'articolo: "Finisce con la <<censura>> definitiva della Cassazione l'esperienza di Alt (Assistenza legale per tutti), l'iniziativa di due avvocati milanesi - uno consigliere dell'ordine - che nel 2007 scesero letteralmente in strada per avvicinarsi alla clientela, sfruttando le liberalizzazioni pubblicitarie targate Bersani. Secondo le Sezioni unite (sentenza 23287/10, depositata ieri), la sanzione inflitta dal consiglio di Brescia nei confronti della consigliera milanese, ribadita poi dal Cnf, è del tutto congrua e legittima, per aver utilizzato l'acronimo (ALT) <<suggestivo>>, volto a catturare clientela sfruttando un riflesso <<emotivo>> irrazionale, ed equivocando anche sul messaggio <<prima consulenza gratuita>> - in realtà un <<generico inquadramento del problema>>."
Ad ognuno lascio la sua libera valutazione di tali due aspetti attuali della professione forense (da correlare, poi, con le esigenze di riforma e con il testo che uscirà dal Senato).

Avvocati: si chiude o...si chiude?

venerdì 19 novembre 2010, 17.15.00 | danielechiezzi
      AGGIORNAMENTO DI GIOVEDI' 18 NOVEMBRE ORE 8,15
In attesa del voto finale di martedì 23 p.v. riporto il testo approvato dell'articolo 8, per me norma cardine di tutto il nuovo impianto normativo e dal quale (in questa o nella prossima legislatura) non si potrà prescindere:
 (Specializzazioni)
    1. È riconosciuta la possibilità per gli avvocati di ottenere e indicare il titolo di specialista secondo modalità che sono stabilite con regolamento adottato dal CNF ai sensi dell'articolo 1 e acquisiti i pareri delle associazioni specialistiche costituite ai sensi del comma 9 del presente articolo.
    2. Il regolamento di cui al comma 1 prevede, in maniera da garantire libertà e pluralismo dell'offerta formativa e della relativa scelta individuale:
        a) l'elenco delle specializzazioni riconosciute, tenuto anche conto delle specificità formative imposte dai differenti riti processuali, da aggiornare almeno ogni tre anni;
        b) percorsi formativi e professionali, di durata almeno biennale, necessari per il conseguimento dei titoli di specializzazione ai quali possono accedere soltanto gli avvocati che alla data della presentazione della domanda di iscrizione abbiano maturato una anzianità di iscrizione all'albo degli avvocati, ininterrottamente e senza sospensioni, di almeno quattro anni;
        c) le prescrizioni destinate agli ordini territoriali, alle associazioni forensi, ad altri enti ed istituzioni pubbliche o private per l'organizzazione, anche di intesa tra loro, di scuole e corsi di alta formazione per il conseguimento del titolo di specialista;
        d) le sanzioni per l'uso indebito dei titoli di specializzazione;
        e) i requisiti richiesti ai fini del conferimento da parte dei consigli dell'ordine del titolo di specialista agli avvocati iscritti all'albo da almeno dieci anni.
    3. Le scuole e i corsi di alta formazione per il conseguimento del titolo di specialista non possono avere durata inferiore a due anni per un totale di almeno 200 ore di formazione complessive. All'esito della frequenza l'avvocato sostiene un esame di specializzazione presso il CNF, il cui esito positivo è condizione necessaria per l'acquisizione del titolo. La commissione d'esame è designata dal CNF e composta da suoi membri, da avvocati indicati dagli ordini forensi del distretto, da docenti universitari, da magistrati, da componenti indicati delle associazioni forensi di cui al comma 9.
    4. Il titolo di specialista è attribuito, e può essere revocato nel caso previsto dal comma 5, esclusivamente dal CNF.
    5. L'avvocato specialista è tenuto a curare il proprio specifico aggiornamento professionale con riferimento alla disciplina giuridica per cui ha conseguito il titolo. Il CNF stabilisce, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con proprio regolamento le modalità con cui ha luogo detto aggiornamento, i cui corsi annuali devono essere di almeno cinquanta ore. L'aggiornamento professionale in relazione alla disciplina giuridica specialistica è condizione per il mantenimento del titolo.
    6. I soggetti di cui al comma 2, lettera c), organizzano con cadenza annuale corsi di formazione continua nelle materie specialistiche conformemente al regolamento di cui al comma 1.
    7. Il conseguimento del titolo di specialista non comporta riserva di attività professionale.
    8. Gli avvocati docenti universitari in materie giuridiche e coloro che abbiano conseguito titoli specialistici universitari possono indicare il relativo titolo accademico con le opportune specificazioni.
    9. Il CNF tiene l'elenco delle associazioni aventi personalità giuridica costituite fra avvocati specialisti, che delibera di riconoscere sulla base della loro rappresentatività, diffusione territoriale e dell'eventuale accreditamento internazionale. Le associazioni non possono rilasciare attestati di specializzazione o di specifica competenza professionale.
    10. Gli avvocati che alla data di entrata in vigore della presente legge risultano iscritti all'albo da almeno dieci anni sono dispensati dalla frequenza dei corsi di cui al comma 6 e sono autorizzati a qualificarsi con il titolo di specialista in una o più discipline giuridiche previo superamento dell'esame di cui al comma 3.  

AGGIORNAMENTO DI MERCOLEDI' 17 NOVEMBRE ORE 18.10
Calendarizzati in Aula dichiarazioni di voto e voto finale martedì 23 p.v. alle ore 16,30

AGGIORNAMENTO DI MERCOLEDI' 17 NOVEMBRE ORE 12,20
Appena terminate le votazioni su tutto l'articolato del ddl di riforma dell'ordinamento forense, rinviate a seduta successiva le finali dichiarazioni di voto sull'intero ddl (come ora risultante) ed il conseguente voto finale; tra pochi minuti la riunione dei capigruppo per la ridefinizione del calendario lavori.
AGGIORNAMENTO DI MARTEDI' 16 NOVEMBRE ORE 20,15
Siamo a circa 100 emendamenti dal primo traguardo: approvato (con modifiche) l'art. 39 (Tirocinio), vale a dire l'articolo con il record di emendamenti proposti rispetto a tutto l'articolato; eliminata la prova preselettiva prima dell'esame (in precedenza era stata eliminata la preselezione per l'accesso alla pratica) mediante eliminazione dell'art. 45. Domani si riparte dall'art. 46 (e manca l'art. 32, accantonato)...in teoria (con due sessioni) domani si dovrebbe chiudere al Senato (ed ogni valutazione di merito sul ddl potrà esser fatta quando sarà leggibile il testo integrale ufficialmente trasmesso alla Camera).

AGGIORNAMENTO DI SABATO 13 NOVEMBRE 2010 ORE 9,45
Il tema di discussione ovviamente rimane questo: io resto convinto che la storia di qualsiasi riforma debba necessariamente passare per più fasi perchè - in Italia più che altrove (basti pensare come in paesi tipo il Regno Unito ad ogni cambiamento di linea di governo ci sono veri e propri stravolgimenti e si va avanti senza guardare troppo in faccia a coloro che ne subiscano  conseguenze negative) - è impensabile riuscire ad ottenere in un sol passaggio la riforma ottimale (e poi per chi? qui siamo oltre 60 milioni ed abbiamo idee diverse su tutto, meno male che il prossimo anno si festeggia il 150° dell'unità d'Italia!).
Martedì pomeriggio sessione dell'Aula del Senato integralmente dedicata al ddl di riforma dell'Ordinamento Forense: salve le reiterate assenze del numero legale (è assurdo il meccanismo - serve sempre una maggioranza assoluta in termini di presenza in Aula - che di fatto impedisce di legiferare a pieno regime nei lavori parlamentari!) dovrebbero arrivare in fondo...e se non è martedì sera deve per forza esserlo entro il giorno successivo. Poi si vedrà...Ed in teoria si apre uno scenario interessante anche dal punto di vista costituzionale: si ipotizza lo scioglimento della sola Camera (se il Senato vota la fiducia al Governo, che non ha più i numeri alla Camera; perchè sciogliere entrambe rischia di lasciare il Paese nel caos assoluto, visto che con questa legge elettorale sembra che ad elezioni totali si avrebbero comunque due magioranze diverse nei due rami del Parlamento). Dunque l'approvazione di un ddl da parte del ramo del Parlamento che non viene sciolto rimarrebbe valida e rimarrebbe in attesa di essere esaminata dalla nuova Camera...Vedremo. Resta il fatto che il peggior male di questo Paese sia l'immobilismo!

AGGIORNAMENTO DI GIOVEDI' 11 NOVEMBRE 2010 ORE 20,30
Il ddl sulla riforma dell'Ordinamento Forense non si è ancora concluso, complici diverse verifiche del numero legale (ore di lavoro letteralmente buttate!) e alcuni interventi di rappresentanti del Governo (SPESSO A RICHIESTA DELLE OPPOSIZIONI) su temi di attualità; insomma la settimana del Senato (ma perchè mai loro iniziano i lavori il martedì pomeriggio e li terminano il giovadì pomeriggio, lavorando soltanto due giorni e mezzo, vale a dire la metà di un normale lavoratore?) si è conclusa (per quanto ci riguarda) arrivando a circa metà delgi emendamenti sull'articolo 39 (sul tirocinio) e c'è l'accantonamento su un emendamento all'art. 32; insomma siamo a 37 articoli approvati (con diverse modifiche rispetto al testo base uscito dalla Commissione Giustizia) su 66 (ma gli scogli maggiori rimangono il 39, in corso di esame ed il 46)...martedì 16 p.v. i lavori del Senato, alle ore 16,30, ripartiranno (per l'ennesima volta! con questo ddl in Aula (e speriamo che in questi giorni non ci siano alluvioni, terremoti, o scoop varii...)

Non so, in concreto, quanto possa servire in tempi brevi, dato che l'attuale quadro politico volge a...nuove elezioni e - conseguentemente - a vanificare l'attività delle singole Camere.
Sta di fatto che (in teoria) questa settimana si dovrebbe chiudere, con il voto definitivo di tutto l'articolato, il ddl sulla riforma dell'Ordinamento Forense in esame all'Aula del Senato (certo, però, la scorsa settimana è mancato il numero legale una decina di volte, facendo gettare in fumo ore di lavoro dell'Aula).
Giovedì è iniziato l'esame dell'art. 25, gli articoli in totale sono 66, quelli sui quali maggiormente insisteva il dibattito dell'opposizione sono passati e di articoli con fiumi di emendamenti, se non ricordo male, ne restano due: il 39 ed il 46, vale a dire TIROCINIO ed ESAME.
Vorrei veramente vedere approvato dal Senato questo DDL, pur nella piena consapevolezza che ben difficilmente tale vascello sarà in grado di superare le secche della Camera, arenandosi definitivamente con ... lo scioglimento anticipato del Parlamento!
Però, se non altro, ci sarà un testo base approvato da un ramo del Parlamento, da riproporre subito alla riapertura delle nuove Camere e, soprattutto da mettere "in pasto" al Congresso Nazionale Forense che si svolgerà a fine mese a Genova.
Intanto almeno una cosa la politica l'ha capito: era vera e propria follia prevedere la possibilità di svolgere un lavoro privato part-time e contemporaneamente la libera professione forense. Dunque è stato riemendato il relativo emendamento.
Come giustamente molti hanno fatto osservare sarebbe saltata la Cassa Forense (ed i giovani è bene che inizino a studiarsi la questione, perchè è la loro unica garanzia futura di pensione!), ma sarebbe andata in tilt tutta l'amministrazione della giustizia, perchè non oso pensare con quale libertà ed indipendenza avrebbero potuto esercitare la professione miriadi di dipendenti privati, nei settori più svariati (sia pure, ovviamente, con il titolo di avvocato), dovendo conciliare, anche sotto un profilo dei diversi vincoli orari,  lavoro "a comando" e lavoro libero professionale.

AVVOCATI: l'attesa infinita!

giovedì 21 ottobre 2010, 21.01.08 | danielechiezzi
AGGIORNAMENTO DEL 21 OTTOBRE 2010 ORE 20.00
Ecco il testo rinvenibile dal sito del Senato sulla situazione del ddl di riforma dell'Ordinamento Forense (con il nuovo calendario dell'aula):
"
Gli emendamenti ad eventuali nuovi testi definiti dalla 2a Commissione permanente sul disegno di legge n. 601 (Riforma professione forense), a seguito del rinvio ai sensi dell'articolo 100, comma 11, del Regolamento, dovranno essere presentati entro le ore 13 di sabato 30 ottobre.

Martedì 2 novembre (16,30-20,30) - Mercoledì 3 novembre (9,30-13,30) - (16,30-20,30) - Giovedì 4 novembre (9,30-14) (16) - Venerdì 5 novembre (9,30) (se necessaria)

  • Seguito ddl nn. 601 e connessi - Riforma professione forense

Note

I tempi per il seguito della discussione del disegno di legge n. 601 (Riforma professione forense) saranno ripartiti tra i Gruppi al fine di consentire il voto finale sul provvedimento non oltre la seduta antimeridiana di venerdì 5 novembre."
In teoria, dunque, nuovo passaggio nelle Commissioni (Giustizia e, per quanto le compete, Bilancio) e votazione finale tra due settimane


   AGGIORNAMENTO DEL 21 OTTOBRE 2010 ORE 7,45
Il ddl di Riforma dell'Ordinamento Forense procede il suo iter in aula al Senato, ma ad una velocità di circa 5 articoli al giorno (il totale dell'articolato oggi è 66), con molti articoli accantonati per nuove valutazioni della Commissione Bilancio (ai sensi dell'art. 81 Cost.)...fatto un rapido calcolo di questo passo necessitano non meno di 10 giornate piene di lavori in aula, che tradotto sulla tempistica dei lavori parlamentari ordinari significa cinque settimane piene dedicate a questo ddl.
Oggi a fine seduta della mattina riunione dei capigruppo per decidere di contingentare i tempi (ed intenzione del Presidente di arrivare nei tempi più veloci possibili ad un voto finale)...vedremo...

   

AGGIORNAMENTO DEL 20 OTTOBRE 2010 ORE 13,30     
Al seguente indirizzo (pagina del sito del Senato) il resoconto sommario dei lavori della mattinata appena conclusa (accantonato l'art. 10 e aprovato l'art. 11 che introduce l'assicurazione professionale obbligatoria):
http://www.senato.it/lavori/21415/150723/ultimasintesiseduta.htm 
    
AGGIORNAMENTO DEL 19 OTTOBRE ORE 20,40
L'aula del Senato ha esaurito stasera gli argomenti posti all'ODG precedenti alla prevista ripresa dell'esame del DDL sulla riforma dell'Ordinamento Forense; nel contempo la Commissione Bilancio (5^ permanente) ha ripreso l'esame dell'articolato per il previsto parere ai sensi dell'art. 81 Cost., giungendo all'esame fino all'art. 41 (emendamenti), rispetto ai 66 totali; domani, dunque, l'aula dovrebbe riprendere fin dalla mattina con le votazioni sul DDL di riforma dell'Ordinamento Forense, con ulteriore espressione dei pareri della Commissione Bilancio sino ad esaurimento degli emendamenti presentati su tutto l'articolato; il tutto fino alla votazione finale sul DDL prevista, al massimo, la prossima settimana (come da calendario del Senato aggiornato in data odierna).
"L'eccesso numerico dei professionisti legali fa sentire la sua sinistra ripercussione sulla vita politica del Paese: l'Italia, da quando ha raggiunto la sua unità nazionale, è stata ininterrottamente governata dagli avvocati. In tutti i tempi e in tutti i Paesi, specialmente in quelli a regime democratico, i principi del foro, per naturale affinità di studi e di attitudini hanno primeggiato anche nell'arengo politico....Ma in Italia il fenomeno ha un'intensità più grave che altrove...ma in realtà tutti sanno che le leggi, nella loro formulazione tecnica sono, ormai, meno opera del Parlamento che della burocrazia; e del resto, se si deve giudicare dalla tecnica legislativa, dovremmo dire che è inutile mandare in Parlamento tanti avvocati quando le leggi vengono fuori così tecnicamente imperfette, farraginose, imprecise, frammentarie..."
Per ora prendetevi per buona questa citazione ed iniziate a valutarla nell'attualità ed a fronte di un disegno di legge all'esame del Parlamento, calendarizzato come centrale per i lavori dell'aula del Senato per la settimana a venire: il ddl di riforma dell'Ordinamento Forense.
Verrebbe da pensare che, se ci sono tanti avvocati in Parlamento (e ci sono!) e si pone il problema di affrontare la riforma dell'Ordinamento Forense:
A) vi sia un diffuso interesse a farlo seriamente
B) vi sia una particolare attenzione alla effettiva valutazione della pratica ricaduta delle norme emanande
C) vi sia una condivisione ampia dei principi cardine della riforma, traendo origine dalle concrete esigenze del Paese in relazione alla superata attualità delle norme ancora in essere.
Ed in effetti pareva in un momento storico non troppo lontano (circa un anno fa!) che sulla base di tali principi si potesse giungere ad una tempestiva approvazione della nuova legge di Ordinamento Forense:
vi era un testo approvato in sede di CNF con la collaborazione di tutte le rappresentanze forensi (istituzionali ed associative); vi era una larga condivisione della politica su un testo uscito, con il contributo di tutte le forze presenti in Parlamento, dalla Commissione Giustizia del Senato; vi era una condivisione da parte del Governo su quel testo, con sostegno del Ministro della Giustizia ad una rapida approvazione della riforma, considerata uno dei tasselli fondamentali  delle previste riforme in materia di giustizia.
Ecco, ho voluto ricordare le parole di Piero Calamandrei (la citazione iniziale, è tratta dal volumetto "Troppi Avvocati" Ed. LA VOCE 1921, ristampa anastatica del 2006 a cura della Fondazione Forense Bolognese, Cap. I, par. 17, pagg. 80-82) per dimostrare come problematiche di circa 90 anni fa debbano oggi essere ritenute più che attuali, ed anzi ingrossate in termini esponenziali, se si considera che all'epoca in cui scriveva Calamandrei (la fonte è sempre il medesimo libro: Cap. I, par. 8, pagg. 42-43), il rapporto numerico (riferito a dati del 1913) era di 59 legali ogni 100.000 abitanti (21.488 tra avvocati e procuratori legali per oltre 36 milioni di abitanti in Italia), mentre oggi (fonte Sole 24 ore di martedì 12 ottobre 2010, pag. 39) - e sono passati meno di cento anni - la popolazione non è neanche raddoppiata (poco più di 60.000.000 di abitanti), ma gli avvocati sono diventati 213.000 (dato 2008, oggi se se stimano circa 230.000), con un rapporto (sul dato 2008) di circa 355 avvocati ogni 100.000 abitanti: dunque dove prima vi era la disponibilità di un avvocato (e molti con limitazioni, essendo procuratori legali), adesso ve ne sono ben 6 (senza limitazione alcuna)!
Sempre secondo il Sole 24 Ore (art. cit.) in Italia oggi vi sono 26 legali per ogni giudice (all'epoca di Calamandrei erano 2 per ogni giudice!) e, per fare alcuni paragoni la Francia ha 47.000 avvocati (rapporto con i giudici pari a 7), la Germania 147.000 (rapporto con i giudici pari a 6), la Spagna (fino ad oggi senza esami!) 155.000, così come il Regno Unito (rapporto con i giudici pari a 3).
In Italia ci sono circa 45.000 cassazionisti, in Francia 95 ed in Germania 44.
Non è, forse, giunta veramente l'ora di metter mano seriamente ad una riforma che serve soprattutto al Paese? E la prima necessità, per dare serietà alla professione legale, nel Paese ove esiste la più grossa "giungla normativa" del Mondo, è quella di introdurre una seria specializzazione forense!