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Avvocato, ora anche consigliere comunale di opposizione a Montepulciano, con la lista civica "Daniele Chiezzi per Montepulciano". Che ancora, nonostante tutto, ci crede. E lo esprime come può, con i propri limitatissimi mezzi, cercando di dare voce anche agli altri, ad iniziare da questo blog. Il motto: non esiste attività umana in grado di affermare giustizia assoluta...ma almeno cerchiamo di migliorarla il più possibile!
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domenica 1 gennaio 2012

L'anno che c'è già...

Un tempo si amava dire (in vista del cambio di anno): "L'anno che verrà..."
Oggi - e non solo perchè è il primo gennaio - si deve necessariamente dire: "L'anno che c'è già"!
Nel mio modo di contare, infatti, l'anno di cui sto parlando non inizia -canonicamente - il primo gennaio.
E' iniziato molti mesi or sono, quando (prima dell'estate 2011) si è iniziato a comprendere che questa "stagione" è destinata a durare piuttosto a lungo.
Parlo del periodo di tempo (quanto vorrei fosse durata solamente la scorsa "pazza estate"!) ancora non ben definibile - ma sicuramente detestabile - durante il quale governa (almeno ufficialmente o, se si preferisce, in apparenza!) l'economia. Con ciò intendendosi le dichiarate esigenze di "economia pubblica", che a ben vedere possono essere sottotitolate: "operazione tasche vuote" (se si guarda al portafogli!) o, meglio ancora: "operazione medio evo giuridico" (che a me preoccupa di più).
Se infatti andiamo a ben osservare, notiamo che da qualche mese(???) a questa parte (Bersani è talmente lontano che sembra...oggi!) con tutto quello che si "vuol spacciare" per "liberalizzazione" è in realtà in atto una vera e propria opera di smantellamento di importanti tasselli del nostro ordinamento.
Vorrei parlare di giustizia e di professione forense, ma volutamente lo evito per non passare per "partigiano".
Esemplifico, dunque, utilizzando altre categorie notoriamente prese a calci in faccia dalla riforme "pseudo-liberalizzanti".
Farmacie: stiamo parlando della salute dei cittadini...dobbiamo essere così sicuri che si debba andare verso una libera vendita dei farmaci, anche quelli più banali? Siamo sicuri che quello che apparentemente è una tutela di mercato (libera vendita almeno di certe categorie farmacologiche) non si riveli, in realtà, un grave rischio per la salute pubblica e - di ritorno - per le stesse casse dello Stato, con un prevedibile maggior spesa sanitaria per erroneo uso di farmaci? Senza farla lunga e per esemplificare: andatevi a vedere le notizie sull'abuso di paracetamolo negli USA...quanti morti e quanti intossicati acuti e/o cronici ciò comporti...per abuso di Tachipirina (o farmaco generico contenente il medesimo principio attivo e cioè - appunto - il paracetamolo).
Idem per i taxi. Siamo così sicuri che la nostra sicurezza personale possa essere lasciata nelle mani del primo conducente che ci passa (letteralmente!) per la via.
Avete mai sentito parlare delle truffe subite da ignari turisti dai tassisti abusivi? Ci sono stati anche casi di rapina...
Insomma, quello che voglio dire è banale: diritto uguale regole, uguale doveri. E' vero che un eccesso di legislazione può essere un laccio eccessivo all'iniziativa economica, ma è altrettanto vero che in una società complessa, multietnica, multiconfessionale, etc... è necessario che ci siano regole minime in tutti gli ambiti lavorativi, per consentire il rispetto effettivo del soggetto principe del mercarto: il consumatore.
Perchè non ce ne stiamo accorgendo, ma piano piano, governati dall'economia, abbiamo invertito la rotta: verso un medioevo giuridico. Una giungla impervia dove tutti noi, nel fitto della vegetazione umana richiamo continui attentati, senza alcuna protezione, rischiando inesorabilmente di soccombere. La moltitudine ancora schiava di pochi: i governanti dell'economia.
E non posso che sperare che questo anno finisca prima possibile, per dare spazio ad una nuova stagione dei diritti (e, dunque, dei doveri reciproci!), prima che sia troppo tardi.

giovedì 8 dicembre 2011

...per il nuovo Anno (letterina a Babbo Natale)

venerdì 24 dicembre 2010, 11.00.16 | danielechiezzi
Tempo di consuntivi e buoni auspici e, secondo tradizione, in questo periodo si esprimono i desideri...non tanto per il regalo sotto l'albero, ma almeno per quello che si spera dal nuovo Anno.
Dire che servirebbe una giustizia migliore è fin troppo scontato ed il problema è cosa in concreto si possa sperare per far migliorare le cose.
Perchè i temi economici (la ripresa, la lotta alla disoccupazione, i sostegni alle imprese e così via) sono importanti, ma tutto ruota sull'efficienza del sistema giustizia: come si può investire in Italia se al primo problema la giustizia non è in grado di dare risposte certe, rapide ed efficaci?
E, soprattutto: se qualsiasi magistrato di procura può aprire un fascicolo penale a carico di chiunque, per qualsiasi ipotesi di reato, con possibilità di "infamante" notizia mediatica prima ancora che le indagini si siano concluse?
Ed ovviamente senza ristoro, perchè qualsiasi "mostro" sbattuto in prima pagina avrà la vita rovinata anche nel caso della - successiva - più chiara assoluzione od archiviazione!
Sono convinto che il Paese si normalizzerà soltanto quando la politica riuscirà a rimettere le cose a posto e cioè i magistrati di procura a fare indagini solo e soltanto sulla base di dati obiettivi indicanti ipotesi di reato, con possibilità di utilizzare lo strumento delle intercettazioni soltanto dopo la notizia di reato e non prima, a scopo "preventivo".
Ma questo sarà possibile soltanto quando quella parte della politica che crede di avvantaggiarsi facendosi dettare l'agenda dalla procure si sarà finalmente resa conto che ciò non può portare da nessuna parte, se non nel marasma generale in cui continuiamo a trovarci ormai da troppi lustri.
Ma passiamo dalla teoria alla pratica: uno dei punti nodali è e resta la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici.
Soltanto quando il giudice sarà totalmente libero di valutare l'attività del pubblico ministero si potranno arrestare quelle derive politiche delle attività giudiziarie che bloccano il Paese.
E' notizia di oggi (uno dei famigerati files di Wikileaks!) che D'Alema, confidandosi con l'ambasciatore statunitense, avrebbe definito la magistratura "una minaccia". Perchè non lo ha detto in pubblico? E soprattutto: perchè non ha politicamente agito per "risolvere" tale "problema"?
Ecco l'importanza di ricondurre ogni potere dello Stato al proprio ruolo!
La riforma dell'università è legge...qualcosa, dunque, inizia a muoversi.
Sta procedendo con maggior celerità l'informatizzazione degli uffici giudiziari (fa meno notizia perchè ciò avviene senza stravolgimenti normativi, ma è un fatto enormemente importante).
La riforma della professione forense è a metà del guado e deve procedere.

La sfiducia al Governo non è passata e, come per ogni "attentato" svanito, il superato pericolo tende storicamente a dare maggior vigore al capo rimasto in sella.
La speranza è, dunque, che la legislatura possa continuare e, quale conseguenza, arrivino quelle riforme con lo stesso spirito di qul passaggio di fine legislatura che caratterizzò il periodo 1999-2001: riforma dell'art. 111 Cost., introduzione delle indagini difensive, riforma del patrocinio a carico dello Stato per i non abbienti, riforma della difesa d'ufficio. Lasciamo stare le posizioni "oltranziste" del partito di Di Pietro, ma è mai possibile che gli altri non possano collaborare per le riforme in tema di giustizia, palesemente nell'interesse di tutti? La prima bozza del "Processo breve" non era stata forse ideata da esponenti del PD?

C'è da rimettere le mani sulla tutela degli indagati (intercettazioni e divulgazione di notizia); ci sarebbe da prevedere una forma di responsabilità in grado di far ridurre il rischio di "distruggere" una persona senza una vera e definitiva condanna; rimane aperta la questione della (necessaria) inappellabilità delle sentenze di assoluzione (chi è stato assolto una volta non si potrà mai ritenere certamente colpevole!); è gravemente inattuato il principio della finalità riabilitante della pena. Deve essere corretto l'uso - in molti casi abuso - del giudizio immediato, che spesso porta in sè delle vere e proprie limitazioni al diritto di difesa.

Ma manca ancora il più: il riequilibrio del processo penale con piena parità delle parti; accusa e difesa dotate di uguali forze ed entrambe equidistati da un giudice veramente terzo. Appunto: la separazione delle Carriere!

Sarà un caso...

mercoledì 15 dicembre 2010, 9.29.15 | danielechiezzi
Sarà un caso, ma la prima firmataria, nonchè relatrice in Commissione Giustizia della Camera, della pdl C. 503, On. Siliquini rompe gli indugi, salva (insieme ad altri) il Governo ed esce da FLI (certo che l'On. Bocchino ci ha messo parecchio del suo per creare la spaccatura tra falchi e colombe, con l'ultimo discorso livoroso e - a dire il vero - piuttosto impacciato anche nell'esposizione).
Ma è finita come ho sempre detto che sarebbe finita: si va avanti e FLI è stato soltanto uno spiacevole incidente di percorso.
E guarda caso all'ordine del giorno della Commissione Giustizia è previsto già il seguito della discussione del pdl 503 (in pratica una legge quadro sulle libere professioni che, nell'ultima versione, sembra riallineata con il ddl, ormai C. 3900, sulla riforma dell'Ordinamento Forense).
Siccome inizio a prenderci con le mie previsioni ne azzardo un'altra: presto la Commissione Giustizia della Camera prenderà in considerazione anche il ddl C. 3900, non escusa una trattazione in parallelo - per le ovvie esigenze di coordinamento - con la pdl C. 503, magari previo incarico ad un Comitato ristretto (con i due relatori inclusi, anche se ancora non è stato affidato tale ruolo per il ddl C. 3900) di verificare le problematiche di compatibilità tra le due normative.
E poi l'On Bongiorno - Presidente della Commissione - ora deve pensare alla maternità, mica ad ostacolare i ddl in esame in Commissione!
Scommettiamo che, finalmente, dopo quasi 80 anni avremo finalmente un nuovo Ordinamento Forense?

E tra 10 anni i giovani avvocati che non la vogliono intendere (quelli bravi e preparati, che credono nella professione!) mi dovranno pure ringraziare (al contrario di qualche vecchio avvocato furbacchione che sarà costretto a cambiare modus o, più semplicemente, ad andare in pensione accontentandosi di quel poco che riceverà in base ai modesti contributi previdenziali versati).
P.S.: Certo che a continuare a leggere sui giornali di avvocati coinvolti in associazioni a delinquere finalizzate alle truffe in danno delle assicurazioni c'è veramente da vergognarsi di appartenere alla categoria! Ma anche questo è sintomo di quanto le cose debbano cambiare...

Malati di trasgressivismo!

lunedì 30 agosto 2010, 17.10.45 | danielechiezzi
Ogni giorno la "stessa" notizia: un tizio fa una cosa strana e diventa subito un idolo via internet!
Una delle ultime "simili" notizie riguarda uno steward di una compagnia aerea che, avendo "ricevuto" una valigiata in testa involontaria (capita che qualche passeggero dall'aria sia poco attento con i propri bagagli!), ha "sbroccato" al punto di infamare pesantemente con la radio di bordo tutti i passeggeri, per poi dileguarsi azionando (ovviamente senza necessità alcuna) gli svicoli di emergenza (il tutto è avvenuto in fase di atterraggio)....
Per dirla in "italiano corrente" basta fare una "cazzata" per diventare un eroe mediatico! E gli esempi si potrebbero moltiplicare all'infinito.
Ne deriva che, di fatto, si scatena una specie di gara a chi la fa più grossa, perchè tanto più è clamorosa la "cazzata", tanto più è probabile che ne derivi una adeguata notorietà.
Con un effetto "emulazione" pericolosissimo.
Del resto che la nostra società fosse già malata di trasgressivismo lo si era capito da tempo, anche senza gli effetti di moltiplicazione esponenziale derivanti da You Tube e compagnia bella: quanto son belli gli "outing" più clamorosi..."diverso" è bello (in qualsiasi campo, ormai), mentre rimanere in linea con la natura dell'essere umano è out (ed il discorso non è riferito e/o limitato alle sole scelte sessuali).
E' ovvio che il mondo smaterializzato di internet rende tutto ciò assolutamente più facile (anche vendersi per una ricarica telefonica, ad esempio!)
Ed ogni ulteriore passo in avanti sembra  possibile...
Il problema vero, però, è che viviamo ancora in un mondo "reale", ma sempre più ce ne stiamo dimenticando, immergendoci quotidianamente e lungamente nel mondo virtuale.
Internet non solo è la più grande cassa di risonanza esistente: sta ormai diventando un acceleratore di particelle a ruota libera...senza alcun controllo...però quelle singole particelle siamo ognuno di noi...e come tutte le particelle accelerate il relativo comportamento tende ad impazzire.
Forse sarebbe il caso di rallentare un attimo, prima che sia troppo tardi!

Italia, sud, sviluppo

venerdì 27 agosto 2010, 17.08.28 | danielechiezzi
Per il secondo anno consecutivo le mie vacanze estive si sono alternate tra Calabria e Sicilia...
Anche questo anno mi sono divertito, tra le altre cose, a fare un mini sondaggio: "Ponte sullo Stretto si o no?"
Ed ho avuto la conferma di quanto percepito lo scorso anno: i Siciliani sono assai più favorevoli al Ponte di quanto lo siano i Calabresi...
A dire il vero questa sensazione l'ho percepita in generale in tema di "sviluppo del Sud": i Siciliani sono molto più disponibili allo sviluppo in genere ed al turismo in particolare; diverso è anche l'approccio verso il turista.
La Sicilia del Barocco (la zona da me visitata quest'anno, con puntatina (faticosa) ad Agrigento (Valle dei Templi, meravigliosa!) ha veramente tutto per accogliere il turista ed in primo luogo la naturale predisposizione della sua gente (Modica in testa!).
E la Sicilia (come del resto tutto il Sud) ha veramente bisogno di svluppo.
E sviluppo significa (inevitabilmente, con buona pace dei Verdi e dei "No qualsiasi cosa"!) strade di asfalto e di ferro, con ponti, gallerie e cavalcavia (che toglierebbero inquinamento, perchè oggi ci sono ingorghi sulle modestissime arterie esistenti!).
Messina ha impellente bisogno del Ponte: oggi (lo scorso anno no) si paga anche una eco tassa di transito (ovviamente "anda e rianda", dunque doppia!) al Comune, perchè la città è devastata dal transito veicolare (soprattutto dei TIR) che inevitabilmente la attraversano lungo un complesso percorso a serpentina per giungere dal  od andare in Continente. Il Ponte ovvierebbe in primo luogo anche a ciò (introducendo ad un nuovo tratto autostradale ben fuori Messina)...
Le linee ferroviarie siciliane sono rimaste più o meno quelle (soprattutto sul versante ionico, mentre poco conosco la zona da Messina a Palermo) che servivano i treni a vapore (ed infatti non sono elettrificate ed hanno un solo binario ambivalente).
L'autostrada Messina Catania ha notevoli segni del tempo (ed anche scarsa manutenzione), mentre un piccolo passo avanti si è fatto con il completamento della Catania-Siracusa (non ho ben capito, ma forse è una superstrada che però è meglio dell'autostrada predetta), mentre dopo Noto addio alla Siracusa-Gela (mi pare che il progetto risalga a qualche decennio fa, ma nessuna traccia di lavori!) e tagliare da Catania verso Agrigento significa...mettersi in pace con l'orologio ed armarsi di molta pazienza!

Realizzare il Ponte significherebbe dare un notevole impulso alla Sicilia, ma anche il completamento della Salerno-Reggio Calabria (il primo tratto di cento chilometri è quasi a posto, così come iniziano ad esserci diversi tratti nuovi anche più avanti, ma in alternanza a zone di lavori infiniti o di lavori neppure progettati e dunque con bruschi passaggi tra tratti nuovi e vecchi); inoltre significherebbe inevitabilmente linea ferroviaria veloce (oggi, superato il romanzo Cristo di è fermato ad Eboli, si può affermare che il vero treno si ferma a Salerno!).
Ma molto altro vi è da fare, soprattutto in Calabria, dove la pianificazione appare particolarmente arretrata e tutti i tentativi di opere infrastrutturali appaiono incredibilmente interrotti (quale esempio ben si può citare il porto di Corigliano Calabro, teoricamente importante per la sua posizione nell'alto Ionio, ma mai decollato, nè per usi industriali, nè per quelli commerciali e tanto meno per finalità turistiche).
Ogni anno, poi, i giornali riportano tristi cronache di malasanità calabrese, con alti costi sociali ed ulteriore freno allo sviluppo.
Dunque sviluppo per tutto il Sud. Che poi significherebbe progresso per il Paese nella sua integralità, perchè non possiamo continuare a procedere a due velocità...
Ma deve essere il Sud, in primo luogo, a volere il proprio sviluppo. E non mi pare - per avere esperienza ventennale di turista in Calabria e di professionista in giro per l'Italia - che tale esigenza sia unanimemente condivisa a casa loro... 
Si inizi intanto a far pagare il pedaggio in qualche tratto (nuovo) della Salerno-Reggio Calabria (nel resto d'Italia paghiamo il pedaggio autotradale!), per racimolare risorse da reinvestire subito per far progredire le grandi opere al Sud...perchè anche tale mancanza di pagamento è il segno di una mancanza di volontà!

Contare sempre fino a 100...

venerdì 20 agosto 2010, 17.43.05 | danielechiezzi
E' un bel po' che non scrivo...
Non che manchino le idee (anzi: avrei imbarazzo nella scelta)...ma facendo l'avvocato ho deciso di "contare parecchio" (nel senso più banale e letterale del termine!) prima di tornare a scrivere...

E contare almeno fino a cento è certemente utile per limitare le parole (c'è libertà di pensiero finchè ciò rimane un fatto interiore, ma quando il pensiero si ufficializza in parole pronunciate o scritte...la querela diventa lo "sport nazionale")...
E' evidente che le vicende di Fini & co. (che non sta solo per cognato!) hanno turbato non poco i miei auspici...
In primo luogo per la riforma della legge ordinamentale forense (a questo punto scommetto 10 a 1 che in questa legislatura sia tutto saltato), palesemente uscita dalle aule parlamentari (stiano tranquilli coloro che si apprestano ad affrontare l'esame a dicembre (a proposito: pubblicate le date 14-16) che si svolgerà con le "vecchie" regole...
Ma il problema deve essere affrontato in termini più generali.
In tema di Giustizia ed in termini di sistema Italia: chissà perchè ogni giorno sento più questo povero Paese come "impastoiato" dai poteri giudiziari (e degli altri che ad essi, per un verso o per un altro si ricollegano)...la politica continua ad essere indirizzata (ma forse è più esatto "condizionata") da indagini giudiziarie che iniziano (molto meno, mi pare, da quelle che finiscono...), la certezza del diritto è sempre più un'illusione (e sempre meno una speranza) e questo condiziona negativamente non solo la vita politica, ma anche la quotidianità di individui ed imprese.

E ciò è sempre più avvilente.
Le vere riforme sono sempre "ostaggio" di qualcuno che "prendendo spunto" da una nuova indagine, si mette di traverso, staccandosi dalla maggioranza.
Eppure l'unico modo per cambiare le cose sarebbe uno e soltanto uno: un plebiscito elettorale contro una politica schiava della giustizia...
Continuando nelle mie riflessioni rendo omaggio allo scomparso Prof. Avv. Francesco Cossiga (non cito a sproposito i suoi titoli): le sue idee recenti in materia di giustizia (separazione delle carriere in primis, avversione contro il sistema correntizio di ANM e nei confronti dello sconfinamento di ruoli del CSM: non a caso era socio onorario dell' UCPI) erano coincidenti con il nucleo essenziale di qualsiasi riforma in tale ambito...
Tornando alla mia adorata professione non posso non enunciare tutta la mia amarezza nell'aver visto - durante la mia ultima vacanza - il proliferare di ambiti pubblicitari di studi legali perfettamente allineati al decadimento professionale (ad esempio mega insegne a bandiera ove si enunciano capacità in ogni ambito del diritto esistente), nella consapevolezza di giacere ad anni luce di distanza da ogni e qualsiasi ipotesi di riforma.
Insomma: meno male che ho contato parecchio, perchè se mi fossi espresso esattamente in tempo reale e nei termini in cui mi venivano i pensieri...

Separare le carriere giudici - pubblici ministeri

sabato 10 aprile 2010, 13.10.22 | danielechiezzi

Al centro del dibattito politico le riforme in materia di giustizia:
il centro nevralgico delle riforme è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri
ADERITE ALLA CAMPAGNA PER LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE SU FACEBOOK:
 http://www.facebook.com/home.php#/group.php?gid=103042594772

Le riforme che vorrei...

lunedì 5 aprile 2010, 21.40.37 | danielechiezzi
Ed ora non ci sono alibi per nessuno: chi vuole le vere riforme? Quali interventi si debbono intendere tali?
Dico semplicemente la mia avendo un occhio di riguardo per "il mio settore", cioè quello che ritengo di conoscere sufficientemente bene: la giustizia.
1) Riforma costituzionale per reintrodurre l'immunità parlamentare (da estenderre a tutti i Ministri in carica ed a tutti i Governatori ed assessori regionali, nonchè ai sindaci ed assessori di città con almeno 50000 abitanti)....Spiegazione: preferisco di gran lunga il rischio di qualche impunità che una Repubblica oligarchica dei magistrati!
2) Riforma costituzionale per introdurre la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri (due CSM)...Introduzione del divieto di fare politica per i magistrati (obbligo di dimettersi anche soltanto per candidarsi) Spiegazione uno Stato di Diritto deve avere un giudice realmente terzo ed in grado di poter valutare con assoluta indipendenza anche il lavoro dei pubblici ministeri, cosa che non può avvenire se le correnti dominate dai PPMM possono incidere sulla carriera dei giudici; inoltre la credibilità dei magistrati (sia requirenti che giudicanti) è direttamente proporzionata alla loro distanza dalla politica, nel pieno rispetto dei principi repubblicani che si basano sulla ripartizione ed equidistanza dei poteri.
3) Riforma costituzionale per eliminare le province...Spiegazione: enti di cui si potrebbe tranquillamente fare a meno...parallelamente dovrebbero essere tagliati molti altri enti inutili, mediante leggi ordinarie...il motto dovrebbe essere: ridurre la burocrazia, velocizzare tutta la macchina pubblica...
4) Riforma ordinaria: semplificazione del carico fiscale, da collegare al sistema federale: IRPEF cumulativo collegato al carico di famiglia suddiviso in tassa statale, regionale e comunale, rimangono IVA e Registro, via tutte le altre imposte...Spiegazione: l'economia di una nazione è tanto più forte quanto è minore il suo carico fiscale, vi è maggiore circolazione di moneta "alla luce del sole", si crea sviluppo che produce maggior gettito fiscale riducendosi il "sommerso"
5) Riforma ordinaria: eliminazione di tutte le sezioni distaccate di tribunale e di tutti gli uffici del giudice di pace, con creazione di tribunali circondariali in luogo delle più importanti attuali sezioni distaccate e creazione della figura unica dei giudici onorari di tribunale, riportando tutte le funzioni onorarie sotto il controllo dei tribunali, con grossi risparmi di spesa e recupero di efficienza...i tribunali più grando debbono essere suddivisi in tribunali più piccoli (Parigi ha 4 tribunali autonomi). Eliminazione dei tribunali per i minori. Eliminazione dei tribunali militari....Spiegazione: queste sono le vere inefficienze della giustizia...non tanto il numero dei tribunali circondariali, che anzi debbono aumentare (direi da 165 a 250) mentre le centinaia di sezioni distaccate, proprio in quanto tali creano soltanto disservizi...si sono eliminate le Preture per sostituirle con gli uffici dei Giudici di Pace...ci vuole un unico giudice di primo grado (il tribunale) ove ovviamente per le materie minori potranno ben operare i giudici onorari di tribunale. Stop a tutte le duplicazioni inutili.
6) Riforma ordinaria del sistema penale, con riordino del codice penale, congrua depenalizzazione e creazione di un testo unico delle norme penali extra codicem, con introduzione della procedibilità a querela per tutti i reati con pena edittale massima non superiore a 5 anni di reclusione, revisione di tutte le ipotesi contravvenzionali con definibilità delle stesse con introduzione di ipotesi generalizzate di estinzione del reato per intervenuti risarcimento e/o condotta riparatoria; estensione delle misure alternative alla detenzione, anche ricollegabili alle condotte riparatorie, non solo applicabili nella fase esecutiva della pena, ma anche utilizzabili quali sanzioni penali principali (es.: lavori socialmente utili). ...Spiegazione: non è con il piano carceri che si risolvono i problemi della giustizia penale, bensì ridando concretezza a tutto il sistema secondo una vera logica di giustizia nel senso voluto dalla Costituzione.
7) Riforma ordinaria dell'Ordinamento Forense con introduzione di: specializzazione forense, reddito minimo, assicurazione obbligatoria, sistema disciplinare effettivo....Spiegazione: senza un'avvocatura valida in ogni settore del diritto e riconoscibile come tale non può esserci il recupero di efficienza del sistema giustizia!
8) Riforma costituzionale: riduzione del numero dei parlamentari (300 alla Camera 100 al Senato) con potere legislativo riservato alla Camera (mero potere di veto al Senato) salvo che in materia Costituzionale (previsione di voto congiunto in tali casi con adunanza plenaria), con elezione diretta del Premier e suo potere diretto per la formazione del Governo, che può essere soltanto sfiduciato mediante apposita mozione da votarsi in seduta plenaria dei due rami del Parlamento e potere di veto al Presidente della Repubblica sui singoli ministri, fermi gli attuali poteri di controllo sulle leggi.
9) Riforma costituzionale: introduzione della legge "grandi opere", da votarsi in seduta plenaria dei due rami del Parlamento, per imporre opere strategiche sul territorio delle singole regioni nell'interesse nazionale, anche in deroga delle leggi vigenti in via generale per il governo del territorio (autostrade, linee ferroviarie, porti, aeroporti, centrali di produzione di energia, sistemi di difesa civile e/o militare collegamenti tra regioni quali valichi montani, ponti, tunnel, etc)
10) Riforma costituzionale: introduzione della legge "blocca regione", parallelamente a quella che precede, per introdurre la possibilità per il Parlamento di bloccare una legge di una qualsiasi regione ritenuta contraria all'interesse nazionale.
La spiegazione comune dei punti 8-9-10: oggi abbiamo un sistema bloccato ove in primo luogo un Parlamento eccessivamente dispersivo e poi le regioni possono impedire la realizzazione delle scelte del Governo centrale. Questo sistema di fatto impedisce lo sviluppo e spesso le contrapposizioni politiche Stato-Regioni hanno portato ad uno stallo foriero di inefficienza. E' necessario un sistema più snello che consenta al Governo centrale di operare più celermente e poi, ove necessario, se appoggiato dal Parlamento, di forzare anche lo stallo con le Regioni, nell'interesse nazionale.

un piccolo grande voto che conta assai di più

martedì 30 marzo 2010, 10.24.59 | danielechiezzi
Oggi tutti a parlare del 7 a 6 per il centrosinistra che in realtà è una batosta per Bersani and co.
Il dato di partenza era infatti 11 a 2 ed il resto sono chiacchiere (ogni elezione si deve valutare con la precedente omologa, non con altre tornate elettorali).
Ma non è questo che focalizza la mia attenzione.
Il mio pensiero va tutto alla Provincia de L'Aquila.
Siamo stati - per diversi fine settimana - sommersi mediaticamente dalla "protesta delle carriole", con tanto di vescovo tra le macerie a tirar su calcinacci (secondo qualcuno alla fine queste elezioni le avrebbe vinte la Chiesa con l'ultima uscita antiabortista)...
Ebbene il dato provinciale de L'Aquila è il vero fulcro di queste elezioni.
A dispetto delle notizie diffuse negli ultimi tempi dal Capoluogo abruzzese, con abile risalto mediatico (gli abitanti in rivolta contro il Governo), la realtà dei numeri post-elettorali dimostra esattamente l'opposto!
Gli abitanti - sfortunati quanto laboriosi e dignitosi - di quelle zone terremotate hanno fornito una serie di risposte "esemplari" sul dire e sul fare in Italia.
Ebbene il vero referendum pro Berlusconi si è svolto lì! E Berlusconi lo ha vinto...
In controtendenza con tutto il Paese e nonostante le evidenti difficoltà logistiche ivi è aumentata la partecipazione al voto.
E la gente è palesemente andata a votare con l'intenzione di ringraziare Berlusconi, la Protezione Civile e tutto il Governo del fare perchè - dunque - nonostante il tentativo di molti di far apparire il contrario, ivi quello che poteva e doveva essere fatto nel primo anno (anzi qualcosa meno) post terremoto è stato fatto!
Questa è la vera prova di capacità di governo. Al di là di qualsiasi mistificazione mediatica.
E lo dimostrano, poi, a "corollario", il voto della Campania (Berlusconi arrivò e risolse il problema "munnezza") ed il voto delle regioni amministrate dal centrodestra, che si consolidano confermando il buon governo locale.
Tutto questo ancora non viene puntualmente compreso (ma segnali incoraggianti ci sono tanto in Emilia quanto nelle Marche ed in Umbria) dove il tasso di radicamento alle vecchie ideologie è ancora prevalente sul raziocinio.
Per la mia cara Toscana è dovuto un discorso a parte: purtroppo è destinata a "sprofondare" nell'arretratezza perchè troppo legata al suo apparato partitocratico di stampo post-sovietico...
Ed io, come ho già detto altre volte, mi candido a fare, prima o poi, il custode della futura "Riserva Indiana"...

...se Parigi "val bene una messa"!

mercoledì 3 marzo 2010, 21.30.31 | danielechiezzi
Bella storia questa delle Regionali: il sicuro vincitore fuori dalla competizione per un "banale" errore di qualche personaggio di secondo piano...e come se non bastasse la lista del partito di maggioranza relativa fuori dalla competizione per la regione della Capitale (sempre per un "banale" errore dell'ennesimo personaggio di secondo piano)...
Si diceva un tempo: questa è l'America, Signori! Il Paese della Democrazia...
E non si può dire questa è l'Italia...anzi si deve dire: purtroppo questa è l'Italia!
C'è evidentemente qualcosa che non quadra in questo sistema elettorale, che certo non agevola la democrazia se per una "svista" rischia di rimaner fuori il più importante rappresentante della volontà popolare (Formigoni per la Lombardia).
Intendiamoci: la regola c'è ed è uguale per tutti e se qualcuno ha sbagliato è giusto che la conseguenza sia quella di dover pagare l'errore.
Ma c'è proprio qualcosa che non va se il difetto di un singolo (o di un ristrettissimo numero di persone) rischia di incidere in maniera sostanziale sull'esito del voto, in danno degli elettori di maggioranza (almeno in Lombardia, per il Lazio la cosa è meno certa).
Nell'era di internet si sbaglia a raccogliere le firme (e nessuno può dubitare che la lista Formigoni non avesse i numeri per raccoglierne!), oppure ci si attarda sull'uscio del tribunale e "salta" la lista PDL per Roma provincia (e nessuno può dubitare che vi fossero volontà e numeri per la relativa presentazione).
Dunque Parigi "val bene una messa", qualsiasi cosa pur di incoronarsi vincitore. E poco importa se per quella "messa" debbano passare anche i Radicali della Bonino, da sempre paladini della democrazia!
Vinceranno contro la democrazia e per la burocrazia che sempre hanno avversato (e con il timbro di quella magistratura che non di rado hanno criticato).
Anche questa è l'Italia ove...la poltrona prima di tutto e per chiunque.
E complimenti a tutti (vincitori e vinti) per il comportamento tenuto, che certo non renderà giustizia agli elettori.
Sia celebrata la messa, dunque: Parigi aspetta il suo Imperatore.
P.S.: chissà perchè qualche "chierichetto" ha gli stessi vessilli degli esclusi, anche questo è tipicamente italico, poichè da ogni coro esce sempre qualche voce stonata!

DISSESTI D'ITALIA

domenica 21 febbraio 2010, 20.48.45 | danielechiezzi
"Commovente" il giovanissimo Bersani che (forse) fa "l'angelo del fango" nella "mia" Firenze e che in base a tale foto tira le orecchie a Bertolaso....peccato che nei successivi 43 anni a sporcarsi le mani Bertolaso ci sia andato pressochè ogni giorno (compresa la "munnezza" napoletana accantonata dai compagnucci di Bersani) mentre l'attuale segretario del PD - da ministro -  voleva la Protezione Civile per organizzare i suoi eventi mediatici...
A sinistra non vogliono il Ponte sullo Stretto: peccato che Prodi quando era a capo dell'Iri spingesse a mille per la realizzazione e dando anche termini di scadenza per la realizzazione: 1994...poi da capo del Governo ha fatto perdere anni e buttare soldi: a quest'ora l'opera poteva già essere a metà e non all'inizio!.
Visti i dissesti "idrogeologici" di questi giorni (che purtroppo sono una costante: da Sarno in giù!) mi viene proprio da pensare quanto sia indispensabile dare un concreto e controllato sviluppo al Sud.
Perchè con lo sviluppo aumenta la presenza dello Stato e si limitano i vantaggi territoriali delle grandi organizzazioni criminali radicate in quei territori.
Non mi pare assolutamente un caso che i dissesti avvengano per la gran parte in tali regioni, proprio perchè manca la presenza dello Stato e gli interventi sul territorio sono assolutamente meno controllati e rispettosi delle buone regole dell'arte.
Sono più di venti anni che vado ogni estate in Calabria e - francamente - l'impressione è che da quelle parti non si voglia sviluppo controllato proprio perchè...non si vogliono regole (il Sud è pieno di "cattedrali nel deserto").
Non c'è anno che non ci siano imponenti lavori sulla Salerno Reggio Calabria, eppure le opere non finiscono mai ed anzi dove si è intervenuti dieci anni fa si reinterviene nuovamente in maniera pesante...
L'arretratezza del sistema viario della Sicilia (dove sono tornato questa estate) è impressionante...
Si faccia, si faccia senza indugio alcuno il Ponte sullo Stretto, con tutte le opere propedeutiche e di collegamento, per dare un forte senso dello Stato in quei territori apparentemente (ma anche sostanzialmente) troppo dimenticati dallo Stato.
La libertà di circolazione è fondamentale ed è un legaccio in meno al "controllo illegale" del territorio.
Si creerà sviluppo e si toglieranno poteri ai gruppi criminali, perchè lo sviluppo libera i mercati e le forze lavoro.
E nel fare le opere del Ponte si intervenga con puntualità nella risistemazione di tutto il territorio.
A costi di mandarci tutto l'esercito e militarizzare la zona, per evitare che "fiumane improvvise" continuino a disperdere i tanti soldi che scendono verso Sud, ma non costruiscono mai niente!
Dimenticavo: per lo sviluppo sono necessarie anche le centrali nucleari (anche Obama rilancia!) e, per le medesime ragioni sarebbe opportuno iniziare a realizzarle dalle regioni del Sud, ciò costituendo ulteriore occasione di controllo e governo del territorio.

Considerazioni (politiche) sulla recente storia d'Italia

sabato 13 febbraio 2010, 13.18.29 | danielechiezzi
Negli ultimi mesi il Giornale (adesso nuovamente diretto da Feltri) ha offerto ai lettori le prime pagine storiche della testata, dalle sue origini (1974) al 1994.
Ieri  la prima pagina del 12 gennaio 1994, l'ultima firmata da Indro Montanelli che, nel suo editoriale di commiato, intitolava (non a caso): "Vent'anni dopo".
La storia insegna che Montanelli si schierò contro la "discesa in campo" di Berlusconi e che, per tale contrasto, lasciò la direzione del Giornale, da lui creato e ben insediato nelle edicole, per poi fondare La Voce, nella convinzione di ripercorrerne i successi e nella speranza di "trasferirci" i lettori.
Ma non mi pare sia andata proprio così; a proposito, ma esce sempre La Voce? Mi pare di no, ma vado a memoria, senza aver verificato...
Oggi mi colpisce un passaggio dell'ultimo editoriale di Montanelli sul Giornale (e mi dispiace che la sua penna, comunque importante, non possa replicare alla mia successiva e modesta valutazione, avendoci lasciato nel 2001 a 92 anni): 
"Gli abbiamo detto - e confermiamo - che il suo massiccio e rumoroso intervento nell'arena elettorale non gioverà, secondo noi, nè alla causa per la quale egli pensa di battersi, e di cui temiamo che frazionerà ancora di più le forze, nè per i suoi propri interessi. I fatti diranno se avevamo ragione o torto."
Ad oltre 16 anni di distanza mi sento di poter affermare che Montanelli avesse totalmente torto sotto il primo profilo (quello politico) e ragione sotto il secondo (quello personale).
Berlusconi non ha frazionato la parte politica cui pensava di poter contribuire, avendo acquisito, anzi, il notevole merito (che ricade anche sull'altro versante politico, sia pure in misura meno "compiuta") di aver semplificato il quadro; al punto che oggi è a capo di un partito che sfiora il 40% dell'elettorato attivo e governa con un bipartito, cosa mai accaduta, solidissimo, con l'opposizione allo sbando.
Ha dunque salvato la sua parte politica ed, aggiungo io l'Italia intera!
Al contrario sul piano personale aveva pienamente ragione Montanelli...
Ha subito (e non è certo finita) oltre 100 iscrizioni nel registro degli indagati, ha subito una complicazione inimmaginabile della sua vita, con ignobili attacchi sul piano privato che lo hanno ignobilmente portato ad una frattura matrimoniale (con la moglie che vuol farsi mantenere a circa - per parlare con il linguaggio di Montanelli - settemiliardidilire al mese!); ha subito più di un attentato alla sua persona, ha tutti i fucili puntati contro, è bersaglio di odio sfrenato e sragionato dalla sua controparte politica...
Ma in estrema sintesi aveva ragione Berlusconi e non Montanelli e di ciò, qualsiasi cosa dicano i suoi troppi detrattori, glie ne siamo grati!

Facciamo scioperare i magistrati!

martedì 19 gennaio 2010, 14.46.35 | danielechiezzi
Nei giorni scorsi ANM ha minacciato lo sciopero dei magistrati.
La più congrua risposta arriva, come sempre, dal comunicato UCPI
....

Il comunicato della Giunta U.C.P.I.
Nulla di nuovo sotto il sole dell'ANM: le solite sortite restauratrici e la minaccia di uno sciopero. Insofferente e ostile a qualsiasi cambiamento il sindacato dei magistrati rivendica di spostare all'indietro le lancette dell'orologio e di destinare alle sedi "non richieste dai magistrati anziani", e per questo ritenute disagiate, i giovani di prima nomina sulla base di uno schema di pensiero che ricorda il nonnismo nelle caserme ai tempi della naia. L'emergenza vuoti di organico, che trova origine proprio all'interno dei comportamenti del corpo dei magistrati, diventa l'occasione per erigere barricate contro ogni ipotesi di riforma che guardi in avanti in senso liberale e democratico.
Piuttosto che  agitare polemiche e creare allarmismi l'anm farebbe bene ad agire con senso di responsabilita' verso il paese e ad occuparsi di quelle prassi distorte che sottraggono risorse alla amministrazione della giustizia (a partire dai 260  magistrati fuori ruolo).
La Giunta U.C.P.I.

Cosa dire, se non affermare una piena condivisione di tale reazione?
Continua l'attivismo dell'ANM non per migliorare il sistema giustizia, ma per difendere interessi della corporazione.
Attività legittima, per carità, come qualsiasi attività sindacale volta ad ottenere quanto più si possa in favore dei propri iscritti.
Ma se c'è un interesse generale che richiede "altro" è quello che si deve perseguire "barra a dritta"!
E francamente, in questi tempi di crisi generale, certi privilegi, palesemente confliggenti con il pubblico interesse (in questo caso il funzionamento della macchina giudiziaria su tutto il territorio nazionale), debbono essere necessariamente scavalcati.
Scioperino pure: uno, dieci, cento giorni... ma si illustri correttamente Urbi et Orbi cosa si cerca di fare e cosa cercano di impedire i magistrati con la loro "minaccia" di sciopero (o per cosa scioperino nel caso - auspicato - che le cose vadano avanti per la loro strada).
Più loro sciopereranno, più significherà che finalmente saranno in corso d'opera le riforme!
mercoledì 6 gennaio 2010, 20.17.07 | danielechiezzi
Oggi sul banco degli imputati c'è Feltri.
Già, perchè i processi che contano sono quelli che si fanno sulla stampa "che conta", mentre tutto il resto (compresi i processi veri nelle aule di giustizia?) è superfluo, irrilevante, persino dannoso, secondo un certo modo di pensare (e cioè il solito "politicamente corretto").
A me, in queste, cose piace giocare il più "scorretto" possibile (dunque in controtendenza), risalire la corrente, dare persino le capocciate nel muro, spaccarmi la testa, ma mai abbassarla.
E dunque (e non è la prima volta) sto con Feltri ed Il Giornale!
Mi vanto di non aver mai votato DC, PCI, PSI, così come non ho mai votato Forza Italia e tutto ciò che dalla sua creazione si è collocato alla sua sinistra.
In gioventù ho apprezzato l'unione PLI-PRI, ma non erano maturi i tempi.
Ho convintamente sposato il progetto AN con la gioia di veder tramontare l'MSI e credendo di veder nascere un partito moderno di destra.
Ho sempre auspicato un bipartitismo vero all'americana ed ho dunque gioito quando sono nati il PD ed il PDL, sperando che ciò avrebbe spazzato via tutto il resto, collocando inesorabilmente dentro le due nuove macroaree tutta la politica del fare, facendo precipitare nel nulla la politica dell'avere, inevitabilmente collegata al concetto (ed al proposito) del non fare.
La prima mossa sbagliata l'ha fatta Veltroni, consentendo all'antipolitico Di Pietro di fagocitare, come il miglior parassita, buona parte del suo fianco sinistro.
Oggi ci si mette Fini (lasciamo perdere Casini, che è storia fritta e rifritta!), con una scelta personale valutabile come qualcosa che si pone assolutamente sul versante antitetico rispetto alla politica del fare. Se c'è uno sfascismo, oggi, non è quello di Feltri, ma quello di Fini.
Il percorso del Presidente della Camera (porterà mica "male" quello scranno? Visti i precedenti...) è tragitto suo, non del suo partito.
Le idee che ultimamente divulga non sono le idee di un moderno e vincente modello di destra moderata, bensì idee clamorosamente perdenti di una vecchia politica di sinistra.
Non uno degli elettori di AN può condividerle, non uno degli attuali (e maggioritari) elettori del PDL e del centrodestra.
 Con il suo pensiero attuale Fini può forse ambire a qualche voto degli indecisi di sinistra dell'UDC o degli spaesati elettori del PD, arrancando dunque in un marginale contesto di opposizione.
I suoi fedelissimi - pochi, per fortuna - non sono uomini del centrodestra, non sono uomini di governo, bensì semplici servitori del principe prescelto (o semplici prescelti dal principe, cui debbono personale devozione!), perchè non mantengono l'impegno assunto solennemente con la formazione del PDL  prima e con la tornata elettorale poi.
Io - già elettore di AN prima e del PDL poi - mai voterò le attuali idee di Fini e come me nessun altro elettore del PDL e del Centrodestra nel suo complesso.
Non sono io a cambiare i miei principi, le mie idee fondanti e prevalenti: è qualcun altro ad aver rinnegato (ed in brevissimo tempo) se stesso.
Il PDL ed il popolo di governo resisteranno ben oltre il triplice salto mortale - verso la gabbia delle belve feroci - effettuato da Fini. E soprattutto resisterà ben oltre la sua carriera politica!
giovedì 31 dicembre 2009, 10.11.20 | danielechiezzi
Ogni anno, in questo periodo, si sprecano gli auguri...
Non è solo un modo di dire, bensì una costosissima realtà in danno di tutti noi, e mi spiego con un esempio: calendari dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia, scritti, biglietti e presenti inviati o consegnati tra e dalle istituzioni, personale dipendente delle PP.AA. impiegati per giorni e giorni a predisporre, consegnare, inviare i vari simboli augurali.
Ma a cosa serve tutto ciò? Sicuramente ad una cosa incontestabile: sprecare denaro pubblico (che contribuisce, dunque a determinare il monte tasse necessario!) senza costrutto alcuno.
Passi per l'attività "esterna" del Corpo Diplomatico, ma tutta questa fervente attività augurale quale "interna corporis" della Pubblica Amministrazione, proprio non la comprendo e mal la tollero.
A naso mi viene da pensare che se soltanto il corrispondente di tutto ciò venisse impiegato in ricerca od innovazione tecnologica, saremmo molto più avanti!
Non c'è più (o non dovrebbe esserci più!) uno stato di tipo "borbonico", dove vassalli, valvassori e valvassini ancora mantenevano retaggi medievali di potere legato al legame gerarchico diretto con il principe! E dunque necessitava il periodico ossequio al potente sovraordinato per mantenere la propria parte di potere.
Oggi c'è (o ci dovrebbe essere!) un moderno Stato democratico, fondato su principi repubblicani, ove tutti sono uguali e qualsiasi potere pubblico altro non è che promanazione del sistema di rappresentanza popolare (sul piano politico) e di mera organizzazione democratica (sul piano amministrativo).
Si dica dunque basta a questo arcaico e costosissimo sistema augurale della Pubblica Amministrazione e si impieghino in attività ben più proficue risorse umane, logistiche, economiche e materiali in genere, palesemente sprecate nell'effimero degli auguri di fine anno.
Il miglior augurio, dunque è rivolto ad un ulteriore passo avanti della Pubblica Amministrazione affinche vengano meno tutte quelle forme di spreco pubblico passate come attività istituzionale assolutamente non finalizzata ad un concreto obiettivo da raggiungere, bensì limitata a comportamenti (e spese) di circostanza.
Il pensiero finale non può non andare al Ministro Brunetta, nella speranza che queste banali parole possano entrare nel circuito delle sue idee, tanto invise a chi ne subisce l'applicazione, quanto realmente utili - se concretamente applicate - a tutti noi!
Dunque, tanti auguri a tutti noi, per un'Italia migliore, dove tutte le risorse possano essere impiegate nel miglior modo possibile, eliminando tutto ciò che ne costituisce dannosa dissoluzione.
giovedì 24 dicembre 2009, 12.27.10 | danielechiezzi
Caro Babbo Natale,
sono un po' grandicello, ma prima di invecchiare (forse ho già iniziato!) vorrei vedere esauditi alcuni desideri...in fondo non chiedo "grandi cose" e non le chiedo solo per me, ma per tutti noi.
Evito di chiedere le "solite" cose impossibili quali: pace nel Mondo, acqua, cibo e salute per tutti (figuriamoci a parlare addirittura di benessere e cultura!) e mi limito a qualcosa di più modesto, per questo povero Paese, che però, nonostante tutto, è preferibile ad altri e poco basterebbe per migliorarlo ancora.
In primo luogo Ti chiedo di far finire questo inutile caos politico: il Paese ha bisogno di riforme strutturali che consentano di poter viaggiare come i treni giapponesi e cioè senza inutile attrito e dunque con risparmio di energia e sostenuta velocità a basso costo.
Via tutti i partiti ci vuole un bipartitismo all'americana, che consenta la corretta dialettica dell'alternanza senza gli infiniti veti che ancor oggi chiunque abbia modestissime percentuali di consenso cerca di frapporre a qualsiasi innovazione che in primo luogo porterebbe alla eliminazione di simili dannose e gravose posizioni privilegiate.
Ma prima di ciò è il nostro mondo della Giustizia che ha bisogno di una bella sistemata: ritorno all'immunità parlamentare, che consentiva il giusto equilibrio tra poteri dello stato e ritorno di tutti i magistrati nelle loro sedi più appropriate con repentino e totale abbandono di sale stampa, aule parlamentari o congressuali, consone ad un'attività politica che nulla dovrebbe avere a che fare con l'amministrazione della giustizia.
E poi: come si fa ad amministrare la giustizia senza la garanzia di un giudice realmente terzo, autonomo ed equidistante da tutte le parti? Ecco, dunque, la necessità impellente della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, anche per renderci più credibili al Mondo intero, che guarda alla giustizia italiana con non poco sospetto (e risparmio le indecorose statistiche internazionali al riguardo!)
Le leggi, poi, ritornino ad esser tali: dotate dei requisiti fondamentali di astrattezza, generale applicabilità, certezza, chiarezza, efficacia, congruità di sistema, necessità, con un diritto penale minimo, con eque sanzioni e corretta ed efficiente previsione di sanzioni alternative alla detenzione.
E poi: mai più l'ammasso nelle carceri indegno di un Paese civile, in prigione soltanto per i gravi delitti e comunque con un sistema detentivo effettivamente finalizzato ad un fine pena di completa reintegrazione del reo nel consesso civile, perchè soltanto così è possibile evitare il circolo vizioso ed irrefrenabile delitto-carcere-delitto-carcere.
Insomma e più semplicemente, caro Babbo Natale: fai che l'Italia finalmente, ai suoi grandi pregi aggiunga (eliminando le sue tante "magagne") quello di essere un vero e moderno Stato di Diritto!