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Avvocato, ora anche consigliere comunale di opposizione a Montepulciano, con la lista civica "Daniele Chiezzi per Montepulciano". Che ancora, nonostante tutto, ci crede. E lo esprime come può, con i propri limitatissimi mezzi, cercando di dare voce anche agli altri, ad iniziare da questo blog. Il motto: non esiste attività umana in grado di affermare giustizia assoluta...ma almeno cerchiamo di migliorarla il più possibile!
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sabato 7 gennaio 2012

Supini al Dio Mercato!

Prendo spunto dall'articolo del Corriere della Sera che ritiene di dover elevare in gloria le prossime "liberalizzazioni", initolato "Spesa notturna e avvocato low cost", leggibile al seguente indirizzo:


Sì, certo, certo, liberazione selvaggia, nell'idolatria moderna: il Dio Mercato!...

Un tempo si diceva homo homini lupus, per evidenziare l'indole egoistica di ciascuno di noi...oggi neppure sappiamo chi governa tale indole, nella frenesia delle mille corse quotidiane...e lo vediamo con i nostri figli, troppo spesso sbandati, moralmente abbandonati, in preda agli agguati di internet e dei troppi bombardamenti tecnologici che li circondano.

Credo fortemente che la vera urgenza oggi dovrebbe essere - al contrario - quella di ricostruire il concetto di famiglia e di focolare domestico: tutti insieme seduti a semicerchio per riflettere, senza computer, televisioni, cellulari, smart o tablet vari.

Magari rileggendo tutti insieme la Costituzione (e non solo la copertina, agitata a sproposito da certi magistrati), fonte immensa dei necessari equilibri tra diritti e doveri che ognuno di noi deve sapere di avere!

domenica 1 gennaio 2012

L'anno che c'è già...

Un tempo si amava dire (in vista del cambio di anno): "L'anno che verrà..."
Oggi - e non solo perchè è il primo gennaio - si deve necessariamente dire: "L'anno che c'è già"!
Nel mio modo di contare, infatti, l'anno di cui sto parlando non inizia -canonicamente - il primo gennaio.
E' iniziato molti mesi or sono, quando (prima dell'estate 2011) si è iniziato a comprendere che questa "stagione" è destinata a durare piuttosto a lungo.
Parlo del periodo di tempo (quanto vorrei fosse durata solamente la scorsa "pazza estate"!) ancora non ben definibile - ma sicuramente detestabile - durante il quale governa (almeno ufficialmente o, se si preferisce, in apparenza!) l'economia. Con ciò intendendosi le dichiarate esigenze di "economia pubblica", che a ben vedere possono essere sottotitolate: "operazione tasche vuote" (se si guarda al portafogli!) o, meglio ancora: "operazione medio evo giuridico" (che a me preoccupa di più).
Se infatti andiamo a ben osservare, notiamo che da qualche mese(???) a questa parte (Bersani è talmente lontano che sembra...oggi!) con tutto quello che si "vuol spacciare" per "liberalizzazione" è in realtà in atto una vera e propria opera di smantellamento di importanti tasselli del nostro ordinamento.
Vorrei parlare di giustizia e di professione forense, ma volutamente lo evito per non passare per "partigiano".
Esemplifico, dunque, utilizzando altre categorie notoriamente prese a calci in faccia dalla riforme "pseudo-liberalizzanti".
Farmacie: stiamo parlando della salute dei cittadini...dobbiamo essere così sicuri che si debba andare verso una libera vendita dei farmaci, anche quelli più banali? Siamo sicuri che quello che apparentemente è una tutela di mercato (libera vendita almeno di certe categorie farmacologiche) non si riveli, in realtà, un grave rischio per la salute pubblica e - di ritorno - per le stesse casse dello Stato, con un prevedibile maggior spesa sanitaria per erroneo uso di farmaci? Senza farla lunga e per esemplificare: andatevi a vedere le notizie sull'abuso di paracetamolo negli USA...quanti morti e quanti intossicati acuti e/o cronici ciò comporti...per abuso di Tachipirina (o farmaco generico contenente il medesimo principio attivo e cioè - appunto - il paracetamolo).
Idem per i taxi. Siamo così sicuri che la nostra sicurezza personale possa essere lasciata nelle mani del primo conducente che ci passa (letteralmente!) per la via.
Avete mai sentito parlare delle truffe subite da ignari turisti dai tassisti abusivi? Ci sono stati anche casi di rapina...
Insomma, quello che voglio dire è banale: diritto uguale regole, uguale doveri. E' vero che un eccesso di legislazione può essere un laccio eccessivo all'iniziativa economica, ma è altrettanto vero che in una società complessa, multietnica, multiconfessionale, etc... è necessario che ci siano regole minime in tutti gli ambiti lavorativi, per consentire il rispetto effettivo del soggetto principe del mercarto: il consumatore.
Perchè non ce ne stiamo accorgendo, ma piano piano, governati dall'economia, abbiamo invertito la rotta: verso un medioevo giuridico. Una giungla impervia dove tutti noi, nel fitto della vegetazione umana richiamo continui attentati, senza alcuna protezione, rischiando inesorabilmente di soccombere. La moltitudine ancora schiava di pochi: i governanti dell'economia.
E non posso che sperare che questo anno finisca prima possibile, per dare spazio ad una nuova stagione dei diritti (e, dunque, dei doveri reciproci!), prima che sia troppo tardi.

lunedì 5 dicembre 2011

sabato 25 aprile 2009, 14.14.59 | danielechiezzi
Ho appena letto, con non poco sgomento, la notizia sulla decisione del Tribunale di Venezia di sollevare questione di costituzionalità sugli articoli del codice civile che impediscono il matrimonio tra due persone dello stesso sesso; ciò ritenendo, quindi, la compatibilità costituzionale dei matrimoni omosessuali.
Premesso che ben diverso profilo è la liceità del rapporto omosessuale (questo certamente garantito dall'art. 3 della Costituzione), il problema qui in esame è sostanzialmente riferibile alla portata del primo comma dell'Art. 29 della Costituzione, che recita:
"La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio"
E' di tutta evidenza che la Costituzione si occupi di tutelare particolarmente "la famiglia" che è cosa ben diversa dalla coppia e per di più riferisce le proprie attenzioni a tale nucleo fondamentale definendolo "società naturale fondata sul matrimonio".
La "famiglia naturale" è per definizione l'insieme di persone formato da un padre, una madre e la relativa prole.
Ebbene: la società naturale fondata sul matrimonio ha inevitabilmente in nuce il concetto di "generazione", perchè la specie umana, dalla sua origine ad oggi, ha potuto preservarsi al mondo (come del resto le altre speci animali sessuate) riproducendosi di generazione in generazione.
Il matrimonio, dunque, per stessa indicazione costituzionale, è istituto finalizzato a tutelare la famiglia e come tale destinato ad essere salvaguardato come nucleo fondante dell'ordinamento.
Da decenni è in corso il dibattito sulla inevitabile "decadenza" di una Nazione destinata all'invecchiamento progressivo della popolazione e, conseguentemente, destinata ad un decremento numerico, per l'inevitabile saldo progressivamente negativo tra nascite e morti per periodo.
Se vogliamo garantire un futuro ai nostri figli è ancora più necessario salvaguardare, come baluardo insostituibile, il concetto di famiglia proprio come enucleato ed inquadrato dall'articolo 29 della Costituzione.
Ed è quindi inammissibile cedere a forme incredibili di "giurisprudenza creativa", indotte - come altre manifestazioni umane - da un eccesso di garantismo delle minoranze; queste ultime ormai capaci di condizionare il libero pensiero ed il libero comportamento in maniera ben più ficcante di quello che è consentito - come dovrebbe essere secondo regole democratiche - alle ben più ampie maggioranze (sia pur troppo spesso silenti) della popolazione.
La libertà personale è un conto, ma la pretesa di diritti oltre i limiti della Costituzione è ben altra cosa e, come tale, deve essere fermamente avversata.
sabato 4 ottobre 2008, 10.20.03 | danielechiezzi
Le riforme servono, ma c'è modo e modo di affrontarle.
In primo luogo servirebbe un modus procedendi degno della delicatezza tecnica della materia, perchè un conto sono i (buoni) principi ed altra cosa è il risultato concreto delle modifiche normative una volta apportate.
Utilizzo l'esempio concreto di questi giorni: l'emendamento passato per pochi voti e proposto dall'opposizione in sede di discussione parlamentare del "collegato" alla finanziaria, avente ad oggetto il divieto di proporre ricorso per Cassazione avverso sentenza di Appello che sia di totale conferma della decisione di primo grado.
Intanto una premessa: detta norma è incostituzionale per il limite imposto dal comma VII dell'art. 111 Cost., che riporto:
"Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra"
Capisco il "gioco parlamentare" maggioranza opposizione, ma almeno si documentino (tutti!) sui principi costituzionali in materia di giustizia!
E questo accadimento è figlio del modus: non si può fare una riforma della giustizia (per quanto piccola sia e questa non lo è!) in un collegato alla finanziaria...
La materia è tecnica e delicata e può essere modificata soltanto previe audizioni di tutti i soggetti della giurisdizione che possono evidenziare pregi, difetti, disfunzioni e pericoli di qualsiasi modifica normativa al riguardo.
Per farla breve dico la mia con un esempio: il giudice di primo grado (magari un onorario poco esperto) fa una sentenza ben motivata, ma applicando una legge non più in vigore, la cosa sfugge al giudice di appello (magari perchè l'appellante svolge molti altri motivi di appello su altri aspetti, dedicando poche righe al motivo di diritto, che è il più fondato) che conferma la sentenza in evidente violazione di legge.
Come è possibile pensare che non sia possibile ricorrere in Cassazione in un simile caso?
Ecco: se le riforme della giustizia debbono essere fatte con tali modalità e contenuti, allora è meglio non farle (ed invece servono ma di altro tenore e con altre modalità procedimentali per attuarle concretamente e positivamente)!

mercoledì 1 ottobre 2008, 16.32.30 | danielechiezzi
Consiglio a tutti la lettura del "RAPPORTO SUL PROCESSO PENALE" , edito da Eurilink, 2008 realizzato da Eurispes ed UCPI (appena uscito e riportato su tutti i quotidiani essendo stato presentato ufficialmente giovedì 25 settembre scorso).
Si sfata definitivamente il "luogo comune" tutta colpa degli avvocati!
I processi saltano per disfunzioni di sistema, altro che "furbate degli avvocati"...
Vi racconto i miei ultimi tre processi di tribunale (in mezzo, lunedì, un processo di giudice di pace regolarmente celebratosi in fase istruttoria):
Venerdì 26 u.s.: processo saltato per nullità insanabile e rilevabile d'ufficio, con atti restituiti all'Ufficio del PM (da tale Ufficio derivava la nullità insanabile)
Oggi primo ottobre, mercoledì, un processo da una parte (dove mi ero fatto sostituire, trattandosi di prima udienza di mero smistamento): processo saltato per impedimento del giudice, rinviato - in un Foro di medio-piccole dimensioni - al 10 giugno 2009;
un processo da un'altra parte (ove ero personalmente), presso una sezione distaccata di tribunale di medie dimensioni, processo saltato per trasferimento dell'unico giudice addetto a tale sede distaccata, con rinvio al primo aprile 2009 (è dovuto intervenire - in mera supplenza per i rinvii -un giudice dalla sede circondariale, arrivato in udienza con oltre un'ora di ritardo!).
Ecco perchè saltano i processi.
Per adesso e per farla breve riprendo un mio intervento di mezza estate: chiudere tutte le sezioni distaccate, come tali, valutando se e quali elevare a rango di sede circondariale di tribunale: nelle sezioni distaccate lavorano in genere uno-due magistrati togati assegnati alla sede circondariale e "dirottati" sulla sezione distaccata, lontana normalmente alcune decine di chilometri, non sempre di strada agevole...
ovviamente (e legittimamente) i magistrati assegnati in tal modo appena possono fanno i salti mortali per andare da un'altra parte, dunque sono frequentissimi i periodi di "fermo" dei fascicoli di detti uffici distaccati, per mancanza di magistrati, per l'elevata turnazione e l'impossibilità di sostituzioni effettive prima dell'arrivo di altro magistrato...
per chiudere le sezioni distaccate non serve alcuna riforma delle circoscrizioni (per tale riforma servirebbe una legge apposita), è sufficiente un decreto ministeriale...iniziamo con le riforme facili facili...utili utili!
martedì 16 settembre 2008, 22.12.44 | danielechiezzi
Per una volta scrivo con il solo colore del lutto...
L'undici settembre era già una data tristemente famosa.
Da ieri (sia pure in diversa maniera) lo è pure il 15 settembre (e mi riferisco, per quei pochi che non lo sanno, all'ultimo tracollo finanziario americano, di rilevanza mondiale).
Ma da oggi io ricorderò tristemente anche il 16 settembre.
E parlo di giustizia, mica di questioni economiche...
In realtà nel mondo giudiziario il 16 settembre è data piuttosto nota poichè coincidente con la ripresa di tutte le attività ordinarie ed, in primo luogo, le udienze.
Anche al sottoscritto, tanto per cambiare,  oggi, 16 settembre, toccava essere in udienza (a dire il vero per cosa assai banale, in un posto assai poco significativo dal punto di vista generale), ma senza immaginare di assistere a fatti sconsolanti, al punto di doverne dare atto in questo blog, come frammento simbolo di una certa disfatta della giustizia (perchè quello che sto per raccontare potrebbe verificarsi ogni giorno in qualsiasi altro luogo più o meno recondito ove i cittadini si attendono giustizia ed invece trovano una specie di lotteria...
Dunque ho assistito, nell'attesa della chiamata del mio processo, ai seguenti "spropositi":
eccezione formulata sulla costituzione di parte civile dopo la formalità di apertura del dibattimento, discussa e decisa nel merito senza che alcuno si rendesse conto della tardività
richiesta di ammissione di capitoli di prova tipo causa civile (numerati per singola domanda), con decisione del giudice di ammetterne alcuni piuttosto che altri, rinviando per l'escussione del teste
formulazione da parte del pm di richiesta di integrazione del capo di imputazione, mediante aggiunta di nuovo reato contestato, con ammissione della integrazione limitata al generico riferimento del titolo di reato (l'articolo del cp violato) senza alcuna descrizione del fatto contestato e senza alcun provvedimento conseguente alla contumacia dell'imputato (nè il difensore nè il patrono di parte civile hanno detto alcunchè al riguardo!), essendo poi proseguito oltre il processo
altro processo giunto all'udienza senza difensore dell'imputato per rinuncia del difensore precedente presentata da mesi, senza alcuna nomina di difensore d'ufficio da parte del giudice, con il giudice che affermava di non poter nominare il difensore prima dell'udienza
imputato detenuto per il quale non era stata disposta alcuna traduzione "perchè comunque aveva ricevuto l'avviso in carcere"
dubbio del giudice sulla riunione di procedimenti per l'impossibilità di configurare la continuazione nel reato per fatti commessi in comuni diversi (stesso imputato, stessa p.o., medesimo titolo di reato, i luoghi sono distanti poche centinaia di metri) ed in tempi diversi (qualche mese)
sicuramente mi sono perso qualche altra cosa...ma basta e avanza...
Certo: ero in un uffico del Giudice di Pace, ma non dimenticherò facilmente questa giornata, perchè, per quanto "minore" ,sempre di amministrazione della giustizia si tratta e ciò non può e non deve avvenire con le suddette "modalità"...
E temo che quanto narrato "et similia" possa non essere una sfortunata occasione capitata al sottoscritto, ma una triste realtà piuttosto diffusa (e vari narrati di colleghi, sparsi ai quattro venti, me lo confermano).
Non voglio la giustizia "del 16 settembre"! L'Italia e la sua storia giuridica non meritano questo...
venerdì 12 settembre 2008, 17.11.06 | danielechiezzi
Ci siamo, le ferie giudiziarie stanno terminando e dalla prossima settimana...tutti in aula!
Non parlo della scuola (quest'anno le due riprese sostanzialmente coincidono) ma delle attività che si svolgono nei tribunali e nelle corti (ops...dimenticavo i giudici di pace...)...
Quest'estate, tra le varie cose che ho fatto (in primis occuparmi ed angosciarvi per la riforma dell'ordinamento forense), ho letto due libri (anzi: il secondo l'ho riletto a distanza di due anni)
"L'errore scientifico nel processo penale" di D.S: Putignano, Giuffrè 2007
"Il testimone vulnerabile" di D. Carponi Schittar ed altri, Giuffrè 2005
I due testi hanno in comune un elemento centrale e fondamentale anche per il mio modo di pensare: il dubbio!
Di tutto si deve dubitare facendo il nostro lavoro, ma quello che più mi duole è che la medesima cultura del dubbio dovrebbero averla anche pubblici ministeri e giudici...
Prova scientifica e testimonianza sono sostanzialmente i cardini del procedimento penale (ma anche di quello civile) e non a caso oggi la condanna dell'imputato può codicisticamente arrivare soltanto se il materiale probatorio (a carico) ci pone (rectius: pone il giudice) "al di là di ogni ragionavole dubbio"...
La formula trae origine dal diritto statunitense... non che tutto quello che giunge dall'america sia migliore, ma in questo aspetto sono un po' più avanti di noi (basti leggere le cronache di questi giorni ove si parla di un processo - che ha condotto un imputato alla pena di morte - invalidato perchè è saltata fuori una relazione sentimentale tra un giudice ed una PM di quel processo; ma si può e si deve ricordare che una sentenza di assoluzione in primo grado è inappellabile, perchè a quel punto il dubbio sulla non colpevolezza rimane insuperabile!).
Detti testi - magari venissero letti attentamente da chi di dovere! - sono in grado di far comprendere in maniera chiara che: da un versante, una prova scientifica erroneamente interpretata o mal spiegata e, dall'altro versante, una testimonianza condizionata da mille fattori, siano in grado di condurre ad esiti processuali sbagliati.
E corollario del dubbio è...la pazienza: se i PM in fase di indagine ed i giudici in fase processuale avessero la pazienza di stare sempre ad escoltare da un lato le confutazioni sulla prova scientifica e dall'altro il controesame, il riesame e la testimonianza contraria, probabilmente diminuirebbero notevolmente i casi di malagiustizia...(ho in mente in particolare le troppe condanne sulla sola testimonianza della persona offesa-parte civile, fin troppo interessata all'esito, come nei "proliferanti casi" di reati denunciati tra coniugi nella fase di separazione personale)..
Perchè il processo penale non è un "condannificio" ed è costituzionalmente preferibile un colpevole assolto piuttosto che un innocente condannato (che non sarà in alcun caso risarcito e reintegrato abbastanza).
Buon lavoro a tutti!
lunedì 23 giugno 2008, 16.06.17 | danielechiezzi
Ci son ferie e ferie...
Dunque: il Ministro Alfano ritiene che si possa "ripartire con le udienze" dal primo settembre e per far ciò inserisce (con decreto legge?) la riduzione al 31 agosto del termine di sospensione feriale dei termini...
Ma qualsiasi avvocato che frequenta i tribunali sa (e lo sanno bene anche i magistrati!) che tale misura non porta ad alcun beneficio concreto sullo svolgimento dell'attività giudiziaria, bensì comporta soltanto un disservizio per l'utenza ed un aggravamento del carico per gli avvocati.
Per esemplificare è sufficiente ricordare che i magistrati hanno 51(o 52?) giorni effettivi di ferie (all'atto pratico oltre due mesi l'anno!), che rimangono tali e lo rimarrebbero anche eliminando del tutto la sospensione feriale dei termini.
Il singolo magistrato che tiene udienza continuerà a non fissare udienza per i suoi due mesi di ferie a tanto più si riduce il periodo "feriale", tanto più sarà libero di spargere le proprie sospensioni di attività quando più lo riterrà comodo...
In sintesi se, per esempio, un giudice teneva prima, annualmente, circa 90 giorni di udienza all'anno (ho calcolato una media di due udienze a settimana, per 45 settimane lavorative, ma sono stato sicuramente "ottimista"), quel giudice continuerà a fare le stesse udienze...
Sottolineo, peraltro, che pressochè assenti in ogni dove sono le udienze dopo il 20 luglio e dal 23 dicembre al 7 gennaio, oltrechè in mezzo ai "ponti" od in prossimità di Pasqua...
Teniamo poi conto che ci sono le ferie del personale di cancelleria e che le cancellerie non possono chiudere neppure nel periodo 1-31 agosto, dovendo essere garantito il servizio per le urgenze...
In realtà, anzichè prendere questo provvedimento utile solo ad "imbonire" l'opinione pubblica, assai "ignorante" in materia di giustizia, per rendere efficacia ed omogeneità al servizio giustizia servirebbe un provvedimento diametralmente opposto: ampliare le ferie giudiziarie facendole iniziare dal 16 luglio, con termine al 15 settembre, nonchè prevedendo ferie giudiziarie anche dal 24 dicembre al 6 gennaio, ma alla condizione di costringere tutti i magistrati ed il personale di cancelleria-segreteria a prendere le ferie in detti periodi, salva una settimana libera (da prendere nei restanti periodi), per consentire turni settimanali di servizio minimo nei detti periodi feriali...
Per evitare problemi con le scadenze nel periodo feriale e, però, ridurre i prolungamenti dei periodi, potrebbe poi essere creato un meccanismo "a scaglioni", per cui, ad esempio, gli atti la cui scadenza andrebbe a cadere dal 16 al 31 luglio si dovrebbero mettere in scadenza per il giorno 20 settembre, quelli a scadenza 1-16 agosto al 30 settembre, quelli a scadenza dal 17 al 31 agosto al 10 ottobre e quelli a scadenza 1-15 settembre al 20 ottobre, infine per gli atti scadenti dal 24 dicembre al 6 gennaio potrebbe prevedersi una scadenza al 15 gennaio.
In tal modo si potrebbe recuperare efficienza, senza allungare i tempi della giustizia ed anzi ottimizzando gli inevitabili periodi feriali.
Peraltro se andasse in porto l'attuale iniziativa di ridurre la sospensione feriale al 31 agosto si creerebbe l'ulteriore problema che ormai moltissime scadenze sono state annotate calcolando il periodo di sospensione ad oggi previsto, con probabile pregiudizio per i firitti processuali di moltissime parti, che si troverebbero anticipato di 15 giorni un termine già organizzato per più lontana scadenza....e pare del tutto incostituzionale inserire detta riduzione dei termini per decreto legge ed in prossimità dell'evento!
Per non dire del fatto che ormai, per quest'anno già sono stati fatti tutti i rinvii a dopo il 15 settembre e non avrebbe alcuna utilità concreta il precedente periodo, non essendoci i termini di vocatio in ius (nè per il civile, nè per il penale!) per i primi di settembre.
Mi auguro seriamente che qualcuno possa rifletterci in tempo, prima di introdurre un simile provvedimento, fatto di molto fumo ed assai poco arrosto (e sicuramente mal cotto!)
Oggi, lunedì 23/6/08, ho trovato e pubblicato (qui sulla destra, tra i miei file) lo schema di DL in fase di esame in CdM, estrapolandone il solo capo riguardante le misure (urgenti???mah!) in materia di Giustizia...
venerdì 20 giugno 2008, 21.16.31 | danielechiezzi
Ogni tanto mi capita di recarmi a fare udienza "matrimoniale" in Corte d'Appello, ove molto più di frequente mi reco per i processi penali.
Cambia il rito, cambia il piano, cambiano i giudici, ma il senso di "inutilità" è sempre il medesimo!
In penale, mediamente vengono chiamati 12-14 processi ed ovunque è palese il fastidio dei giudici di appello a qualsiasi tentativo di discussione orale superiore al "mi richiamo ai motivi"...
del resto l'appello (salvi casi rarissimi), è tutta questione...di carta! Scripta manent (e non comprendo quei colleghi che buttano giù due righe a rischio inammissibilità, per poi tentare di "stupire" la Corte a voce, ben sapendo come vanno queste cose!)...
Nel lavoro (è tanto che non faccio udienza alla sezione lavoro, ma mi sono informato), tutto è come qualche anno or sono, decine e decine di processi dove mediamente le parti non fanno in tempo a presentarsi, che vengono invitate a congedarsi, tanto hanno già scritto...
Oggi ero in Camera di Consiglio per un reclamo in sede di provvedimenti presidenziali in materia di divorzio contenzioso:
39 fascicoli: tutti convocati per le ore 9,30...e l'udienza è durata "parecchio": un intermezzo per il "vecchio rito civile" (altre 7-8 cause, medesimo Collegio, stanza accanto!) che ha fatto interrompere la nostra udienza...
poi l'evento che ha fatto impiegare più tempo (alla presenza della telecamera di Sky Tg 24!) il tentativo di matrimonio gay (impugnazione alla Corte per il diniego del Comune di Firenze, confermato dal Tribunale)...
in ogni caso tutto finito (compresi i predetti 39 fascicoli!) verso le 11,30 o poco più...fate il conto del tempo medio dedicato a ciascuna causa...
In estrema sintesi, prima riforma necessaria della giustizia: aboliamo qualsiasi udienza in corte d'Appello (penale, civile, lavoro, ecc...), è un risparmio ed un recupero di tempo per tutti (tanto contano solo gli atti scritti); i magistrati a studiare ed a decidere, gli avvocati a studiare e preparare altri atti, i cancellieri a lavorare nel proprio ufficio (ove l'arretrato non manca)....con un ulteriore vantaggio smettiamo almeno di prenderci in giro in quelle inutili udienze!