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Montepulciano, Siena, Italy
Avvocato, ora anche consigliere comunale di opposizione a Montepulciano, con la lista civica "Daniele Chiezzi per Montepulciano". Che ancora, nonostante tutto, ci crede. E lo esprime come può, con i propri limitatissimi mezzi, cercando di dare voce anche agli altri, ad iniziare da questo blog. Il motto: non esiste attività umana in grado di affermare giustizia assoluta...ma almeno cerchiamo di migliorarla il più possibile!
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lunedì 5 dicembre 2011

giovedì 16 ottobre 2008, 9.45.39 | danielechiezzi
...notizie delle ultime ore ci dicono che abbiamo un Parlamento bloccato per colpa della "solita" indagine: Pecorella "non può" essere eletto alla Consulta perchè indagato per "favoreggiamento" di un suo cliente (Delfo Zorzi, nella vicenda riguardante la strage di Brescia) e dunque, a catena, non si può trovare l'accordo sull'elezione del presidente della Vigilanza Rai, il Parlamento "sospende" tutte le sue attività "ad oltranza" e così via...
...la domanda sorge "spontanea": chi è che, a questo punto, in Italia, ha un tal potere da sfuggire a qualsiasi regola di "controllo circolare" tra i poteri?
Più o meno tutti (in questi tempi di riforme accennate, desiderate, sbandierate, contestate, ecc., ecc.,...) richiamano i principi che dettarono - nelle menti e nei cuori dei Padri costituenti - le norme della Costituzione repubblicana...
In quei principi - allora, mi domando io! - aveva o no una sua collocazione precisa, a fronte di un modello di "autogoverno della magistratura" l'immunità parlamentare???
Oggi sembra un tabu', ma nella prima versione della nostra Carta fondamentale l'immunità c'era e la magistratura in quel momento era pure ben lontana dal fare politica....
Oggi l'immunità non c'è più e la magistratura fa politica: mi pare che i piatti della bilancia siano collocati su piani ben distanti l'uno dall'altro e ciò non rappresenta nè una buona base per una buona giustizia, nè una buona base per una buona politica!
La giustizia (rectius: l'amministrazione della giustizia) ha il fucile puntato e la politica è sempre e costantemente nel mirino...
Riflettiamoci: magari potremmo chiedere consiglio ad Andreotti, l'unico che ha attraversato il confine schivando le tante fucilate sparate dai cecchini...
venerdì 12 settembre 2008, 17.11.06 | danielechiezzi
Ci siamo, le ferie giudiziarie stanno terminando e dalla prossima settimana...tutti in aula!
Non parlo della scuola (quest'anno le due riprese sostanzialmente coincidono) ma delle attività che si svolgono nei tribunali e nelle corti (ops...dimenticavo i giudici di pace...)...
Quest'estate, tra le varie cose che ho fatto (in primis occuparmi ed angosciarvi per la riforma dell'ordinamento forense), ho letto due libri (anzi: il secondo l'ho riletto a distanza di due anni)
"L'errore scientifico nel processo penale" di D.S: Putignano, Giuffrè 2007
"Il testimone vulnerabile" di D. Carponi Schittar ed altri, Giuffrè 2005
I due testi hanno in comune un elemento centrale e fondamentale anche per il mio modo di pensare: il dubbio!
Di tutto si deve dubitare facendo il nostro lavoro, ma quello che più mi duole è che la medesima cultura del dubbio dovrebbero averla anche pubblici ministeri e giudici...
Prova scientifica e testimonianza sono sostanzialmente i cardini del procedimento penale (ma anche di quello civile) e non a caso oggi la condanna dell'imputato può codicisticamente arrivare soltanto se il materiale probatorio (a carico) ci pone (rectius: pone il giudice) "al di là di ogni ragionavole dubbio"...
La formula trae origine dal diritto statunitense... non che tutto quello che giunge dall'america sia migliore, ma in questo aspetto sono un po' più avanti di noi (basti leggere le cronache di questi giorni ove si parla di un processo - che ha condotto un imputato alla pena di morte - invalidato perchè è saltata fuori una relazione sentimentale tra un giudice ed una PM di quel processo; ma si può e si deve ricordare che una sentenza di assoluzione in primo grado è inappellabile, perchè a quel punto il dubbio sulla non colpevolezza rimane insuperabile!).
Detti testi - magari venissero letti attentamente da chi di dovere! - sono in grado di far comprendere in maniera chiara che: da un versante, una prova scientifica erroneamente interpretata o mal spiegata e, dall'altro versante, una testimonianza condizionata da mille fattori, siano in grado di condurre ad esiti processuali sbagliati.
E corollario del dubbio è...la pazienza: se i PM in fase di indagine ed i giudici in fase processuale avessero la pazienza di stare sempre ad escoltare da un lato le confutazioni sulla prova scientifica e dall'altro il controesame, il riesame e la testimonianza contraria, probabilmente diminuirebbero notevolmente i casi di malagiustizia...(ho in mente in particolare le troppe condanne sulla sola testimonianza della persona offesa-parte civile, fin troppo interessata all'esito, come nei "proliferanti casi" di reati denunciati tra coniugi nella fase di separazione personale)..
Perchè il processo penale non è un "condannificio" ed è costituzionalmente preferibile un colpevole assolto piuttosto che un innocente condannato (che non sarà in alcun caso risarcito e reintegrato abbastanza).
Buon lavoro a tutti!
mercoledì 27 agosto 2008, 16.42.55 | danielechiezzi
Ho appena finito di leggere tutto il leggibile sulle notevoli dichiarazioni del Ministro Alfano, pronunciate nella giornata di ieri, in più occasioni.
Prendo atto che l'ordine delle priorità è: Ordinamento Giudiziario (benissimo, tanto più se si va finalmente nel senso della separazione delle carriere!); processo civile (è evidente che un Paese economicamente avanzato deve avere una giustizia civile efficace ed adeguatamente veloce, perchè dall'estero non si investe in uno Stato ove si rischiano contenziosi ingestibili!); processo penale (non credo di dover dir molto al riguardo, è fin troppo ovvio!).
Prendo atto che per la prima volta un Ministro ha il coraggio di affermare la necessità di garantire parità tra le parti processuali notando l'attuale squilibrio a sfavore della difesa rispetto alla Pubblica Accusa...
Ma manca qualcosa (in questo presunto disegno organico, con tanto di tempi di approvazione già predefiniti): la riforma della professione forense!
Perchè un giudizio civile non è equo se non si garantisce ad entrambe le parti qualità dell'assistenza legale (poichè il più forte economicamente prende l'avvocato più qualificato e l'altro soccombe per ... impotenza economica!).
Perchè nessun processo penale - anche introducendo il codice di procedura più garantista di questo mondo - può definirsi "a pari dignità di ciascuna parte" se non si fa in modo che ogni imputato (dal plurimiliardario all'ultimo degli extracomunitari sbarcato con mezzi di fortuna) abbia l'assistenza di un difensore debitamente qualificato (e che quindi sia in grado di utilizzare tutti gli strumenti processuali di difesa, rimessi, inevitabilmente, al suo buon governo).
In sintesi: qualsiasi riforma della giustizia potrà definirsi compiuta soltanto se organicamente completata con una seria e qualificante riforma della professione forense...che è la mia, ma anche quella del Ministro (e di molti parlamentari, se lo ricordano, vero?)...
lunedì 25 agosto 2008, 17.02.40 | danielechiezzi
In questi giorni si è scatenato un dibattito interessante dopo la
presa di posizione di ANM sulle possibili riforme della giustizia
dei prossimi mesi.
Io, al riguardo, ho una mia idea, che parte da alcuni
presupposti che attengono alla magistratura in primo luogo,
ma che avvolgono inevitabilmente anche le altre professioni
legali (e con ciò andremmo ben oltre la Pecorella, per quanto
riguarda la professione forense, in quando proposta di legge
che - anche sulla scorta delle mie ipotesi di modifica -  
considero soltanto un viatico prima della "quadratura del
cerchio", inevitabilmente vista come di  rango costituzionale!).
Partiamo dal problema "storico" di ANM:
1) le sue correnti altro non sono che una dannosa intrusione
politica nel ruolo della magistratura, per di più senza
controllo, poichè non regolamentata da alcuna norma di legge;

2) detta "elaborazione politica" si riverbera tutta all'interno del
CSM che da organo di rilevanza costituzionale di garanzia
della terzietà ed indipendenza della magistratura (e quindi  del
libero giudicare del singolo giudice) è diventato promanazione
di ANM e quindi opera attualmente stile "manuale Cencelli"
(ad esempio nell'assegnazione di sedi e ruoli giudiziari), vale a
dire in tutti i modi meno che in autonomia di valutazione, che
sarebbe il modo migliore per agire nell'interesse  superiore
della Nazione (che per quanto li riguarda sarebbe il solo  
"rendere giustizia"), prova ne siano le recenti "sparate" nelle
lamentele di alcuni, ben noti, magistrati;

3) il peso delle correnti condiziona evidentemente anche
l'azione disciplinare, con esiti che non di rado appaiono più
di "autotutela del quarto potere", piuttosto che salvaguardia
del buon "iuris dicere", cui sarebbe finalizzata per legge;

4) attraverso ANM (e CSM quale sua promanazione diretta!)
si è stravolto il ruolo stesso della magistratura, inquadrata
costituzionalmente (e giustamente!) per l'adempimento della
sola funzione dello "iuris dicere" ed oggi riversata alla lotta
politica dello "iuris facere" (secondo le proprie idee), se del
caso anche mediante lo "iuris dicere" (non di rado
applicato mediante forzatura interpretativa di norme 
vigenti ma non gradite)...
ANM continui pure a fare il soggetto politico (ma servono
regole chiare  per evitare che il singolo magistrato perda,
o dia l'impressione di perdere,  il ruolo di terzo super partes,
come talvolta può avvenire proprio per la  sua appartenenza
ad una corrente di ANM), ma le sia impedito di condizionare
politicamente (o corporativamente) l'organo di garanzia!
In questo contesto si va ad inserire il problema della
separazione delle  carriere, poichè oggi organi dell'accusa
e organi giudicanti sono costituzionalmente - e debbono
divenire sostanzialmente - cose diverse.
Ma vi è anche il problema di un riequilibrio generale di tutto il
sistema giustizia, che non può non riguardare anche avvocati
e notai, i primi  quali garanti assoluti della tutela dei diritti
(per il che debbono essere adeguatamente preparati e formati),
i secondi quali soggetti di complemento (e completamento) del
sistema, addirittura già utilizzati in ruoli paragiurisdizionali
(si pensi ai notai componenti delle sezioni stralcio dei tribunali
o quali ausiliari del giudice nelle esecuzioni immobiliari), ma
anche quali originari garanti della "filiera giustizia" (gli atti
notarili non di rado sono...l'inizio di future cause!).
Non si può certo dire che l'avvocatura italiana funzioni alla
perfezione e nel relativo dissesto l'assenza di un'efficace
sistema di verifica dei comportamenti sotto il profilo
deontologico, nonchè per quanto riguarda l'effettiva e
costante preparazione professionale, determina l'attuale
immiserimento forense...
Non mi pare sia esente da pecche il sistema notarile poichè
nessuno controlla l'attività di questo "strano soggetto" (un po'
rappresentante dello Stato ma molto libero professionista),
che va a formare negozi fondamentali nella vita di persone
fisiche e giuridiche...
E non ultima la politica, che deve assumersi comunque le
proprie responsabilità...
Come ricondurre tutto ad "unità"?
Con una "rivoluzione costituzionale", che poi sarebbe anche e
soprattutto "rivoluzione culturale"!
E cioè creando un organo unico, di rilevanza costituzionale, di
assoluta garanzia (ovviamente mediante apposita riforma
costituzionale), che  sovraintenda a tutto il "sistema giustizia"
e sia titolare anche del potere  disciplinare su pubblici ministeri,
giudici (finalmente due entità ben  distinte!), avvocati e notai,
con potere di governo delle sedi di pubblici  ministeri, giudici
e notai, nonchè di controllo sulla specializzazione  forense.
Detto soggetto, che ben potrebbe chiamarsi "Consiglio
Superiore di Giustizia", dovrebbe avere una composizione
paritetica: una quota per i  pubblici ministeri, una quota per i
giudici, una quota per  gli avvocati, una  quota per i notai, una
quota di nomina universitaria con espressione del  Presidente
a sovrintendere al tutto (quale componente di garanzia) una  
quota di nomina politica che a sua volta dovrebbe
suddividersi in due parti paritetiche quali espressioni, 
rispettivamente, di maggioranza e  di opposizione
(in rappresentanza del Popolo italiano).
In tal modo tutti controllerebbero tutti (sei quote e tre insieme
non  farebbero mai maggioranza!) e non vi sarebbero abusi di
posizione!
Sotto a tale soggetto gli ordinamenti: Ordinamento della
Magistratura Giudicante; Ordinamento della Magistratura
Requirente; Ordinamento Forense; Ordinamento Notarile.
Così, tanto per lanciare un'idea, che mi "frulla" da tempo e sulla
quale  sicuramente ritornerò... 
mercoledì 6 agosto 2008, 17.48.04 | danielechiezzi
"Bisogna liberare il CSM da logiche clientelari e politiche. Non è possibile che coloro i quali devono conferire incarichi ai magistrati siano esponenti delle varie correnti. E' necessario sradicare la lottizzazione dall'organo di autogoverno"
Parole riferite alla D.ssa Clementina Forleo e riprese da Il Giornale di ieri 5 agosto 2008 a pagina 8...
Non mi pare che abbia detto qualcosa di molto diverso la D.ssa Ilda Boccassini quando, lo scorso anno, perse (per pareggio!) l'assegnazione di un alto incarico a vantaggio di altro magistrato...semplicemente dotato di maggiore anzianità...
Insomma: ci vuole un magistrato "ferito" per sentire pubblicamente affermazioni che per molti addetti ai lavori sono "scontate" ma ufficialmente negate...
Ma una bella leggina "a costo zero" per evitare la politicizzazione della magistratura?
L'impressione che personalmente ricavo girando per le aule di giustizia è che la serenità della decisione sia una formula: è tanto più lontana quanto più sono politicizzati gli attori, ma soprattutto il regista di ogni processo...ed il regista è, ovviamente, il giudice (che decide la fine della storia ed anche...come arrivarci!).
Solo per inciso: la D.ssa Forleo è uno dei pochi magistrati che ha il coraggio di dire pubblicamente di essere per la separazione delle carriere...altri ve ne sono - e sono in aumento - peccato che ancora tali pensieri restino per lo più...in pectore!
Intanto prendiamoci per buono che inizino a mancare le vocazioni per fare il PM (notizia di questi giorni, pubblicata su vari quotidiani); fosse la volta buona della fine del dipietrismo...
ed un buon presagio per la ripresa di settembre, ove nell'agenda politica la separazione delle carriere (e le riforme della  giustizia in senso più ampio) dovrebbe essere ben piazzata (e finalmente il fronte si è rotto anche dalla parte politica ove più son radicati i giustizialisti)!
sabato 19 luglio 2008, 10.47.09 | danielechiezzi
Frequentando le aule di giustizia penale aumenta il mio sconcerto pensando a cosa è un processo, a cosa dovrebbe essere ed a tutto ciò che ne consegue in termini pubblicistici e privatistici.
Ma il dato che più mi colpisce ed amareggia è il seguente:
L'attività, o per meglio dire l'inattività, del rappresentante della Pubblica Accusa.
Partiamo dall'udienza preliminare.
Non è raro che il PM di udienza conosca a malapena la formulazione della richiesta di rinvio a giudizio formulata da un suo collega di ufficio e si trovi spiazzato di fronte a qualsiasi attività dei difensori che non sia la mera, formale, richiesta di sentenza di non luogo a procedere (quando è scontato il rinvio a giudizio)...è quasi sempre la stessa scena: il PM ha un foglietto per fascicolo, ma non ha copia di alcun atto processuale...
Venendo al dibattimento di primo grado.
Se pur talvolta capiti di trovare PM veramente preparati, statisticamente è certamente prevalente l'ipotesi contraria, con fascicoli anche corposi pressochè sconosciuti.
Caso sintomatico capitatomi (in un importante Tribunale del Nord, tanto per sfatare che i problemi siano tutti al Sud) recentemente: PM nuovo (ma togato) in terza udienza, che non sapeva neppure che erano in atti le trascrizioni delle telefonate intercettate, per eseguita perizia, che pretendeva di formulare le domande sulla base degli appunti della PG che aveva intercettato le telefonate durante le indagini...
Ma ne potrei raccontare tante, troppe, a cominciare dal fatto che spesso vengono indicati in lista testi i comandanti di PG che si sono limitati a trasmettere gli atti alla Procura, senza citare i testi che possono riferire sui fatti (ma chi le compila le liste testi nelle Procure? le leggono i titolari dei fascicoli prima di sottoscriverle?)...e così vengono in udienza a perder tempo ufficiali di PG che potrebbero essere impiegati in ben altri servizi alla Collettività...ci ha mai messo gli occhi la Corte dei Conti su simili sprechi?
Veniamo all'appello.
Situazione simile - ma deteriore nella sostanza! - a quella dell'udienza preliminare.
E' sconcertante vedere il Procuratore Generale spesso totalmente privo degli atti del processo, con miseri fogliettini, che si alza per dire semplicemente "conferma della sentenza" se l'appello è nell'interesse dell'imputato e "accoglimento dell'appello" se l'appello è della Pubblica Accusa (dato comune è che in genere c'è una carenza assoluta di interesse per l'eventuale posizione della parte civile, che però in genere è vittima vera del reato!).
La scorsa settimana ho assistito a 10 richieste di "conferma della sentenza" senza una parola di più da parte del PG cui sono seguite 8 o 9 riforme! Ma se li era visti i fascicoli???
Potrei andare avanti ad oltranza...chiudo con una speranza: qualcuno lo dica al Ministro Brunetta, alla Corte dei Conti o comunque a qualcun'altro che possa restituire efficienza ad un sistema in modo assai semplice: facendo lavorare meglio (e di più) certi Uffici (e non si parla di chi è remunerato con mille euro al mese)!