AVVOCATI E FUTURO: NUMERI PER SAPERNE DI PIU'
Da "Modello 5" (supplemento di Italia Oggi a cura della Cassa Forense, inviato a tutti gli iscritti alla Cassa) Giugno 2010 (arrivato in questi giorni):
anno 1990 avvocati pensionati 13.563 avvocati non pensionati (iscritti alla Cassa) 38.040 rapporto 2,8
anno 2009 avvocati pensionati 25.016 avvocati non pensionati (iscritti alla Cassa) 140.035 rapporto 5,6
reddito medio avvocati 1999 in moneta 2008 (rivalutato) : 50.653
reddito medio avvocati 2008 In moneta 2008 attuale: 50.351
reddito medio per fasce età 2008
donne 30-34 17.378 uomini 30-34 26.944
donne 60-64 73.884 uomini 60-64 116.711
rapporto iscritti albi iscritti cassa: anno 1985 0,776 anno 2009 0,731
picco di popolazione nazionale per fasce di età: 40-44
picco avvocati per fasce di età: 35-39
femminilizzazione professione (su iscritti Cassa): anno 1981 7% anno 2009 41%
previsione di mutamento rapporto avvocati attivi- pensionati: oggi 5,6 anno 2050 1,5
previsione di mutamento rapporto lavoratori italiani in genere attivi-pensionati: oggi 3,2 anno 2050 1,8
Alcune mie valutazioni ricavabili dai numeri:
Siamo al vertice di una parabola numerica (che non corrisponde, anzi è inversamente proporzionale alla parabola qualitativa) della professione forense ed in particolare abbiamo un picco forense in fascia di età più giovane rispetto al picco di popolazione, a dimostrazione che i numeri siano già insostenibili.
Il reddito medio 2008 è già inferiore al reddito medio 1999 (rivalutato) e data la crisi generale (ed i dati in mio possesso, personali e di altri colleghi) il 2009 è già notevolmente inferiore ed il 2010 è destinato a non riprendersi.
Il mercato "puro", senza correttivi qualitativi (e lo studio professionale non può essere controllato nei "sistemi di produzione" come le imprese!), è destinato ad indirizzare l'attività di avvocato verso la "standardizzazione" della prestazione, con conseguente dequalificazione dei professionisti e "sommarizzazione" della tutela dei diritti, soprattutto dei più deboli, rimanendo "prodotti di nicchia" (pochi studi legali ultraqualificati) soltanto per i potenti ed i ricchi (che potranno sempre permettersi la miglior assistenza legale, non avendo problemi di spesa).
Ci sarà una inevitabile progressiva uscita dall'ambito professionale da parte dei colleghi che, non potendosi ritenere inseriti nel mercato in termini di sufficiente soddisfazione (economica più che di carriera!), troveranno progressivamente alternative non appena ne avranno l'occasione; ma per un certo numero di anni il numero complessivo degli avvocati non diminuirà (e forse ancora per qualche anno aumenterà) poichè le nuove leve, non sufficientemente formate ed informate, non sono poste nella condizione di rendersi conto della situazione ed ancora attratte dal "miraggio professionale" (anche in assenza di emergenti, immediate e diverse, prospettive lavorative altrettanto qualificate); non è secondario a ciò il sistema universitario, che oggi ha bisogno di "sfornare" a ciclo continuo laureati in giurisprudenza.
La femminilizzazione della professione, in assenza di adeguati correttivi ed in presenza di una giurisprudenza lesiva al tempo stesso del diritto di difesa e del diritto al lavoro delle professioniste, peggiora la situazione, mettendo le donne avvocato nella condizione di doversi limitare nella professione e/o negli impegni di famiglia.
Diminuisce progressivamente la percentuale di iscritti alla Cassa rispetto agli iscritti agli Albi perchè aumentano le difficoltà di produrre reddito (o aumentano gli escamotage per risparmiare sulla spesa previdenziale ove si ritenga di guadagnare poco).
Ecco perchè - dovendosi tener conto della corretta visione di insieme - sarebbe necessario ed urgente introdurre validi "paletti" di riqualificazione della professione forense, in primo luogo andando verso la direzione di una specializzazione reale di tutti gli avvocati.
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