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Avvocato, ora anche consigliere comunale di opposizione a Montepulciano, con la lista civica "Daniele Chiezzi per Montepulciano". Che ancora, nonostante tutto, ci crede. E lo esprime come può, con i propri limitatissimi mezzi, cercando di dare voce anche agli altri, ad iniziare da questo blog. Il motto: non esiste attività umana in grado di affermare giustizia assoluta...ma almeno cerchiamo di migliorarla il più possibile!

giovedì 8 dicembre 2011

Avvocati: dibattito sui numeri e sulla riforma

domenica 19 dicembre 2010, 17.40.12 | danielechiezzi
Per chi segue e/o partecipa ai commenti dei miei vari post rilancio subito la mia convinzione sul dato numerico falsato da fasce di evasione fiscale (e conseguentemente previdenziale) e quindi sulla necessità di introdurre limiti reddituali - con le dovute eccezioni, sulle quali non voglio ripetermi - non solo (come già c'è) per l'obbligo di iscrizione alla Cassa di Previdenza, ma anche per l'iscrizione all'Albo.
E' infatti appena arrivato l'ultimo numero di Modello 5, periodico della Cassa che esce in abbinamento con Italia Oggi, contenente i dati dichiarati alla Cassa al 31 ottobre 2010 per l'anno 2009.
Primo dato nella fascia di età da 30 a 49 anni vi è circa il 40% della popolazione italiana, ma vi è quasi l'80% dell'avvocatura italiana.
Secondo dato solo la regione Calabria ha 6 avvocati per mille abitanti, solo le regioni Puglia Campania e Lazio hanno 5 avvocati per mille abitanti, l'Abruzzo ne ha 4,2, la Sicilia 3,9, la Basilicata 3,8 la Liguria 3,6, l'Umbria e le Marche 3,1, tutte le altre abbondantemente sotto a 3, fino ai minimi di Trentino Alto Adige 1,5 a Valle d'Aosta 1,3.

Il reddito medio in euro più basso per gli uomini è quello degli avvocati di Molise e Calabria: 31.000, Lombardia e Alto Adige hanno redditi medi sopra a 100.000; per le donne 17.000 Molise e Basilicata da una parte e 46.000 Alto Adige e Trentino 42.000
Per aree geografiche: Nord UOMINI 87.000 DONNE 35.000; Centro 73.000 e 29.000 Sud e Isole 41.000 e 20.000
Ora è evidente che vi sia un decremento reddituale tra le aree del Nord e quelle del Sud, anche per fattori demografici ed economici.
Ma quando mi si dice che un presidente di un Ordine Avvocati del Sud guadagna a malapena 1500 euro il mese c'è qualcosa che non torna nel sistema. 

E credo che il primo dato da evidenziare è che l'incidenza dell'evasione fiscale e previdenziale sia inversamente proporzionata ai redditi dichiarati. 

E non credo di scoprire nulla di nuovo!
E rimango dell'idea che sarebbe sacrosanto imporre, dopo tot anni di professione, un reddito minimo per rimanere iscritti e poter esercitare; reddito quanto meno non inferiore a quello oggi imposto dalla Cassa di Previdenza per la continuità professionale ai fini previdenziali; dato imposto comunque notevolmente inferiore ai redditi medi dichiarati alla Cassa anche nella regione Molise, magari distinguendo uomini e donne, essendo innegabili mille ragioni per le quali le donne siano - costrette? - a guadagnare di meno.

Sarà un caso...

mercoledì 15 dicembre 2010, 9.29.15 | danielechiezzi
Sarà un caso, ma la prima firmataria, nonchè relatrice in Commissione Giustizia della Camera, della pdl C. 503, On. Siliquini rompe gli indugi, salva (insieme ad altri) il Governo ed esce da FLI (certo che l'On. Bocchino ci ha messo parecchio del suo per creare la spaccatura tra falchi e colombe, con l'ultimo discorso livoroso e - a dire il vero - piuttosto impacciato anche nell'esposizione).
Ma è finita come ho sempre detto che sarebbe finita: si va avanti e FLI è stato soltanto uno spiacevole incidente di percorso.
E guarda caso all'ordine del giorno della Commissione Giustizia è previsto già il seguito della discussione del pdl 503 (in pratica una legge quadro sulle libere professioni che, nell'ultima versione, sembra riallineata con il ddl, ormai C. 3900, sulla riforma dell'Ordinamento Forense).
Siccome inizio a prenderci con le mie previsioni ne azzardo un'altra: presto la Commissione Giustizia della Camera prenderà in considerazione anche il ddl C. 3900, non escusa una trattazione in parallelo - per le ovvie esigenze di coordinamento - con la pdl C. 503, magari previo incarico ad un Comitato ristretto (con i due relatori inclusi, anche se ancora non è stato affidato tale ruolo per il ddl C. 3900) di verificare le problematiche di compatibilità tra le due normative.
E poi l'On Bongiorno - Presidente della Commissione - ora deve pensare alla maternità, mica ad ostacolare i ddl in esame in Commissione!
Scommettiamo che, finalmente, dopo quasi 80 anni avremo finalmente un nuovo Ordinamento Forense?

E tra 10 anni i giovani avvocati che non la vogliono intendere (quelli bravi e preparati, che credono nella professione!) mi dovranno pure ringraziare (al contrario di qualche vecchio avvocato furbacchione che sarà costretto a cambiare modus o, più semplicemente, ad andare in pensione accontentandosi di quel poco che riceverà in base ai modesti contributi previdenziali versati).
P.S.: Certo che a continuare a leggere sui giornali di avvocati coinvolti in associazioni a delinquere finalizzate alle truffe in danno delle assicurazioni c'è veramente da vergognarsi di appartenere alla categoria! Ma anche questo è sintomo di quanto le cose debbano cambiare...

Il giusto NO al part-time forense! E le conseguenti considerazioni

mercoledì 8 dicembre 2010, 12.27.11 | danielechiezzi
Dal sito del CNF:
pagina al seguente indirizzo

Avvocati-dipendenti part-time esclusi dall’albo: dal Cnf soddisfazione per la sentenza Ue

02/12/2010 - “Ancora una volta la Corte di giustizia della Comunità europea ha confermato le argomentazioni da sempre spese dal Consiglio nazionale forense”.
Roma. Il Consiglio nazionale forense esprime soddisfazione per la sentenza C- 225/09, con la quale la Corte di Giustizia della Comunità europea ha ritenuto conforme all’ordinamento comunitario la legge n.339/2003 che ha negato ai dipendenti pubblici part-time l’esercizio della professione di avvocato, disponendo la loro cancellazione dall’albo.
“Questa sentenza conferma il nostro costante orientamento, consistente nel ritenere legittima tale normativa in funzione della tutela di un interesse pubblico qual è l’indipendenza e l’autonomia dell’avvocato”, commenta il Cnf che ricorda come la normativa italiana, che oggi la Corte Ue ha ritenuto legittima nel quadro comunitario, aveva già superato positivamente il vaglio della Corte Costituzionale, che nel 2006 ne aveva dichiarato la costituzionalità”.
La notizia era rinvenibile anche sul Sole 24 Ore del 3 dicembre scorso (pag. 6) con l'articolo titolato:
"Avvocati solo a tempo pieno", che inizia così:
"Ampio potere di intervento agli Stati che possono vietare ai dipendenti pubblici part time di svolgere in contemporanea la professione di avvocato. Tanto più se l'obiettivo della legislazione interna è evitare conflitti di interesse e favorire il corretto esercizio della professione."
E successivamente:
"Prima di tutto la Corte ha ritenuto del tutto legittimo che uno Stato affidi agli organi di un'associazione professionale, come l'Ordine degli avvocati, il compito di procedere a cancellare dall'albo dei professionisti che non hanno regolarizzato la propria posizione. La legge 339/2003, infatti, consente agli avvocati a tempo parziale, proprio per non incidere negativamente sulle scelte già effettuate nel momento in cui era possibile svolgere la libera professione, di cambiare il proprio status e di optare per il regime a tempo pieno. In caso contrario, l'Ordine può procedere alla cancellazione. L'affidamento di questo compito a un'associazione professionale, che non è quindi un'associazione di imprese, lascia intatto il carattere pubblico della normativa e non rende inefficaci le regole sulla libera concorrenza proprio perchè non impone nè agevola accordi vietati dal Trattato UE. Nel passare all'esame della direttiva 98/5, la Corte ha rafforzato il potere degli Stati nell'individuazione delle situazioni di incompatibilità con l'attività forense. Per la Corte, infatti, la direttiva 98/5 armonizza in modo completoi requisiti preliminari per l'iscrizione nello Stato membro ospitante, ma lascia gli Stati liberi nella determinazione delle regole deontologiche e professionali. Questo vuol dire che ogni Paese è libero di precludere l'esercizio della professione a coloro che svolgono un lavoro, anche a tempo parziale, come dipendenti pubblici"
Tale pronuncia dimostra che l'attuale impianto del ddl di riforma dell'Ordinamento Forense - approvato dal Senato  ed attualmente all'esame della Camera con il numero C.3900 - sia assolutamente in linea con le direttive europee in tema di libera professione forense e, soprattutto, che sia l'ora di finirla di far riferimento alle normative comunitarie in materia di impresa, perchè la professione di avvocato non è un'impresa e non potrà mai diventarlo.
E speriamo che anche il Garante per la libera concorrenza ne inizi a capire la profonda differenza!

Sondaggio: prendere o lasciare?

mercoledì 1 dicembre 2010, 14.41.23 | danielechiezzi
PRECISAZIONE DEL 01 DICEMBRE 2010 ORE 13,30
Proprio in questi giorni è in discussione presso la Commissione Giustizia della Camera la proposta di legge C. 503 (Siliquini, presentatrice e relatrice) intitolata "Disciplina delle libere professioni", il cui testo (nella versione originaria era di 70 articoli, quella nuova, appena ripresentata nella seduta del 24 novembre 2010, passa a 18 articoli) appare piuttosto in linea con i principi generali del progetto di legge sulla riforma dell'Ordinamento Forense (ed infatti nel progetto C. 503 si formula una disciplina quadro e poi si rinvia ai singoli Ordinamenti di Settore)...non è escluso che presto C. 3900 e C. 503 possano viaggiare in parallelo...

AGGIORNAMENTO 30 NOVEMBRE 2010
Proposta di Legge C. 3900 (già approvata dal Senato) assegnata alla II Commissione permanente: Giustizia, con testo dell'articolato consultabile e ristampato tra gli atti della Camera; nella attuale numerazione sono 66 articoli
Ed ecco cosa risulta adesso (ore 19,20) dal sito della Camera:
S. 601-711-1171-1198. - Senatore GIULIANO; Senatori CASSON ed altri; Senatori BIANCHI ed altri; Senatore MUGNAI: Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense (approvata, in un testo unificato, dal Senato) ( 3900 )
Parere delle Commissioni I, V, VI (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria), VII, X, XI (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, relativamente alle disposizioni in materia previdenziale), XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali
(Ass. 29 novembre 2010)
.


ULTIM'ORA (26 nov 2010 ore 12,50): il ddl di riforma dell'Ordinamento Forense è giunto alla Camera ove prende il numero 3900, che sarà il nuovo riferimento per seguirne l'iter nel  secondo ramo del Parlamento
La vita è (deve essere!) fatta di scelte: non c'è niente di peggio che differire le decisioni, rimanere eternamente nel dubbio e non fare alcun passo in avanti...
Dunque un'ipotesi di "fantapolitica": sede deliberante alla Commissione Giustizia della Camera, nella fase precedente allo scioglimento delle Camere, per non vanificare il lungo e sofferto lavoro svolto al Senato (hai visto mai: qualche parlamentare in cerca di "gloria eterna")...
D'altro canto si possono ricordare le leggi 6 marzo 2001 n. 60 (difesa d'ufficio) e 29 marzo 2001 n. 134 (patrocinio a spese dello Stato) per esemplificare casi recenti di leggi approvate trasversalmente (con notevole merito dell'UCPI) in clima di smobilitazione parlamentare (in quel periodo stava terminando la legislatura ed era pacificamente noto a tutti che con le imminenti elezioni sarebbe cambiata la maggioranza parlamentare)...
Dunque la proposta "indecente" (del resto non ci sarebbe certo il tempo per un ulteriore passaggio al Senato, dopo eventuali modifiche alla Camera): prendere il nuovo Ordinamento Forense così come risulterebbe dal testo uscito al Senato, o rinviare sine die (e, forse, senza speranza!) l'approvazione della nuova legge ordinamentale...
Tra le due alternative secche io sarei assolutamente per prendere questa riforma!
(ed ancora una volta richiamo qui sotto il testo)

In attesa di...

mercoledì 24 novembre 2010, 20.25.51 | danielechiezzi
AGGIORNAMENTO DEL 24 NOVEMBRE 2010 ORE 19,20 NELL'ALLEGATO IL TESTO UFFICIALMENTE TRASMESSO DAL SENATO ALLA CAMERA 






ULTIM'ORA MARTEDI' 23 NOVEMBRE 2010, 0RE 19,15: IL SENATO HA APPENA APPROVATO IL DDL DI RIFORMA DELL'ORDINAMENTO FORENSE (PREVIO COORDINAMENTO DEL TESTO PRECEDENTEMENTE EMENDATO), DOMANI DOVREBBE ESSERE DISPONIBILE IL TESTO...

In attesa di martedì p.v. è comunque utile richiamare alcuni dati pubblicati tra ieri ed oggi sul Sole 24 Ore:
IERI
Dopo l'articolo di richiamo sullo stato della riforma sono pubblicati i dati ufficiali elaborati dalla Cassa di Previdenza Forense, con dati rivalutati; ecco i redditi medi globali:
1995   52.615
1996   49.873
1997   50.898
1998   51.800
1999   51.008
2000   52.236
2001   52.617
2002   52.511
2003   49.701
2004   50.954
2005   51.080
2006   51.829
2007   53.326
2008   50.704
2009   49.807
Un estratto dell'articolo di commento:
"...nella fascia d'età tra i 24 e 34 anni, portano a casa un reddito medio di circa 1.200 euro netti al mese. Bisogna aspettare di rientrare nel range tra 35 e i 45 anni per veder lievitare la cifra a 1.800 euro. <<Proprio verso i 40 anni - informa Marco Ubertini - si registra il fenomeno dell'abbandono della professione: continua infatti, il trend negativo dei colleghi che lasciano perchè non ce la fanno a tirare avanti. Un problema che approfondiremo>>. A fare la parte del leone, anche se non del tutto al riparo dagli effetti della crisi, sono gli over 45 che, malgrado siano il 43% degli iscritti alla Cassa, incassano più del doppio dei legali più giovani, attingendo da una torta rimasta immutata nel tempo. Il picco dei guadagni riguarda i "paperoni" con più di 65 anni, che raggiungono quota 3.680 euro al mese."

OGGI
"La pubblicità dell'avvocato non può essere <<suggestiva>> è il titolo dell’articolo che si basa sull'ultima sentenza delle SSUU. L'inizio dell'articolo: "Finisce con la <<censura>> definitiva della Cassazione l'esperienza di Alt (Assistenza legale per tutti), l'iniziativa di due avvocati milanesi - uno consigliere dell'ordine - che nel 2007 scesero letteralmente in strada per avvicinarsi alla clientela, sfruttando le liberalizzazioni pubblicitarie targate Bersani. Secondo le Sezioni unite (sentenza 23287/10, depositata ieri), la sanzione inflitta dal consiglio di Brescia nei confronti della consigliera milanese, ribadita poi dal Cnf, è del tutto congrua e legittima, per aver utilizzato l'acronimo (ALT) <<suggestivo>>, volto a catturare clientela sfruttando un riflesso <<emotivo>> irrazionale, ed equivocando anche sul messaggio <<prima consulenza gratuita>> - in realtà un <<generico inquadramento del problema>>."
Ad ognuno lascio la sua libera valutazione di tali due aspetti attuali della professione forense (da correlare, poi, con le esigenze di riforma e con il testo che uscirà dal Senato).