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Avvocato, ora anche consigliere comunale di opposizione a Montepulciano, con la lista civica "Daniele Chiezzi per Montepulciano". Che ancora, nonostante tutto, ci crede. E lo esprime come può, con i propri limitatissimi mezzi, cercando di dare voce anche agli altri, ad iniziare da questo blog. Il motto: non esiste attività umana in grado di affermare giustizia assoluta...ma almeno cerchiamo di migliorarla il più possibile!

domenica 11 dicembre 2011

DIBATTITO SUGLI AVVOCATI

venerdì 14 gennaio 2011, 16.22.39 | danielechiezzi
Ho sollecitato più volte in privato l'Avv. Oreste Flamminii Minuto (un grande penalista, per anni il difensore del gruppo Espresso, di recente difensore di parte civile nel processo per l'uccisione di Marta Russo, tanto per esemplificare, grandissimo esperto di tutto quello che ...fa libertà mediatica, già Presidente della Camera Penale di Roma e, mi scuso per tutto quello che ci sarebbe da dire su di Lui ma non dico, che evito solo per questioni di brevità) affinchè iniziasse a...parlare di avvocati. Finalmente si è presentata l'occasione ed...ecco la sua "scoppiettante  risposta", che pubblico come autorizzato esattamente come pervenutami, senza commenti, attendendo invece i commenti dei lettori...

"Allora, caro Daniele, ecco l'occasione per discutere anche pubblicamente di "Avvocati" e " Avvocatura".
Tu fai riferimento su Fb all'attività delle Camere  Penali di Alessandria e di Verona. Poichè la nostra privatissima polemica riguarda quello che penso io dell'avvocatura, degli avvocati, della deontologia ecc. ecc. riguardo a quello che accade ai nostri giorni e poichè Tu mi inviti a rendere pubblico il mio pensiero,  io qui lo faccio e Tu puoi rendere pubblico ciò che penso. Sono convinto di non essere all'altezza di "pontificare" in nessun campo, ma poichè me lo chiedi mi diverto a risponderTi.
Allora :

a) "Toga Tosta" (la classifica così la Camera penale di Alessandria). Non mi piace. Le aggettivazioni o sono pertinenti o non servono a nulla. La Toga o è Toga o non è nulla. Se fossi stato il responsabile della denominazione del Premio avrei scelto la dizione "Toga dell'anno 2010" tout court. E' una semplice questione di stile che non comporta alcunchè di sgradevole, ma io la penso così. Ed è evidente anche che non solo posso sbagliarmi, ma sicuramente mi sbaglio.

b) Le "logiche mercantilistiche" dal momento che governano tutto il Paese sarebbe strano che non toccassero anche l'avvocartura. La mia modesta opinione è che le misere condizioni nella quali si è ridotta l'avvocatura dipendono dalla formazione culturale dell'avvocato (come quella del magistrato o, se vuoi, anche del notaio)  che deve avviarsi fin dall'università. Ci vuole una "laurea forense", di tre anni superiore alla attuale laurea, che potrei definire "amministrativa" (che legittimi la partecipazione ai concorsi statali o di enti pubblici), "laurea forense" che abbia negli ultimi due anni i "seminari di applicazione forense", così come -per chi fa medicina- gli ultimi due anni comprendono le "cliniche". Le "geremiadi" senza iniziative non servono. Tutti noi, singolarmente e come appartenenti ad associazioni di categoria, dovremmo sollecitare i nostri referenti politici a fare le riforme: quelle serie. Ma ci vogliono i quattrini ! O no ?

c) attenzione alle definizioni di "giustizia spettacolo". E' vero ! Esiste e come ! Ma, a parte il fatto che in un paese civile deve esserci maggiore libertà di espressione di quella che c'è nel nostro, confondere il processo mediatico con un dibattito su questioni di pubblico interesse è demenziale. Non mi piace fare riferimenti a singole trssmissioni, ma devo dire che  che all'epoca del processo Marta Russo mi riufiutai (difenore di Parte Civile) di andare in TV (non Ti dico quale Talk Show) malgrado ricevessi numerosi inviti (anche attraverso "compari di avventura", come li avrebbe chiamati il Maestro Montanelli). E devo altresì dirTi che se servisse a scardinare una cultura della giurisdizione che danneggerebbe il mio assistito, io in televisione ci andrei e  come ! Ricordati che Guido Calvi, riuscì a salvare Valpreda perchè mobilitò la stampa contro le prevaricazioni degli inquirenti. E dunque il problema non è l' "esposizione mediatica" degli avvocati, ma il concetto errato che si ha del "processo mediatico", dimenticando che la presunzione di non colpevolezza (e non quella "d'innocenza" che, come sai, non esiste) non riguarda l'Informazione, ma solo ed esclusivamente la Giustizia.

d) Non credo assolutamente che oggi il processo "rischi di non essere più percepito come il momento essenziale e ideale per l'esercizio della giurisdizione, ma solo come un mero corollario di dibattiti mediatici". Se in un processo avessi questa sensazione convocherei mille conferenze stampa per denunciare la stortura e farei altrettanti esposti al CSM e al Capo dello Stato. Mi metterei in Tribunale con un cartello al collo denunciando la stortura punto per punto. Un avvocato senza palle è meglio che faccia il ragioniere di una ditta di cessi !

e) Sono, conseguentemente, d'accordo sui valori fondamentali della nostra professione: impegno, coraggio, serietà etica, lealtà (verso tutti non solo al cliente e alle Istituzioni, ma anche e principalmente verso l'avversario) eccetera.

Per quanto concerne la Camera Penale di Verona, ti dico una cosa che ti lascerà basito: non mi piacciono i comunicati burocratici del tipo Rilevato, Sottolineato, Ribadito . Non mi piacciono e basta. Siamo Avvocati e dobbiamo essere in grado di scrivere comunicati che abbiano una efficacia più forte della impostazione burocratica. L'italiano corretto è un'arma di difesa o di offesa terrificante !!!
Per intenderci: quando leggo istanze che terrminano  "Con il dovuto ossequio" o peggio ancora, "con osservanza" mi chiedo quale dignità possa rivendicare un avvocato che concluda le sue istanze in questa maniera.
E francamente, se fossi stato il Presidente della Camera Penale avrei fatto un comunicato molto semplice:
"Cari Colleghi: la Toga è la vostra prima pelle. Indossatela con rispetto e con dignità ! Se non volete farlo, cambiate mestiere !" "

Avvocati e futuro: due giorni di fuoco!

mercoledì 12 gennaio 2011, 10.24.38 | danielechiezzi
Mentre alla Camera tutto è fermo relativamente al testo trasmesso dal Senato (ora ddl C 3900) sulla riforma dell'Ordinamento Forense, siamo in prossimità di due appuntamenti di assoluto rilievo e che potrebbero in qualche modo segnare profondamente il futuro della nostra professione.
Venerdì 14 p.v. (salvi spostamenti dell'ultima ora) dovrebbe tenersi la discussione, dinanzi al TAR del Lazio, del ricorso contro il regolamento sulla specializzazione forense varato dal CNF.
Ricordo che il ricorso è stato presentato da un gruppo di avvocati romani che contestano in primo luogo il potere regolamentare del CNF su tale materia.
Sabato 15 p.v. riunione presso il CNF con gli Ordini circondariali, per discutere sul medesimo regolamento anche alla luce dei deliberati del Congresso Forense di Genova.
Ribadisco il mio pensiero al riguardo: la specializzazione è necessaria!
Si può discutere all'infinito sulle modalità per attuarla, ma è fondamentale iniziare ad affermarne l'imprescindibile principio.
Se da queste due giornate la specializzazione uscirà riaffermata potremo dire di aver fatto un passo in avanti, ma se al contrario dovremo registrare una battuta di arresto rischieremo di dare un impulso negativo anche al ddl di prossimo esame alla Camera, con il rischio di perdere definitivamente una grande occasione di riforma e segnare il passo per un lasso temporale lunghissimo.

In danno, in primo luogo, del sistema giustizia in generale e di tutti coloro che vi si imbatteranno in particolare!

L'altro lato della medaglia (il coraggio di dire sì)!

venerdì 7 gennaio 2011, 17.08.58 | danielechiezzi
Nel post precedente ho parlato del coraggio di dire no da parte di un avvocato (quale elemento essenziale della libertà professionale).
Ma come in ogni ambito della vita vi è il lato opposto della medesima libertà: il coraggio di dire sì!

Tolti tutti i casi di (almeno potenziale) conflitto di interessi (ed il più banale è quello di dover assumere la difesa di una posizione almeno in parte confliggente con altro assistito dal medesimo studio), vi sono molteplici situazioni nelle quali l'avvocato (non necessariamente il penalista, ma anche lui) si trovi di fronte a scelte difficili.
Nell'ambito penale la cosa a volte assume, per l'opinione pubblica, l'aspetto del clamoroso e non è raro che, pur parlando d'altro, qualsiasi avvocato con qualche anno di professione alle spalle si sia sentito chiedere: "Ma quello lì come fa a difenderlo!", oppure, più genericamente: "Come fa a difendere i criminali?".
Se la dovessi buttare sul piano culturale o filosofico il ragionamento si farebbe particolarmente lungo; basti dunque richiamare i principi costituzionali della presunzione di non colpevolezza e di giustezza della pena per passare oltre.
Ma il vero problema - non dico quotidiano, ma per molti abbastanza frequente - è quello di poter liberamente assumere una difesa nella totale assenza di condizionamenti; dunque nella piena capacità di poter valutare il caso ed indicare le mosse all'assistito secondo solo e soltanto le proprie capacità valutative ed operative, senza limitazione alcuna.
E direi anche senza l'assillo della questione economica, perchè nessuno può essere buon difensore se ad ogni passo debba stare attento al relativo suffragio economico.
Anche questo ci riporta indietro ai tanti discorsi fatti in questi anni sulle condizioni economiche del difensore: può un avvocato essere buon difensore se condizionato in ogni sua mossa dall'esigenza di fare cassa?
La risposta può essere soltanto no!
Basti un esempio: patteggiamento in luogo di giudizio ordinario quando non sia inevitabile una condanna per il proprio assistito.
Patteggiare significa "pochi, maledetti e subito" sia in termini di condanna per l'assistito, sia in termini pecuniari per il difensore: poco sforzo, rapida conclusione, nessun rischio dinanzi al cliente (basta farlo convinto che per lui la miglior soluzione è il patteggiamento), certezza di riuscire ad incassare la parcella, spesso presentata (e riscossa) prima della definizione del giudizio.
Ma ragionando in astratto nella maggior parte dei casi non si tratterebbe della miglior scelta difensiva!

I condizionamenti, poi, possono essere i più vari: assumere una difesa contro l'opinione pubblica, contro un grosso soggetto politico od un potere economico, contro il difeso del nostro più caro Collega od in favore di un imputato che dovrà essere accusato o giudicato da un magistrato con il quale abbiamo studiato insieme all'università. Tanto per esemplificare le prime cose passatemi per la testa...
Ebbene in tutte le ipotesi nelle quali sia solo comparsa nella nostra mente un'ipotesi di "anomalia" alla libertà operativa dovremmo prima chiederci se permanga l'assoluta libertà di agire nell'esclusivo interesse dell'assistito, assumendo il coraggio di un sì al mandato difensivo, perchè se solo e soltanto vi fosse un'ombra alla nostra capacità difensiva il caso imporrebbe un diniego alla proposta di incarico!
Dunque non di rado dire di sì impone una scelta coraggiosa: la forza di poter assumere un incarico nella totale autonomia e libertà di agire, nell'ottica della miglior assistenza possibile al nostro patrocinato, pur dovendo attraversare con un piccolo natante le tempestose acque di una lunga vicenda processuale.
E non è esattamente quello che sempre accade tutti i giorni per ciascuno di noi!

Professione forense: il coraggio di dire no

domenica 2 gennaio 2011, 16.37.23 | danielechiezzi
Negli anni - ormai non pochi  - di professione ha assunto vigore, in me, l'esigenza di rafforzare in tutti i colleghi il coraggio di dire no ai propri clienti.
Parto da un esempio: condanna in grado di appello (di conferma) a pena detentiva, con rischio di effettività della medesima, in executivis, a carico dell'imputato, all'esito di un secondo grado di merito caratterizzato da motivi di impugnazione assai modesti in diritto e totalmente infondati in fatto.

Di recente mi sono capitati alcuni casi, inviatimi da colleghi non cassazionisti, che avevano assistito l'imputato nei precedenti gradi di giudizio.
Nessuna possibilità di redigere un ricorso per cassazione non inammissibile, visto che oggi il ricorso può essere inviato (sulla base di un primo esame sommario) alla settima sezione della suprema Corte anche "soltanto" per manifesta infondatezza!
"Avvocato non posso andare in carcere", questo è il solito ritornello del condannato con doppia conforme, recidivo reiterato dichiarato in sentenza! Con la conseguente domanda: "avvocato mi fa il ricorso?"
Ma cosa posso fare io, di fronte alla assoluta impossibilità di redigere un ricorso di legittimità in grado - quanto meno - di superare le "forche caudine" senza il "disonore" della settima sezione e della successiva dichiarazione di inammissibilità?
In estrema sintesi: qualcosa che almeno valga la pena per non considerare "rubati" i soldi chiesti al cliente per un simile ricorso?
Piccola cosa da far notare ai "meno esperti": la dichiarazione di inammissibilità preclude anche la liquidazione in favore del difensore ammesso al patrocinio a spese dello Stato (oltre ad aggiungere una condanna ad una sanzione pecuniaria in favore della Cassa per le Ammende)... dunque non fateci affidamento per...le vostre esigenze!
La risposta mia, adeguatamente motivata, è semplicemente "no"!
E' necessario spiegare l'assoluta inutilità del ricorso, perchè in pochi mesi ne seguirebbe declaratoria di inammissibilità e, dunque, rinvierebbe il problema dell'esecuzione pena soltanto per un periodo di tempo irrilevante, ma non lo eliminerebbe affatto.
Va detto, poi, al riguardo, che un ricorso per cassazione si inizia a predisporre con le eccezioni in primo grado (meglio ancora se formulate con memorie difensive e, dunque, per scritto), con un'accorta conduzione dell'istruttoria per cercare di far emergere quanti più dubbi possibili e, successivamente, con i motivi di appello, perchè è centrale il limite devolutivo delle impugnazioni!
E' l'ora di farla finita con il presentare atti di appello sciattamente buttati giù, ai limiti dell'inammissibilità, quasi fosse una semplice istanza di riesame nel merito. Tanto poi, per togliersi le proprie castagne dal fuoco, si manda il cliente dal cassazionista più esperto...
Ecco: l'avvocato che (per i più svariati motivi) non sia in grado di poter dire di no ad un cliente è un avvocato non libero e - come tale - non in grado di poter svolgere al meglio la propria importante funzione, che è e rimane la difesa nel processo!

giovedì 8 dicembre 2011

BUON 2011

venerdì 31 dicembre 2010, 14.13.44 | danielechiezzi
Sarà comunque un anno importante per tutti, il 2010 è stato particolarmente difficile (e per me sotto molti profili, anche personali).

Vorrei vedere in primo luogo avvocati migliori e da domani inizierò ad inserire dei post in grado di indurre ulteriori riflessioni sul modo di fare l'avvocato ed in particolare nel settore penale.

Ma oggi è solo e soltanto il giorno degli auguri: BUON 2011 A TUTTI e che ognuno possa raggiungere i più positivi traguardi prefissati, nel pieno rispetto di regole, rispetto altrui e legalità!